ESCLUSIVO - Madre, Donna, Imprenditrice della moda e grande personalità

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Marina Salomon è madre di 5 figli e con Altana Spa guida 9 aziende

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Un intenso primo piano di Marina Salomon

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"Vedo molto male la prospettiva italiana: qui
si lavora per raccomandazione
e questa è una logica distruttiva". (Marina Salomon)

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Con Gianni Riotta ad un convegno di Confindustria

Marina Salomon,il fare delle donne

di Corona Perer

Figli cinque (quattro biologici e una in affido), aziende nove. Marina Salomon è invece unica. Colpisce immediatamente per la franchezza. Ha poco tempo e un'agenda fittissima, è abituata a dare attenzione a tutto, ma per necessità deve selezionare e difendersi dalle molte richieste. Il tempo quindi va dato e donato, ma anche usato bene e se necessario centellinato. Ma se la conversazione sveglia la sua vivacità intellettuale è disposta a fermarsi e con lei si parlerebbe per ore perchè il suo rapportarsi è diretto, orientato allo scambio e alla scoperta.
Non è solo un'imprenditrice: è stata uno dei primi esempi di libertà femminile, di personalità auto-determinata e oggi è anche una non-comune testimonianza di madre generosa e prolifica che ha saputo far convivere lavoro e sentimenti senza rinunciare nè a loro, nè all'impegno civile e al volontariato.
La sua azienda, Altana, è oggi una spa e nasce nel 1992 da un sogno: Marina Salamon voleva specializzarsi nei vestiti per bambini. "Siamo nati piccoli, ma siamo diventati l'azienda più importante in Italia, e la seconda in Europa, nel segmento più alto dell'abbigliamento baby e junior" commenta oggi orgogliosa.
Marchi di moda tra i più noti e trendy (tra i quali Gucci), leader nel settore delle licenze: Altana è anche un'azienda fortemente femminile. E forse non è un caso se uno dei marchi è "Amore". Marina è presidente e Barbara Donadon suo alter-ego è amministratore delegato. Alle donne Marina non fa la guerra (come altre donne che poi si lamentano).
Con i figli ha fatto scelte coraggiose e persino contro-corrente facendoli studiare in college di rigorosa matrice cattolica. E nella sua famiglia allargata nella campagna veronese non è difficile immaginare quel disordine creativo e... pensante da fuoriclasse. L'abbiamo intervistata.

Come madre, anzitutto, cosa la preoccupa oggi, in questo scenario italiano e internazionale così difficile ?
Mi preoccupa che i nostri figli stanno vivendo in una società che non riesce più a trasmettere speranza e questo conduce solo dentro istinti animali. Mi preoccupa che questi ragazzi viziati, protetti, vestiti bene e col cellulare non sperimentino. Ma questa società non lascia libertà di sperimentare. Tuttavia confido nella loro forza. Il mio primogenito studia negli Stati Uniti, ma si mantiene lavorando alle poste del College: fa pacchi. Uno potrebbe dirmi: ok, ma lui è privilegiato. Bene io penso che il vero privilegio sia lavorare e studiare. L'ho fatto anche io a suo tempo, fu un bene per me e ora lo sarà anche per lui.

Ma non sarà anche colpa nostra? Siamo noi infatti che li consegniamo ad una società ingiusta che noi non siamo riusciti a cambiare...
Si certamente è anche colpa nostra: li abbiamo fatti crescere portandoli magari in vacanza alle Maldive come esperienza. Ma le vere esperienze si fanno lavorando, lavorare fa bene. Purtroppo in una società come quella italiana dove le aziende si trasmettono per dinastia il sistema resterà sempre chiuso. Vedo molto male la prospettiva italiana: qui si lavora per raccomandazione e questa è una logica distruttiva.

Lei come imprenditrice da dove ricomincerebbe a ricostruire questo paese?
Dalla persona. Mi spiego: nella pubblica amministrazione si vedono spesso pessimi esempi e non ho molta fiducia delle competenze gestionali del ceto politico italiano a livello centrale. Ma se si guarda alla provincia italiana e ai governi locali, si trovano anche ottimi esempi di buon governo. Ecco: sono convinta che sia la persona a fare il cambiamento. Non si può dire: fa tutto schifo oppure è tutto sbagliato. C'è tanta buona fede nei governi locali, c'è tanto meraviglioso volontariato che non agisce per potere. Bisogna allora mettersi in ascolto di questa umanità infinita, ascoltarla, lasciarci cambiare per cambiare.

Lei è protagonista di una storia non comune fatta di tanta volontà e coraggio. Ha fatto scelte importanti per l'educazione dei suoi figli e ha creato un sistema di imprese floride. Cosa vorrebbe dire alle donne che ancora non hanno potuto esprimere il loro ruolo?
Di puntare a ciò che ci distingue: il coraggio. Sto lavorando in questo momento con una persona meravigliosa che reduce da un dolore immenso, ha indirizzato e trasformato il suo dolore per la perdita di un figlio in progetti benefici. Progetti buoni: raccoglie il cibo che andrebbe buttato via dalle mense o dai mercati generali e portandolo a chi ne ha bisogno ha prodotto economie di scala nella riduzione per la tassa di smaltimento rifiuti che questi cibi andrebbero a produrre. Ecco, lei mi ha detto "trovandomi improvvisamente con tanto tempo libero dovevo trasformare il mio dolore in qualcosa di utile. E allora: c'è così tanto da fare in questo mondo così pieno di solitudine al quale possiamo contrapporci solo condividendo, ascoltando. Soltanto se noi sappiamo ripensare la nostra vita e ci lasciamo cambiare potremo migliorarci, migliore il mondo e dare a questo mondo lo sguardo femminile così pieno di amore.

Signora Salomon, lei mette giustamente in primo piano il ruolo etico che possiamo esprimere nel nostro agire. Lei ha creato un sistema di imprese ed è ormai una constatazione di quanto made-in-Italy sia fatto di "Made-in-China" in un sistema fatto anche di violazione dei diritti umani. Lei si è posta il problema di produrre anche 'etico'?
Eccome, ma occorre fare una distinzione. Anzitutto per alcune delle mie linee dei livelli più alti come Gucci o Monclair io posso garantire lavorazioni al 100% made in Italy. Ma per quei prodotti dove delocalizzare era anche per me necessario, ho attivato partner e sistemi di controllo sulla produzione che mi permettono di monitorare i miei prodotti.

Come, ad esempio?
Glielo spiego raccontandole la mia ultima vacanza: ad agosto sono stata in Cina con i miei figli e sono arrivata senza avvisare nelle fabbriche che producono i miei prodotti per vedere come andavano le cose. Ho potuto ripartire tranquilla, Vede, spesso gli importatori non sanno da dove arriva la roba: occorre andare a vedere, monitorare, mettere in piedi sistemi di controlli persino in concorrenza virtuosa tra loro, usando ad esempio le Ong sul territorio che devono essere pagate per questo dai produttori. Per me che ho fatto parte del direttivo del Gruppo Abele di Don Ciotti è un imperativo quindi mi sono posta il problema, eccome.

Secondo lei quindi il problema non è che si produca in Cina, ma come lo si fa e usando quali sistemi...
Certo. In Cina producono anche Ikea, Burberry, Ralph Lauren e stiamo parlando di eccellenza. Gli svedesi hanno a cuore il problema dei diritti umani che si sono posti prima di noi e dunque tutto sta nel mettere in campo controlli severissimi. Quello che sta venendo alla luce in Cina è in effetti molto inquietante e c'è il rischio che anche la Cina per poter garantire la sua crescita prima o poi delocalizzi in paesi ancora più poveri come Bangladesh. Ma attenzione anche al Made in Italy...

Cosa intende dire?
Che è già accaduto in Veneto come nel distretto di Prato che la ditta cinese che ti garantisce lavorazioni a chilometro zero e alla quale chiedi di mostrare i contratti, abbia per ogni 20 dipendenti regolari, 80 fantasmi nascosti che magari lavorano di notte su prodotti che poi hanno marchio made in Italy...Il problema etico deve riguardare tutti che si lavori in Italia o che si delocalizzi all'estero.
(Rovereto-Verona 17 dicembre 2011)

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