Matteo Fedrizzi, racconta Madrid
di Luca Chistè
(Trento, maggio 2011) - Ha partecipato alla 2^ rassegna 2011 organizzata da Phf Photoforma, dal titolo: "Le città degli uomini: quattro prospettive a confronto per il racconto espressivo del paesaggio urbano". Le sue sembrano astronavi uscite dal limbo dei nostri sogni.
Le immagini di Matteo Fedrizzi realizzate per "Madrid.Wiederaufbau.3" sono squarci di luce che emergono, come allucinazioni della visione o luoghi del surreale, dal profondo buio delle notti di Madrid. Immagini che sembrano costruite per interpretare un aforisma di Kahlil Gibran: "Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte".
Matteo Fedrizzi, imprevedibile giocoliere della luce, "smonta" e "rimonta" le luci della notte per farne tasselli luminosi che offre, con genuina onestà intellettuale, allo sguardo dei fruitori.
L'autore sembra volerci indicare una strada ben precisa: ruotate, per qualche istante, il magico caleidoscopio della visione convenzionale e scoprite quante cose, inaspettate, possono disvelarsi ai nostri occhi.
La sua azione fotografica è condotta su direttrici di analisi riferibili all'antropologia urbana e alle possibilità, inedite e creative, derivanti da una nuova e moderna interpretazione degli spazi urbani in chiave fotografica.
Per comprendere questo lavoro è necessario rifarsi alla formazione di Matteo Fedrizzi e al suo background professionale. L'autore possiede una fortissima sensibilità grafica poiché di questo (ma non solo di questo...), egli si occupa per mestiere.
Le fotografie di questa serie, e di tutte quelle realizzate nelle sue attività di ricerca, sono caratterizzate da un'assoluta eleganza formale e figlie di un preciso studio compositivo. Un'interpretazione della propria "photo poétique" resa possibile sia dal tessuto formativo in cui Matteo ha sviluppato la propria preparazione, sia dalla dimensione professionale in cui egli opera.
L'idea di proporre questo autore mi è venuta da due diverse consapevolezze: la prima riguarda l'idea che il paesaggio urbano possa prestarsi a personali ricerche capaci di trascendere le "noiose" e prevedibili interpretazioni a cui da molto tempo la fotografia (nostrana o meno) ci ha abituato (interpretazioni che, anche se accademiche, letterarie, storiche.. Sempre e comunque noiose rimangono...).
La seconda è connaturata a questa specifica ricerca. La notte. L'idea di "scavare", quasi famelicamente, nel buio. Per interpretare, al limite "dell'impossibile fotografico", ciò che la materia luminosa, emergente dagli spazi reconditi del paesaggio urbano, è in grado di suggerire e di suggestionare.