Manovre economiche provinciali: il fondo Olivi ha funzionato
(28 settembre 2011) - Fin dall'inizio, il "Fondo Olivi" era stato presentato come un intervento straordinario ed emergenziale. A due anni dal varo quali sono stati i risultati? Ottimi, a quanto pare: si registra un recupero della situazione economica e il fatturato delle imprese trentine si sta avvicinando ai livelli precedenti la recessione. "Tuttavia - avverte Olivi - non c'è da stare tranquilli".
Nessun trionfalismo alla presentazione stamane dei dati economici che tuttavia restituiscono il quadro di un realistico successo. In tempi di crisi nella provincia di Trento sono stati salvati oltre 11mila posti di lavoro in 103 medie e grandi imprese. In questi due anni di lotta e resistenza per molte imprese, se non ci fosse stato il Fondo Olivi, oggi si sarebbe a far la conta di posti perduti e aziende chiuse.
Nessun trionfalismo però alla conferenza stampa che oggi ha permesso di tracciare un primo bilancio del "Fondo Olivi". Il provvedimento del titolare dell'assessorato più "pesante" della Pat indica una indiscutibile ricaduta positiva.
Con realismo Olivi ha fonrito i numeri della manovra anticrisi avviata dalla Provincia autonoma di Trento nell'autunno 2008, che incoraggiava le imprese a salvaguardare i loro posti di lavoro. Il provvedimento era costato alle casse della Provincia 18,8 milioni di euro ma si è trattato di un intervento efficace, benchè questi siano i primi dati provvisori.
Ed ecco i dati resi noti oggi: il numero complessivo dei lavoratori mantenuti nelle 103 medie e grandi imprese coinvolte (76 nel 2009 e 27 nel 2010 dopo la riapertura dei termini decisa dalla Giunta provinciale) è stato di 11.188 unità, 725 in più rispetto agli impegni presi e pari al 98,5 % del totale di 11.354 lavoratori in forza alla data dell'accordo sindacale.
"Un intervento molto efficace non solo per i risultati raggiunti ma anche perché ha favorito il consolidamento di un patto virtuoso fra il mondo dell'impresa e quello del lavoro" ha detto Olivi. "Di fronte all'emergenza di una crisi così profonda abbiamo infatti risposto, a fianco di tante altre misure adottate, con un aiuto grazie al quale le imprese hanno potuto tutelare e valorizzare le persone che vi lavorano, e il messaggio è stato colto".
Il cosiddetto "Fondo Olivi" - nome che sintetizza il lungo titolo normativo di "Contributi straordinari per agevolare i costi derivanti da progetti di riorganizzazione aziendale di medie e grandi imprese finalizzati, previo accordo sindacale, al radicamento delle unità locali e alla salvaguardia dell'occupazione" - ha rappresentato una novità assoluta, anche nel panorama delle politiche nazionali ed europee. L'aiuto - da 1.000 euro a dipendente stabilizzato per almeno 1 anno, al massimo di 2.000 euro per 2 anni nel corso del triennio successivo - è consistito nel contribuire ai maggiori costi che le imprese avrebbero affrontato per realizzare progetti di riorganizzazione delle loro aziende allo scopo di mantenere i livelli occupazionali esistenti.
"Nel momento più duro della crisi - ha affermato Olivi - era necessario "tenersi strette" in tutti i modi le imprese sul territorio e cercare di evitare prevedibili licenziamenti. Sostenere poi quelle di maggiore dimensione, le più colpite inizialmente dal crollo della domanda, contribuiva anche a salvaguardare l'indotto e a contenere, per quanto possibile, le dure conseguenze della crisi mondiale".
Nel "bilancio sociale" del Fondo Olivi è però riscontrabile, a parere dell'assessore, un altro positivo risultato sul piano delle relazioni industriali: "Si è creato un confronto molto costruttivo e una vera e propria corresponsabilità nell'assunzione delle decisioni; aver gestito l'intervento mediante la progettazione congiunta e puntuali accordi tra le parti imprenditoriali e sindacali ha contribuito in modo significativo a mantenere viva, anche in tempi durissimi, la coesione sociale, che per noi rappresenta un valore fondamentale, ed ha prodotto un ulteriore salto di qualità nei rapporti tra imprese e lavoratori e tra le istituzioni dell'autonomia e la società trentina".
"La stabilità della ripresa dev'essere comunque verificata nel prossimo futuro, vi sono settori come le costruzioni e il comparto estrattivo che sono ancora in forte difficoltà, le liste di mobilità sono ancora lunghe, pesa la cassa integrazione, i disoccupati sono aumentati, anche se vi è su questo un'inversione di tendenza, e vi sono serie difficoltà per l'inserimento lavorativo dei giovani. Da ultimo, la situazione di forte tensione della finanza pubblica nazionale, che potrebbe ripercuotersi anche sugli alti livelli di affidabilità della finanza provinciale" ha concluso l'assessore.
(ha collaborato Guglielmo Vasto)