Matteo Basilè, il surreale nel reale
di Corona Perer
(Venezia, 10 luglio 2009) - Affascinato dal sacro e da ciò che potrebbe apparentemente profarnarlo, in nome di una umanità che anche nella sua deformità deteriore conquista la nostra attenzione e si impone allo sguardo. Matteo Basilè è uno degli artisti più interessanti degli ultimi anni. Già nei primi anni '90, in occasione delle prime personali, il tema dei martiri e dei santi entra nella narrazione creativa dell'artista. Nel 2002 è già a New York dove gli viene consegnato il primo premio New York, della Columbia University.
Questa è una delle opere presentate alla Biennale di Venezia: THISORIENTED 2009 (Galleria Pack, Milano). Nel padiglione italiano Basilè propone quel tratto che lo distingue: una compostezza formale che porta dritto al surreale-reale. Una madre, una situazione senza tempo o semplicimente fuori dal Tempo. Qualcosa che sovrasta, passa, potrebbe sembrare deja-vu. Pare di cogliere una ricerca di eternità, un desiderio di toccare con mano il luogo del Mito e di un altrove che l'artista sembra frequentare con familiarità.
Il suo essere piacevolmente eretico, quel frequentare l'utopia, come le terre di nessuno è la caratteristica che ha subito attratto la critica tanto che nel 2006 è Achille Bonito Oliva a curare una sua personale dentro il filone della Trans-Avanguardia alla quale ha da sempre dedicato la propria attenzione.
Al Mart lo abbiamo visto in "The Saints are coming" che era stato allestito alla Galleria Pack di Milano e poi a Tenno quando si divertì ad immortalare incursioni di Ufo nel territorio trentino in una bella mostra promossa da Galleria Buonanno Contemporanea. Per iniziativa di quest'ultima i suoi Ufo sono ricomparsi di recente per To Move all'Interporto di Trento.
Ora ce lo godiamo alla Biennale, giustamente scelto dai curatori del padiglione italiano a rappresentare ciò che di meglio in questo momento l'arte italiana ha da dire. (Corona Perer, 13 luglio 2009)