Il dramma di una famiglia divenuto dramma della nazione. E un tour mediatico

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Il signor Englaro

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Gli autori hanno registrato nel libro anche le 'solitudini'
di Eluana come quell'ultimo viaggio fatto verso Udine, per
andare a morire

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Beppino_ Englaro_ e_ le_ verità _su _Eluana

di Antonella Ventura 

Aveva fatto una promessa: "Quando Eluana sarà morta, tacerò". Lei ancora respirava tranquilla nel suo letto di Lecco, accudita da 15 anni dalle suore Misericordine e dai medici della clinica "Beato Luigi Talamoni". Ma dopo la morte di sua figlia, spentasi per denutrizione e disidratazione tra gli spasmi (come raccontano i testimoni dell'équipe che l'ha condotta al decesso), sarà sempre più presente, terrà teleconferenze e comizi nelle piazze della politica, parlerà di etica e bioetica, dispenserà nozioni e certezze che nemmeno gli specialisti possiedono sugli stati vegetativi e il livello della loro coscienza, sarà ospitato - sempre senza contraddittorio - in tivù, ai convegni, sui giornali, dove via via "insegnerà" cose come il diritto e la libertà, la vita e la morte. Fabio Fazio su Rai 3, lo accoglie in studio con una stretta di mano: "Questo è un applauso per dirle grazie per quello che ha fatto per tutti noi".

A Englaro è stata attribuita la cittadinanza onoraria dal Comune di Firenze, mentre l'Unci (Unione nazionale cronisti italiani) lo premia come "fonte intelligente che ogni cronista vorrebbe avere, capace di capire il diritto-dovere di una società avanzata di essere informata in modo completo sui temi più importanti che la riguardano". Englaro ringrazia e ricambia, dicendo una grande verità: "Se non fosse a un certo punto scattato il meccanismo dei media non ce l'avrei fatta".

Pino Ciociola e Lucia Bellaspiga di Avvenire hanno pubblicato con Ancora un libro che dice anche i dietro le quinte a partire da quel ricordo che è di tutti: la notte del 2 febbraio 2009 quando, tra raffiche di nevischio, al cancello della clinica lombarda si presenta davvero, come un incubo che diventa realtà, l'ambulanza partita da Udine per prelevare Eluana e portarla a morire.  "Noi giornalisti osserviamo muti l'ambulanza che si allontana con il suo carico di vita, e dietro la macchina grigia di Englaro che la segue. Accompagnerà la figlia fino a Udine, fin dentro la casa di riposo "La Quiete"... - pensiamo tutti noi - ma non è così: pochi chilometri e poi svolterà" raccontano gli autori.
A Udine all'alba del 3 febbraio Eluana arriva dunque da sola, a Udine la sera del 9 febbraio morirà sola, tre giorni dopo a Paluzza (paese degli Englaro, a pochi chilometri da Udine) sola scenderà sotto terra.

Ma chi è l'uomo che intellettuali ed esponenti della cultura laicista e radical-chic chiamano "eroe civile"? Che cosa ha fatto? Nel libro si tenta di fare un quadro allineando fatti oggettivi. "Englaro viene chiamato a far lezione ai nostri ragazzi nelle scuole: un mese fa agli universitari della Luiss e il 15 maggio addirittura ai giovanissimi studenti del liceo classico Manzoni di Milano (senza contraddittorio).

Giornali e agenzie di stampa parlano di una palestra stipata come non mai, di mani protese per toccarlo" scrivono Ciociola e Bellaspiga che citano i suoi insegnamenti: "Se vogliono negarvi le verità, lottate!". E i suoi dettami politici: "Cercate di mandare in Parlamento gente più preparata e che abbia a cuore le nostre libertà. Sul testamento biologico occorre una legge agile e snella, altrimenti è meglio lasciare tutto così com'è e affidarsi alla magistratura..." (con Eluana ha funzionato).

"La presenza del signor Englaro ha convinto parecchio i professori", registra quel 15 maggio con soddisfazione "la Repubblica" on-line, che invece annota con biasimo lo sgomento silenzioso degli studenti cattolici. Ma altre piazze sono già pronte: attendono Englaro...in tour.

 

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