Amorgos, frammenti di Blu.
di Fabrizio Gravantes
Un relitto, quasi un fermo immagine atemporale, che può produrre senso di inquietudine, ma pur sempre affascina. La maestosità devastata dalle onde e dalla ruggine si staglia come una gigantesca chiazza marrone nel blu intenso del mare. Narra di un luogo dove il tempo concede tempo all'uomo che vive se stesso come un avventura. Amorgos è un contatto spirituale e fisico tra l'uomo e la creazione.
L'isola ha un'anima profondamente aspra e inquieta, ma placata dalla serenità del suo mare e del suo cielo, anche se il vento, che spira potente soprattutto d'inverno su La Chora ( la capitale) imprime ad Amorgos un aspetto ancor più rude. Tutta l'isola è una lingua di terra lunga non più di 32 km, percorsa da una strada principale che unisce nord e sud e in tante diverse stradine secondarie che porterànno la vostra anima ad incrociare contadini in groppa al loro muli, e greggi di pecore e capre e lande dall'aspetto lunare, dove il nulla, è contaminato dall'impronta dell'uomo, che lì ha sepolto un simbolo del proprio incedere.
Un rottame di un furgone o un trattore cotto dal sole, sono solo uno dei tanti frammenti visivi in cui potrete incappare. Infatti, per la maggior parte del tempo che sarete fuori dai centri abitati, sarete soli con Amorgos con la sua luce e la sua voce ed il suo mondo. Percorrere le strade di Amorgos vuol dire argomentare con il vento, con il cielo, con il blu profondo del mare, che vi circonda e vi ricorderà che in questi luoghi, pirati e corsari fecero di ogni baia il proprio antro personale, imprimendo all'isola, un'eredità di selvaggio ed ancestrale mistero. Ad Amorgos le cose non invecchiano, la linea temporale diventa quiete senza tempo, reinventando la storia.
"The Fog" di John Carpenter - la storia di un gruppo di anime di antichi pirati, che si manifestano tramite l'incedere di una fitta nebbia per riscattare il proprio nefasto destino - sarebbe un ottimo esempio di un probabile scenario in questa magica isola dove potete ritrovarvi su una lingua di ghiaia bianca come la neve, baciata dal mare di cristallo della baia di Aghios Pavlos, o ancora, bere caffè greco presso un chiosco improvvisato sulla spiaggia di Kalotaritisa, accanto ad un bellissimo cigno bianco che vi chiede del cibo, mentre il proprietario, un omone dagli occhi lampeggianti che sembra uscito da un film di Fellini, in un incrocio tra Zorba il greco e Zampanò de "La strada", vi lancia un'occhiata di assenso, come a dire che anche i cigni fanno parte del suo regno.
Tutta la gente di Amorgos vi apparirà seria e presente e regale, forse un eredità di Minosse, che qui ebbe la sua residenza estiva di cui oggi si trovano i resti del palazzo sul monte Moundoulià. Arrivando su in cima avrete uno spettacolo mozzafiato. Girando su voi stessi a 360 gradi potrete ammirare il panorama che si estende dalla baia di Katàpola, alle baie ai piedi di Lèfkes, agli aspri promontori che portano verso l'entroterra. Quassù si è in uno dei punti più alti dell'isola. Minosse e le sue ancelle godevano di una vista magnifica, mentre il vento carezzava i loro volti ed il mare ed il vino inebriavano le loro menti ed i lorocorpi. Amorgos è un insieme di viaggi in un grande viaggio.
Visitare il monastero Hozoviotissa, la cui caratteristica è di essere incastonato nella montagna a strapiombo su una splendida baia raggiungibile solo dal mare, potrebbe assumere l'aspetto di un pellegrinaggio spirituale. Sotto il sole cocente, ed il bianco splendente del monastero, dovrete salire le ripide e lunghe scale di pietra, fiancheggiati da uno splendido mare. Qualsiasi cosa vi troviate di fronte ad Amorgos, lasciatevi cullare, come delfini nell'immenso blu".
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