Intervista a una cittadina honduregna impegnata nel sociale: Kenia Oliva

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Kenia Oliva, avvocata honduregna
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"...Qualsiasi ragazzo povero che si trovava anche solo nel posto sbagliato al momento sbagliato poteva essere accusato di appartenere ad una pandilla, con conseguente detenzione e senza una famiglia alle spalle che protestasse per l'assenza del ragazzo. Ora si risolve il problema alla radice, detenendo qualsiasi gruppo di ragazzi si trovi riunito per strada, indipendentemente dall'ora del giorno. In più abbiamo le persone delle manifestazioni, e un coprifuoco che cambia quasi quotidianamente.." (Kenia Oliva)
 

 

 

 

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Rabbia e frustrazione nelle parole di Kenia Oliva: "...Sono perplessa e francamente molto, molto preoccupata. Gli studenti e i ragazzi sono sorpresi dal dover vivere sulla loro pelle la stessa violenza che ha caratterizzato il paese trent'anni fa. Come lavoratori e attivisti nell'ambito dei diritti umani ci troviamo in una posizione più vulnerabile che mai; avevamo tolto alle forze armate la loro rilevanza, un lavoro andato perso".

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Un presidente che tenta di rientrare, l'areo costretto a tornare indietro, scontri con la polizia: due morti restano sul terreno. Kenia Oliva dall'Honduras racconta lo stato in cui si trova il paese: un vero golpe nella indifferenza internazionale 

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"Quello che si è verificato il 28 giugno è stato un vero e proprio colpo di stato con cui i militari hanno preso il potere, tornando a svolgere un ruolo da protagonista nella vita del paese come accadeva negli anni '80. Sento il dovere di chiarire questo perché, almeno a livello interno, attraverso vari mezzi e varie scuse si sta cercando di camuffare la realtà perché la gente comune non sappia quello che sta accadendo realmente.." (Kenia Oliva dall'Honduras, 7 luglio 2009)

Honduras, voci dal golpe

di Novella Benedetti 

(Tegucicalpa-Trento, 8 luglio 2009) - Un presidente che tenta di rientrare, l'areo costretto a tornare indietro, scontri con la polizia: due morti restano sul terreno. Kenia Oliva dall'Honduras racconta lo stato in cui si trova il paese: un vero golpe nella indifferenza internazionale 

Cos'è successo davvero quando il presidente Zelaya ha cercato di tornare senza riuscirci?
La polizia ha cercato di trovare un accordo con i manifestanti per limitare i disordini, ed ha fissato delle transenne per impedire l'accesso alla zona; l'esercito ha occupato l'aeroporto, incluso le piste di atterraggio, bloccandolo con i mezzi militari. Nelle zone dove erano state poste le barriere, i militari hanno sistemato dei cecchini armati: poi si è verificato quello che tutti già sapevano che sarebbe successo. L'aereo del presidente ha provato due volte ad atterrare, e i militari glielo hanno impedito; la folla ha iniziato a tirare pietre e a gridare contro i militari chiamandoli "golpisti" e "assassini", fino a quando la situazione non ha iniziato a degenerare.

E come è andata a finire?
In quel momento, per riprendere il controllo, i cecchini hanno sparato sulla folla uccidendo due persone, un giovane di 19 anni e un altro ragazzo il cui corpo sembra svanito nel nulla. Si sa solo di un signore che l'avrebbe fatto salire su un mezzo privato per soccorrerlo ma il corpo non è stato trovato in nessuno degli ospedali né in nessuna camera mortuarie di Tegucigalpa. Volatilizzato. La folla, spaventata dalla piega che aveva preso la situazione, si è dispersa: l'aereo del presidente intanto si era allontanato. 

Cosa sta succedendo in Honduras in questo momento?
Quello che si è verificato il 28 giugno è stato un vero e proprio colpo di stato con cui i militari hanno preso il potere, tornando a svolgere un ruolo da protagonista nella vita del paese come accadeva negli anni '80. Sento il dovere di chiarire questo perché, almeno a livello interno, attraverso vari mezzi e varie scuse si sta cercando di camuffare la realtà perché la gente comune non sappia quello che sta accadendo realmente. 

E ora nella vita quotidiana cosa sta succedendo? Cosa pensa l'honduregno medio?
Le persone non sono stupide, sanno perfettamente cos'è la violenza e non hanno paura di dire che si è verificato un colpo di stato. Le proteste che stanno avendo luogo provengono soprattutto da organizzazioni per i diritti umani e di contadini, anche se vi partecipano anche cittadini comuni, che però hanno paura della repressione. 

Cosa ti preoccupa, sia a livello personale che professionale, come avvocato che lavora per un'associazione di diritti umani?
Le minacce ai difensori dei diritti umani sono "normali" in Honduras: abbiamo sempre dovuto fare i conti con un clima di insicurezza generalizzata, questa non è una novità. Mia zia Bertha Oliva è la fondatrice e la presidente di COFADEH (Comitato dei Familiari dei Detenuti Desaparecidos in Honduras). A causa delle ripetute minacce, già a gennaio lo Stato le aveva accordato le misure cautelari, con un servizio di pattuglia che controllava casa, il tragitto verso l'ufficio, insomma, tutti i posti in cui lei doveva andare. Da un mese a questa parte il servizio è stato sospeso senza nessuna comunicazione ed ora, dal giorno dopo il golpe, mia zia si è accorta di macchine della polizia che controllano casa sua. Solo che ora siamo arrivati al paradosso che non sappiamo se le pattuglie sono lì per difenderla, o per arrestarla. La polizia arresta le persone. I militari si occupano di tutto il resto, incluso presidiare gli uffici pubblici. 

Si sono verificate tante detenzioni?
Sì, e questo si collega alle mie preoccupazioni in ambito professionale. Solo come COFADEH, dal 28 giugno ad oggi abbiamo registrato 180 detenzioni illegali, senza capi d'accusa, di persone che non si sa che fine abbiano fatto, solo che sono state arrestate.

Avete protestato?
Abbiamo presentato una richiesta al Ministero perché ci fornisca i dati reali di quante persone sono state detenute, con le relative informazioni personali e le accuse a loro rivolte. Ad oggi non abbiamo ricevuto risposta. Parallelamente a una campagna di stampo propagandistico che mira a minimizzare il golpe affinché questo venga considerato come atto legale, si sta quindi procedendo a una campagna di dura repressione.

Chi prendono?
A sparire sono soprattutto giovani tra i 17 e i 20 anni, e calcola che secondo la legge honduregna si è adulti solo a partire dal ventunesimo anno d'età, quindi legalmente stiamo parlando di minori. Vengono arrestati sia durante le manifestazioni (spesso potrebbe anche trattarsi di persone ferite perché picchiate durante le stesse, ma a cui non viene permessa l'assistenza sanitaria) sia al di fuori delle manifestazioni, e qui bisogna fare un salto indietro nel tempo.

In che situazione vive la gioventù honduregna?
In Honduras è molto forte il problema delle pandillas, ossia gruppi di giovani in situazione di disagio che si dedicano ad attività criminali: non solo piccoli furti, ma anche veri e propri omicidi, e addirittura sequestri di autobus per derubare i viaggiatori e lasciarli in una periferia abbandonata. Dato che questo fenomeno era sempre più frequente, poco tempo fa è stata approvata una legge municipale che proibisce ai giovani di riunirsi in determinate ore della sera/tardo pomeriggio.

E prima della legge come funzionava?
Potenzialmente qualsiasi ragazzo povero che si trovava anche solo nel posto sbagliato al momento sbagliato poteva essere accusato di appartenere ad una pandilla, con conseguente detenzione. Trattandosi di situazioni di marginalità, non sempre il giovane poteva contare sulla presenza di una famiglia alle spalle che andasse a protestare contro l'assenza del ragazzo. Ora si risolve il problema alla radice, detenendo qualsiasi gruppo di ragazzi si trovi riunito per strada, indipendentemente dall'ora del giorno. In più abbiamo le persone delle manifestazioni, e un coprifuoco che cambia quasi quotidianamente. 

Senti che si sta cercando di legittimare il golpe con giustificazioni più o meno veritiere?
Esattamente. Ad esempio: una posizione dice che non c'è stato un golpe militare perché al potere adesso c'è un civile. Un civile però, che senza i militari non sarebbe arrivato alla guida del paese. Non appena Zelaya è stato "accompagnato in aeroporto" gli autori del golpe hanno diffuso una lettera datata 25 giugno dove dava le dimissioni, con tanto di firma: anche questa si è rivelata poi falsa, ed è stata smentita dallo stesso Zelaya. Sono venute alla luce accuse di corruzione ancora da verificare: ma non si fa un colpo di stato per un motivo di questo tipo. In questi giorni poi è stata pubblicata una notizia sulla gazzetta ufficiale nella quale si riporta che Zelaya con il referendum voleva cambiare la Costituzione, il che non è precisamente quello che stava accadendo. 

Cosa vuoi dire?
Il giorno del referendum, il 28 giugno, quello che Zelaya chiedeva al popolo era se questo era d'accordo nel votare, il 28 novembre insieme alle presidenziali, su un'eventuale convocazione dell'Assemblea Costituente per una modifica nella Costituzione: un atto completamente legale dal punto di vista procedurale interno. E se anche non fosse stato legale si sarebbe potuto procedere seguendo l'iter previsto in caso di abuso d'ufficio: gli strumenti legali esistono, solo che non tutti sono d'accordo nel volerli utilizzare. 

Cosa pensi che succederà nell'immediato futuro?
Sono perplessa e francamente molto, molto preoccupata. Gli studenti e i ragazzi sono sorpresi dal dover vivere sulla loro pelle la stessa violenza che ha caratterizzato il paese trent'anni fa. Come lavoratori e attivisti nell'ambito dei diritti umani ci troviamo in una posizione più vulnerabile che mai; avevamo tolto alle forze armate la loro rilevanza, un lavoro andato perso.

Come vive il popolo questo momento?
Con sofferenza. Quello che vede è un governo che nonostante la sua illegalità, e nonostante le pressioni internazionali, è deciso a rimanere al suo posto; ora ti parlo ma non so neanche se stanno intercettando la chiamata, come è probabile. Ho paura che se entro poco tempo, una settimana, non succedere qualcosa che riuscirà a ribaltare la situazione, allora l'Honduras sarà costretto, suo malgrado, a fare un passo indietro nel tempo e ritornare all'epoca della Guerra Fredda.

Intervista raccolta da Novella Benedetti per SENTIRE

 

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