Alla Facoltà di Sociologia si è discusso di mondo carcerario con Ornella Favero

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Foto di: Margherita Vitagliano

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Ornella Favero a Trento

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Foto di: Margherita Vitagliano

 

Ornella Favero tra carcere e sicurezza

di Angela Paganini

(Trento, 14 maggio 2009) - Un'intensa lezione tenuta alla Facoltà di Sociologia di Trento su due storie di detenzione. Ornella Favero fa testimonianza, e con professionalità produce educazione. Il suo impegno nel mondo carcerario è noto: volontaria e direttore del giornale "Ristretti Orizzonti" di Padova, rappresenta una delle esperienze italiane più significative in questo campo. Con lei parliamo soprattutto di sicurezza, tema caldo e attuale che tocca da vicino gli operatori del settore. 

Come si è avvicinata alla realtà carceraria? 
Mi sono avvicinata al carcere in forma di volontariato anche se ho portato la mia esperienza di giornalista occupandomi dell'informazione, Diciamo che il mio obiettivo è insegnare le regole, in questo caso quelle divulgative, a chi non è abituato a seguirle. Educo anche a rispettare la qualità del lavoro. 

Secondo lei quali sono i problemi più ingenti per i detenuti?
 
Secondo la mia esperienza non esistono detenuti, ma i detenuti in un determinato carcere; il primo problema è arrivare in un penitenziario che ti permetta un contatto con il mondo esterno e di fare qualcosa di utile. 

In "Giustizia impacchettata" pubblicato dalla sua rivista lei afferma che l'Italia ora prende a modello  le pene esagerate di Paesi che prima contestava. Come si spiega questa regressione?
 
La politica ultimamente ha capito che parlando di sicurezza si vincono le elezioni e quindi si può calpestare qualunque principio. Il paradosso è che per fini politici si è disposti ad elogiare sistemi che prima si contestavano. 

Quanto conta la manipolazione mediatica sul pensiero della società? 
Molto. Questa questione non va minimizzata. Il problema reale non sono i telegiornali, ma i dati che escono da trasmissioni non informative. Ormai si usano le vittime per scopi mediatici. La società è diventata solo pubblico ed elettorato. 
 
Cosa si può fare per sensibilizzare la popolazione alla realtà carceraria ? 
Noi organizziamo dei progetti nelle scuole dove portiamo i ragazzi a contatto con il carcere e i detenuti a scuola, oltre ad avere un piccolo spazio su un giornale importante, il " Mattino di Padova", in cui diamo una nuova immagine della sicurezza. Dovrebbero farlo anche altri.   

Ha fatto molti interventi di prevenzione nelle scuole. Come si può inviare lo stesso messaggio alle famiglie? 
Grazie a questi percorsi i bambini si trovano ad essere i protagonisti in famiglia, perché diventano i narratori di questa esperienza; raccontando e discutendo con i loro genitori li educano e coinvolgono. 
 
La sicurezza. Per lei cosa rappresenta? 
Una volta la parola sicurezza era sempre collegata all'aggettivo sociale. Oggi la situazione è più complessa, ma non si crea più sicurezza chiudendo la gente in carcere; si deve offrire una possibilità di reinserimento per prevenire ricadute. Tutti possono commettere un reato prima o poi¸ i carcerati non vengono da Marte, molti hanno delle famiglie rispettabili.  

La situazione nelle carceri.... 
E' gravissima: tre detenuti devono gestirsi in otto metri di spazio. Rispetto ai clandestini il pacchetto sicurezza offre la possibilità di pagare un' ammenda, ma chi può pagare cinque o diecimila euro?  

Cosa le ha insegnato il carcere? 
L' esperienza in carcere è appassionante e grazie ad essa arrivi a capire cosa è il male; ti alleni a conoscere la complessità e a ragionare. Io non ho più visto un mostro in carcere, ma non per buonismo, solo per fiducia.  

Gestite un sito completo che conta più di 7000 iscritti: ristretti.it
Cosa offre?
 
Il nostro è un sito gestito da un ex detenuto che ora è agli arresti domiciliari; alla base di esso c'è che tutto ciò che riusciamo a produrre lo mettiamo a disposizione; uniamo generosità e professionalità, perché anche chi non l'aveva, l'ha appresa durante il percorso.
(maggio 2009) 




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