Emilio Isgrò, Ore italiane
(Milano, 2010) - Ora Italiana risale al 1985 e venne realizzata da Emilio Isgrò per ricordare l'attentato alla Stazione di Bologna. E' composta da venti tondi del diametro di circa 1 metro ciascuno, con un orologio incorporato e suoneria funzionante.
Il visitatore 'entra' nel dramma, lo percepisce e lo vive insieme alle persone che in quell'ora affollavano la stazione, ciascuna con la propria meta, ignare di andare incontro ad una meta unica e comune: la morte. Volti e gambe emergono come fantasmi di un fermo immagine che li ha già trasferiti altrove, nella memoria e nello strazio.
Emilio Isgrò, universalmente noto come 'il cancellatore', raccontò così la strage di Bologna. Sono passati trent'anni sui 85 morti, 200 feriti. Tragedie che in nessuna delle famiglie colpite hanno smesso di essere tali ma che oggi non ricevono nemmeno un atto di presenza da parte dello Stato.
L'ora della verità non è ancora arrivata per la strage di Bologna, ma questo è il paese delle stragi e dei misteri, dei segreti di stato stesi su un popolo ormai rassegnato. E' invece scoccata l'ora della indifferenza: di Stato. Un atto incomprensibile, inaccettabile. Sono in molti a dirlo e a pensarlo.
L'artista siciliano non ha dimenticato e da moderno pifferaio magico, alla testa di un esercito di formiche, portò Ora Italiana un anno fa, nella sua natia Sicilia, dove gli viene dedicata una grande mostra ad Acireale. Per l'occasione creò una nuova edizione di "Fratelli d'Italia" composta da 5 grandi cancellature su tela, dopo la cancellazione dell'inno di Mameli (rimasero solo alcune parole emblematiche: "Italia..schiava").
Schiava di cosa? "Dei suoi segreti, delle sue rimozioni" rispose l'artista. Non si trattava di dissacrazione, disse, ma di far emergere la portata piena della parola in tempi di eccessi di comunicazione e di mancanza di ascolto. Per il suo ritorno in Sicilia (dove è nato nel 1937 a Barcellona di Sicilia) Isgrò portò anche l'Avventurosa vita di Emilio Isgrò che invece è la sintesi concettuale del binomio esistere-non esistere quintessenza della sua scelta artistica: la cancellatura.
La mostra di Acireale propose un'antologia sceltissima (70 pezzi) della produzione di Isgrò, dagli esordi ad oggi. Intellettuale ed artista "a tutto tondo", quattro Biennali veneziane, un primo premio alla Biennale di San Paolo, decine di mostre in Italia e nel mondo, Isgrò inizia con la poesia, tuttora sua compagna e poi passa al romanzo, al teatro e al radiodramma, prima di approdare al giornalismo.
Responsabile delle pagine culturali del Gazzettino di Venezia fu inviato ventenne al seguito del Presidente americano in viaggio elettorale per gli Stati Uniti. Ne venne un incontro-intervista con John Fitzgerald Kennedy nel 1963 alla Casa Bianca.
Viene da quell'incontro "Jacqueline" una delle sue poesie visive più conosciute. Ma nell'arte di Isgrò c'è anche la suggestione della musica: storica la sua installazione Chopin per 15 pianoforti realizzata nel 1979 a Milano per il Teatro alla Scala.
Un giusto tributo ad un artista che ha introdotto nell'arte un gesto nuovo. Se Lucio Fontana ha tagliato le sue tele, rompendo con la tradizione, lui ha cancellato per rendere più evidente ciò che riguarda la vita e il pensiero dell'Uomo. Nel gesto di Fontana una rottura, nel gesto di Isgrò una ri-costruzione.
(C.Perer)
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