Federico Pietrella, il data-arte
Arco, 8 settembre 2011 - E' dedicata a Federico Pietrella la mostra a cura di Giovanna Nicoletti che fino al 15 gennaio 2012 è allestita ad Arco, Palazzo dei Panni. E' la prima esposizione personale di Federico Pietrella in un museo italiano. La Galleria Civica «Giovanni Segantini» di Arco ha operato una selezione di opere del giovane artista italiano (Roma, 1973) che da alcuni anni lavora a Berlino.
Federico Pietrella ha scelto per arnese del mestiere un piccolo oggetto che di solito abita la burocrazia: un timbro. Uno di quei datari che va aggiornato di giorno in giorno e con questo strumento "dipinge". Si potrebbero però usare verbi diversi e dire che con questo strumento "stampa". Di più: che con questo strumento "scolpisce" una pittura, nel senso che ne scolpisce il tempo.
Con il timbro ha dipinto paesaggi monocromi e figure che sembrano sporgere dalle pareti, opere che sono il risultato di un'originale combinazione di pittura e fotografia, modalità espressiva che l'artista ha sperimentato a partire dalla fine degli anni Novanta quando lo stile è evoluto verso esiti più materici ed espressionisti. Nei suoi lavori si mescolano gli aspetti salienti del suo percorso artistico: il rapporto con il tempo, la dimensione illusionistica, l'utilizzo mai banale di strumenti e materie semplici.
«Il lavoro di Pietrella - spiega Giovanna Nicoletti - è segnato da un forte legame con la "territorialità" dell'azione, da progetti site-specific, da un'attenzione particolare ad analizzare la spazialità e la temporalità delle sue riflessioni che si traducono in installazioni. Nei suoi lavori il tradizionale concetto di paesaggio, in quanto veduta di luoghi ameni, subisce una metamorfosi non solo formale ma in particolare modo nell'idea di rappresentazione di un insieme che si articola nei termini di elementi naturalistici».
Il percorso espositivo della mostra, intitolato «La Passeggiata. 1997/2011», prende forma di tracciato lungo il quale si affermano, già dal primo lavoro, attraverso alcune sostanziali coordinate visive, dimensioni poetiche e concettuali. Il procedere di Federico Pietrella è costituito dal diverso utilizzo di mezzi per ragionare sulla rappresentazione e sulla sua esecuzione.
Autoritratti e paesaggi, consueti generi della narrazione visiva, sono osservati da un diverso punto di vista. Per prima cosa si nota il punto di vista fotografico: l'osservazione dell'artista parte da un contesto che non è quello dello sguardo soggettivo ma piuttosto da uno sguardo mediato dal mezzo meccanico che fissa il soggetto attraverso l'obiettivo. Successivamente l'azione pittorica ricostruisce il dipinto facendo dialogare gli elementi della composizione. Vicino e lontano sono però fissati sulla superficie pittorica senza pennello.
Da lontano l'immagine si ricompone, da vicino si percepiscono insiemi di segni talvolta indecifrabili. L'immagine restituisce il senso della totalità e del tempo che la compone, ma i materiali non sono quelli della tradizione. Il percorso di Federico Pietrella è la rappresentazione di un universo fatto di rallentamenti e di accelerazioni. Lenta è l'osservazione e la contemplazione della luce proiettata dalle torce mentre veloce è il tocco del materiale che sostituisce il colore e che, asciugando rapidamente, permette di essere osservatori del mondo attraverso un universo «inciso».
L'artista non è nuovo ad esperienze in Trentino: era stato per "Dimensione Follia" allestita dalla Galleria Civica ed in seguito per la Biennale Internazionale Manifesta 7. A Rovereto per la Paolo maria Deanesi Gallery - che lo rappresenta - si era divertito nel 2009 a "scolpire" sul campo da bocce del Circolo Operaio Paganini un segno ripetuto: una data, anzi, tante date. Sono le scadenze di un piano di ammortamento di un mutuo. Una progressione numerica. "Ho voluto dire il tempo che soggiace alle regole economiche" afferma Pietrella.
E' processuale la pittura di Federico Pietrella giovane artista romano trapiantato a Berlino, armato di timbro. Con questa tecnica Pietrella realizzò anche British Midland l'opera che nel 2001 venne acquisita dalla Vaf Stiftung e ora si trova nei depositi del Mart.
Venne esposta per la mostra "La Parola nell'Arte": un enorme cielo con un'aeroplanino che solca atmosfera e nuvole. Realizzata nel 2001, opera di grandi dimensioni (tre metri per cinque) propone lo stesso approccio: il tempo scandito dal timbro che dipinge lo spazio fisico di una tela. L'arte di Pietrella costringe così ad una sosta: porta a meditare sui tempi della nostra visione, che possono essere superficiali, e sui tempi dell'arte che abitano sempre in tutt'altro piano.
Nato a Roma nel 1973, l'artista vive da tempo a Berlino dove si concentra gran parte del suo lavoro. Ha esposto in molte sedi sia in Italia che all'estero. L'ultima in ordine di tempo era a Londra nella sede dell'Istituto Italiano di Cultura, ma sin dagli esordi Pietrella è stato notato da importanti istituzioni e collezionisti, come la torinese Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la American Academy. Frequenti le sue esposizioni nelle gallerie di New York come di Praga, sempre mantenendo coerenza tecnica e formale.
La ripetizione del segno porta ad una duplice sensazione: dell'opera si percepisce il tempo che giorno dopo giorno è stato necessario per quel lavoro e la funzione del tempo nello spazio. "Parto da una immagine fotografica che è l'istante" ci ha spiegato l'artista in galleria "e ne dilato l'estensione perché quell'attimo è fatto di tanti istanti". Federico Pietrella parla di stratificazione del lavoro ma si capisce subito che questa è tecnica che apre al senso.