Punta Dogana Vecchia, storia di un restauro
a cura di Antonella Ventura
Un restauro complesso basti pensare che l'80% del perimetro di Punta della Dogana confina con le acque della laguna. Così non è stato possibile contare su una sufficiente area di cantiere adiacente all'edificio, e l'intera logistica del cantiere è stata eseguita via acqua. Un porto provvisorio, inn sostanza con aree di cantiere su palafitte e l'utilizzo di chiatte e pontoni che hanno permesso la movimentazione di oltre 10.000 tonnellate di materiali vari, con oltre 2.000 viaggi dalla terraferma.
Una mega operazione che ha mobilitato una media di 120 operai per un totale di 300.000 ore lavorate. Anche la mensa appositamente costruita su palafitte è stata messa a disposizione di tutte le maestranze su acqua. L'architetto ha voluto massima sicurezza e qualità e così controlli sanitari, check-up gratuiti e colloqui informativi individuali hanno caratterizzato l'atmosfera di un cantiere votato alla qualità e alla sicurezza e che si è concluso con l'eccezionale risultato di un solo lieve incidente sul lavoro dovuto a uno scivolamento
Costo dei lavori: 20 milioni di euro, ma oggi l'edificio di Punta della Dogana, con una superficie di circa 5.000 mq, è un must per Venezia. Con la sua forma triangolare pone una facciata sul Canal Grande e l'altra sul Canale della Giudecca, entrambe di una lunghezza pari a 105 metri, mentre la base del triangolo misura 75 metri. Lungo queste facciate,
Punta della Dogana si apre all'esterno attraverso venti porte monumentali. La struttura interna, invece, è divisa in nove navate disposte trasversalmente, che presentano ciascuna una larghezza media di dieci metri e un'altezza sotto trave di sette metri. All'esterno, le terrazze del belvedere si trovano a 9 metri d'altezza, mentre la torre sormontata dalla statua della Fortuna, alla punta di Dorsoduro, raggiunge i 28 metri. La realizzazione del progetto di restauro concepito dall'architetto Tadao Ando ha compreso diverse tipologie di intervento: dalla protezione contro l'acqua al consolidamento strutturale, fino alla concezione dei padiglioni. Ed ecco in detaglio come è stato illustrato alla stampa l'intervento.
La protezione contro l'acqua
La base di Punta della Dogana è situata a 1,50 m sopra il livello del mare, altezza che risulta piuttosto elevata a Venezia e costituisce dunque una protezione naturale contro le maree (piazza San Marco è situata ad un'altezza di 90 cm sopra il livello del mare). Allo scopo di perfezionare l'impermeabilizzazione totale dell'edificio, è stato realizzato uno scafo di protezione, una vasca di contenimento delle acque, con una superficie di 2.500 mq. Completata da paratie di tenuta su tutto il perimetro e da protezioni mobili per le porte, tale vasca di contenimento permette una protezione contro le maree fino a 2,10 m. Per la realizzazione dello scafo protettivo, preceduta da scavi archeologici approfonditi, sono state utilizzate le più innovative tecnologie.
Il consolidamento strutturale e restauro delle opere in muratura
Il consolidamento strutturale dell'edificio ha richiesto la realizzazione di micropali laddove le fondazioni originarie dell'edificio erano insufficienti (in particolare all'estremità della punta) e le cuciture dei muri cantonali in mattoni. Per quanto riguarda i muri, la scelta architettonica è stata quella di lasciare a vista la muratura apparente, opportunamente restaurata mediante l'eliminazione dei fattori di degrado e la sostituzione localizzata degli elementi maggiormente ammalorati con la tecnica dello scuci-cuci. Tale tecnica consiste nel sostituire uno ad uno i mattoni danneggiati con mattoni sani, giunti con malte della stessa tipologia dell'originale. Oltre 5000 mq di muri sono stati restaurati con mattoni di recupero selezionati tra quelli che offrivano le migliori garanzie ai fini conservativi e le caratteristiche morfologiche e cromatiche più affini agli originali. Il paramento lapideo all'esterno del complesso è stato restaurato secondo tecniche tradizionali e consolidato strutturalmente, dove necessario, con l'inserimento di barre in acciaio inox, tiranti metallici e iniezioni di malte di calce, al fine di cucire le fratture e recuperare i dissesti degli elementi architettonici e strutturali, nonché eliminare i vuoti tra il paramento e il supporto. L'intonaco esterno a livello degli archi dei portali è stato totalmente recuperato e restaurato con un intervento adeguato. Il pesante attacco biologico presente è stato inattivato con ripetuti trattamenti biocidi che hanno contribuito efficacemente al recupero delle superfici. La facciata è stata restaurata con la ricostituzione dell'intonaco lasciando dei mattoni a vista, opportunamente restaurati
Cunicoli tecnologici e impianti elettrici
La conservazione delle opere d'arte necessita di un controllo delle condizioni climatiche (temperatura ed umidità) e dunque l'installazione di impianti di climatizzazione altamente efficienti. Vengono ad aggiungersi le reti elettriche (correnti forti e deboli) per illuminare le opere esposte ed assicurare la sicurezza del centro d'arte. La ovrintendenza ietava di eseguire dei tagli nei muri per far passare le varie canaline di distribuzione. Impianti meccanici ed elettici sono dunque stati fatti passare in cunicoli tecnologici otterranei, realizzati contemporaneamente alla vasca di protezione delle acque. La risalita di tali cunicoli verso i piani superiori dell'edificio è assicurata da elementi in cemento architettonico concepiti dall'architetto Tadao Ando.
Elementi in calcestruzzo architettonico
Gli elementi realizzati in calcestruzzo architettonico comprendono le anime tecniche ed il «cubo» situato al centro del museo. La messa in opera di tale materiale, il «marmo dell'architettura contemporanea» secondo l'espressione dell'architetto Tadao Ando, è stata particolarmente curata al fine di ottenere una superficie con una materia e un colore di estrema omogeneità. Per questo, la costituzione del calcestruzzo, le armature, le condizioni di messa in opera sono state oggetto di grande attenzione e hanno dunque necessitato di una mano d'opera altamente specializzata.
I pavimenti
Per creare contrasto con il calcestruzzo architettonico ed offrire una testimonianza del passato, Tadao Ando ha scelto di utilizzare la pavimentazione tradizionale veneziana («masegni») al centro del cubo. Altrove, i pavimenti sono realizzati in cemento (piano terra) ed in linoleum (primo piano). Il riscaldamento a pavimento è costituito da oltre 28 chilometri di serpentine per fare circolare l'acqua calda.
Gli infissi esterniInsieme agli elementi in calcestruzzo architettonico, gli infissi costituiscono l'altro segno di modernità architettonica introdotto dall'architetto Tadao Ando che ha concepito degli infissi metallici per le 20 porte monumentali con riferimento al know-how tradizionale in materia di lavorazione dei metalli e in memoria di uno dei suoi predecessori, Carlo Scarpa. Nuovi infissi che hanno sostituito quelli presenti, comunque non originali, ed in avanzato stato di degrado.
La copertura
La copertura originale dell'edificio è stata interamente restaurata. Le 130 capriate che costituiscono lo scheletro originario della struttura sono state quasi interamente recuperate. Il trattamento di recupero e consolidamento della superficie lignea ammonta a quasi 9.000 mq di legno (compresa le strutture dei solai). La realizzazione dei lucernari consentirà di utilizzare l'illuminazione naturale nelle sale del museo. Per la copertura, sono state posate 90 000 tegole di cui circa il 50 % erano originali, a cui si aggiunge il recupero di 50.000 tavelle (mattone in cotto sottile) su 80.000.
Il gruppo scultoreo
È stato restaurato il gruppo scultoreo composto da due atlanti che sostengono un globo sormontato da un'allegoria della Fortuna. La struttura metallica interna è stata totalmente rifatta secondo le tecniche di lavorazione del ferro battuto tradizionale. La «pelle» in rame dei personaggi è stata consolidata e la doratura del globo restaurata.
(Venezia 3 giugno 2009 - AV)
>>> Le foto di questa pagina sono di: C.Perer