Honduras, scatti dal golpe
di Novella Benedetti
(Trento-Tegucicalpa 30 giugno 2009) - Quello che è successo dopo il golpe, resta nell'incertezza: ci sono pochi collegamenti con questo paese, la corrente è rimasta interrotta per varie ore per impedire le comunicazioni. Perfino la CNN che trasmette sia in lingua spagnola che in lingua inglese è stata costretta a interrompere le trasmissioni.
Il primo ordine imposto dal nuovo presidente Roberto Micheletti (ascendenza bergamasca e passaporto italiano) è stato quello di obbligare a un coprifuoco di 48 ore dalle 9 di sera alle 6 di mattina del 29 e 30 giugno. Lui stesso afferma che la sua priorità ora sarà quella di ottenere un riconoscimento internazionale: stando alle dichiarazioni infatti, il suo obiettivo è restare alla presidenza fino a novembre, data delle prossime elezioni.
Appare chiaro però, che nessun paese è intenzionato a legittimare questo golpe, così come nemmeno lo è lo stesso popolo honduregno. In queste ore infatti, le reazioni anche a livello locale sono state molto dure, con cortei e manifestazioni, e proteste per strada. Lo stato, da parte sua, ha emesso una serie di ordini di cattura contro vari rappresentanti dei movimenti sociali; durante le manifestazioni di oggi ci sarebbero anche stati due morti, e un numero indefinito di feriti. Documentiamo con queste foto giunte con contatti diretti Trento-Tegucicalpa la situazione.
Il foto servizio che vedete in questa pagina è stato realizzato da Kenia Oliva, nazionalità honduregna, una giovane avvocato che si occupa di diritti umani con l'associazione COFADEH (comitato dei familiari dei detenuti desaparecidos in Honduras).
Kenia ha lavorato in Costa Rica con l'autrice di questo reportage, Novella Benedetti. E' poi tornata a Tegucigalpa dove ha mantenuto i contatti. In questi giorni ha cercato con non poche difficoltà nei collegamenti internet di comunicare lo stato delle cose. Le foto sono sue, un'esclusiva davvero speciale per SENTIRE, nel momento in cui tanti giornalisti sono stati diffidati e non autorizzati a scattare o girare immagini subito dopo il golpe e durante gli scontri.
Ma come si è potuta creare la situazione? Tutto scoppia alle 6 di domenica mattina quando i militari hanno attaccato il palazzo presidenziale: le guardie di Manuel Zelaya hanno resistito al fuoco dei militari durante 20 minuti, poi il presidente è stato portato in pigiama su un aereo, e "invitato ad andarsene"; meta: il Costa Rica. Stessa sorte -ma con destinazione Messico- anche per la Ministra degli Esteri, Patricia Rodas, portata via a viva forza da una riunione con l'ambasciatore venezuelano e quello cubano, che sono stati picchiati dai militari.
Causa di tutto i contrasti degli ultimi tempi tra i tre poteri dello stato dell'Honduras: il presidente, il Congresso Nazionale, e la Corte Suprema sulle modalità di elezione del Presidente che aveva convocato un referendum per la modifica della Costituzione che prevede l'elezione per un solo mandato. Le ragioni di questo limite affondano nella storia recenti dei paesi di quest'area, colpiti da svariate dittature militari durante l'epoca della guerra fredda, e ormai trasformatisi tutti in repubbliche di tipo presidenziale.
Ma come altri prima di lui - ricordiamo Uribe in Colombia, già al suo secondo mandato nonostante il limite costituzionale, e attualmente al lavoro per modificare una seconda volta la costituzione ed essere eletto per un terzo mandato n.d.r. - Zelaya aveva deciso di provare a vedere cosa ne avrebbe pensato la gente. E aveva indetto un referendum, giudicato illegale dalla Corte Suprema; il presidente aveva deciso di procedere lo stesso, chiedendo ai militari -com'è nelle loro mansioni in Honduras- di procedere alla distribuzione delle schede elettorali. Il capo dell'esercito Romeo Vásquez si era opposto, appoggiando il pronunciamento della Corte.
La reazione di Zelaya era stata di dimetterlo dall'incarico. La crisi è sfociata, domenica scorsa, in un vero e proprio colpo di stato: il presidente de facto ora è l'ex-presidente del Congresso, Roberto Micheletti.
Le varie organizzazioni regionali e internazionali -dall'ONU all'UE, passando per i vari paesi dell'area che hanno ritirato i loro ambasciatori da Tegucigalpa- sono decisi a non riconoscere questo governo. Anche gli Stati Uniti si sono pronunciati in modo fermo e duro, loro, che hanno sempre visto l'America Latina come "il giardino di casa".
E tutti si chiedono cosa potrà ancora succedere. Qui a fianco, le foto di una partecipante alle manifestazioni.
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