Arte a palazzo Piamarta
Draghi, scene di caccia, ornamenti floreali. Una imponente matrona adagiata su un paesaggio di campagna di grande pace. Le tempere utilizzate in pieno ‘700 per impreziosire le stanze a palazzo sono tornate alla luce grazie al paziente lavoro delle equipes di restauro della ditta Vinante di Trento. Sondaggi stratigrafici, campionature e analisi su resti di decorazione rinvenuti anche sulle pareti confermano che però c'è ancora molto da scoprire. Gli affreschi potrebbero essere molti di più. Non è azzardato immaginare che "prof" e "studenti" vedranno a lungo all'opera gli esperti di restauro che hanno già riportato all'antico splendore molti dei tesori commissionati a suo tempodalla famiglia Piomarta.
Una storia gloriosa, un doloroso incendio, lunghi anni di attesa infine l'altrettanto lungo restauro. Palazzo Piamarta ha riaperto. Ci sono voluti molti anni perchè la comunità ne ritornasse in possesso. L'inaugurazione nel maggio 2008 è stata una sorta di festa.
Il Palazzo viene chiamato "dell'Istruzione" perché, per la cittadinanza roveretana, è sede scolastica per antonomasia. Risalente al 1772 e sede del liceo "Rosmini" fino agli anni Novanta, dopo il lungo restauro ritrova la sua vocazione formativa. L'edificio, infatti, ora è diventato sede della Facoltà di Scienze cognitive, della SSIS (la Scuola di Specializzazione all'Insegnamento Secondario) e del corso di laurea in Educatore Professionale Sanitario.
L'opera di restauro e di recupero funzionale dell'edificio, prevista dall'accordo di programma con la Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Comune di Rovereto e con la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, è durata tre anni e mezzo.
Il sogno, si è realizzato. Il Palazzo dell'Istruzione è stato restituito al suo antico splendore. Tolte le ultime impalcature (che lo hanno aìingabbiato per circa 20 anni). Alla via settecentesca sulla quale si affaccia palazzo Piamarta è stato restituito il bel portale in pietra e una facciata candida ripulita delle scritte vandaliche. Dopo molti anni di attesa e dopo molti mesi di cantiere (i lavori iniziarono nel luglio 2004) ha aperto come nuova sede dell'Università nell'ottobre 2008.
Il direttore dei lavori ingegner Stefano Bernini ha fatto rispettare alle sue squadre il termine di fine lavori. Se ritardo c'è stato è solo di poco a causa del ritrovamento di alcuni affreschi di pregevole fattura e stile settecentesco. I fregi di gusto neo-classico dell'aula magna, una tempo salone delle feste dell' antica famiglia patrizia, hanno ritrovato l'antico splendore grazie al minuzioso lavoro delle restauratrici della ditta Vinante di Trento.
Cospicuo il patrimonio immobiliare interessato dai lavori di questi anni: 43.130 metri cubi
di volume e 8860 mq. di superficie lorda che permetteranno di accogliere un migliaio di studenti, e una cinquantina di docenti (tra cattedre e visiting). Cospicui i finanziamenti: risanare il palazzo è costato 18 milioni di euro, 12 e mezzo dei quali per le opere appaltate. Ora si stanno ultimando le procedure per arredi, rifiniture interne e dotazioni didattiche: lavagne luminose, cablaggi, computers per 2 aule informatiche (almeno 50 postazioni a disposizione degli studenti). Il palazzo è più bello
di prima: uno splendido loggiato che dà sul retro del palazzo è l'aula dei docenti.
Gli affreschi restaurati al piano nobile sono del primo ‘800 e stile francese: su un soffitto un ignoto pennello ha simulato un velario che produce un delizioso "effetto pizzo". Fiori, uccelli e coppe ne completano le bordature. I restauri verranno completati nel tempo: su alcune pareti, ricoperte da intonacature posticce, sono state infatti rinvenute tracce di affreschi che richiederanno ulteriori sondaggi e campionature, prima di riportali alla luce. Al piano terra gli affreschi sono di gusto settecentesco. Sono stati restaurati e recuperati all'uso anche due cortili interni. Un soffitto di vetro li ha trasformati in una stupenda aula lettura e studio da almeno 70 posti. Gli 814 studenti che già frequentano l'università non avranno di che lamentarsi.
Quando si progettarono le opere di restauro si prese in considerazione l'ipotesi più rosea: arrivare un giorno ad averne almeno "mille". (questa pagina è on line da: ottobre 2007)