FABRIZIA RIGO RIGHI narra il dipintore di Dio
di Corona PererIl piccolo e umile frate venne chiamato a decorare la cappella di San Pietro e quella del Santissimo Sacramento e poi la cappella privata del papa: Woytila deve averlo a lungo contemplato. Tanto che nella lettera agli artisti che promulgò nel 1999 il santo padre dice che le opere del Beato Angelico sono un modello eloquente di una contemplazione estetica che si sublima nella fede. Il Beato Angelico rimase cautamente lontano dal nascente Rinascimento della sua epoca guardato con perplessità per il forte richiamo alla centralità dell'uomo, e da mistico, scelse di celebrare soprattutto l'Onnipotente.
Fabrizia Rigo Righi, trentina, docente di discipline artistiche con specializzazione in scienze religiose, ha scritto un interessante saggio in cui analizza il Beato Angelico. "Pregare con il Beato Angelico" edizione Ancora è uscito in questi giorni per i tipi di Ancora (80 pagg, 12 euro). Il libro porta dentro l'opera e la vita di quest'uomo dai nomi diversi. Guido di Pietro viene indicato in un documento del 1417 e si sa per certo che entrò in convento quando già aveva iniziato la sua attività artistica, la quale peraltro poteva essere controindicazione alla vita monastica.
L'opera del beato dipintore porta verso un mistero di grande modernità. Basterà osservare il ‘Cristo deriso' che pubblichiamo in questa pagina. Sembra trarre spunto dal surrealismo, oppure dal miglior Magritte, ed è stata in realtà dipinta agli inizi del ‘400.
Le mani fustigano il volto, uno sputo parte da un uomo che in testa ha un capello quasi da alpino. Il Cristo tiene in mano uno stranissimo scettro: una canna di bambù, fragilissima quanto eretta sulla destra e un sasso sulla sinistra simbolo del globo terrestre. E' bendato: non perché non voglia vedere ma perché è un Dio che ama, che non giudica e non guarda alle miserie dell'uomo, ma al suo cuore. Due figure gli danno le spalle ma sono in piena relazione e com-passione con colui: la Vergine Maria e san Domenico fondatore dell'ordine al quale ‘Guido di Pietro dipintore' fu ammesso.
Tanta era la fede e la vocazione, tanta era la sua evidente perizia che l'ordine lo accolse e nell'ordine ebbe ad esprimere una via assolutamente originale di contemplazione: quella che passa per l'arte. Anche il Vasari, nelle sue celebri "Vite" del 1568 parla di lui. Ne indica il nome in Frate Angelico da Fiesole di cui scrive "..essendo non meno stato eccellente pittore e miniatore che ottimo religioso, merita per l'una e l'altra cagione, che di lui sia fatta onoratissima memoria". Una delle curiosità che ne descrivono l'unicità della vicenda umana è questa: era uso non ritoccare mai le sue opere. "Né ritoccare né accorciare" scrive il Vasari.
Perchè Angelico se questo non era il suo nome?
Nel ‘500 l'appellativo di Angelico significa superiore, altissimo, divino. Senza dubbio tali connotati dicono di una fama meritata non solo in campo artistico, ma anche umano.
E perché Beato, per l'arte o per la vita di monaco?
E' stato Papa Giovanni Paolo II a riconoscergli la santità nel 1984 confermandolo beato ufficialmente anche da parte della chiesa dopo che già la leggenda popolare gli aveva accreditato questo titolo. Perciò Beato non tanto per investitura ecclesiastica quanto per la santità della sua vita e la sublimità della sua arte che rivela ispirazione divina.
Quale era il suo carattere?
Era un artista duttile, umile, di spirito obbediente non ribelle né individualista. E' già abile miniatore nel 1417 nella chiesa del Carmine di Firenze poi gli fu permesso di entrare nell'Ordine Domenicano a Fiesole quale riconoscimento della sua forte vocazione.
Curiosità?
Narrano le cronache che dipingesse in ginocchio. E che non ritoccasse mai le sue opere. Come ci riferisce il Vasari le lasciava sempre come erano venute di prima mano per indicare che quella era stata la volontà di Dio.
Ebbe importanti committenti?
Sì, tra questi anche Cosimo de Medici da quale riceve incarico, nel 1438, di affiancare l'architetto Michelozzo nella sistemazione del convento fiorentino di San Marco. Quando a Firenze si tiene il famoso concilio del 1439 dipingerà le ricche e inusuali vesti osservate indosso ai prelati orientali giunti all'importante assise che doveva ricucire lo Scisma.
Cosa era l'arte per il Beato Angelico?
Ombra di un ineffabile paradiso, anelito all'ascesa spirituale, scaturisce da un lungo cammino interiore è contemplazione e conduce a ritroso alle fonti dei principia da cui l'Uomo proviene. Ma soprattutto richiede una sosta e tempo perché arrivi dentro al cuore.
(Trento, 2 luglio 2009)