Emilio Isgrò: "Formiche d'Italia"
di Corona Perer
agosto 2009 - "L'operosità delle formiche non sarà possibile costruire niente di nuovo. Nè in Sicilia nè altrove. L'invasione delle formiche è l'invasione di chi vuole rischiare e intraprendere in un mondo di morti. Alla fine vinceranno le formiche". Emilio Isgrò artista della parola, ha da tempo trovato un sostituto che sembra rigenerare la decomposizione del linguaggio: la formica. Ma con le sue parole non è certo tenero nel compiere un'analisi del contesto attuale.
L'artista del concettuale che tutti copiano e dal quale molti hanno imparato il linguaggio della negazione e del silenzio che afferma, ha poi portato nella sua Sicilia una mostra che propone in edizione siciliana, la bella esposizione fatta alle Stelline di Milano nel 2009.
L'invasione delle formiche in Sicilia ricorda a tutti questa terra primo approdo anche di tanta immigrazione clandestina. E' così?
Sì ho voluto dire qualcosa sulle terre di confine e sull'operosità. Senza quella delle formiche non sarà possibile costruire niente di nuovo. Nè in Sicilia nè altrove.
Da intellettuale quale spirito avverte in questa Italia 2009 , dopo le decisioni del governo in materia di sicurezza?
Spero che non si sia davvero alla vigilia di un nuovo nazismo in Europa come teme qualcuno. Ma il nazismo, non dimentichiamolo, conquistò a suo tempo il cuore e le menti di un popolo colto come quello tedesco, considerato all'epoca il più istruito del mondo per il livello delle sue scuole e delle sue università. Figuriamoci cosa può accadere a un popolo come quello italiano (che oltretutto spianò con il fascismo la strada a Hitler) ora che tutte le difese intellettuali sono cadute grazie alla ideologia del mercato...
Pessimista quindi?
Se in nome del puro profitto l'Italia accoglie tutto e il contrario di tutto, spacciando per conoscenza e cultura ciò che è semplice intrattenimento televisivo, c'è poco da stare allegri.
La formica allora chi rappresenta: il nuovo che bussa alle porte dal sud del Mondo?
Rappresenta come dicevo l'operosità. L'invasione delle formiche è l'invasione di chi vuole rischiare e intraprendere in un mondo di morti. Alla fine vinceranno le formiche.
E sempre gettando una visione sul panorama e l'attualità che prospettive e che dinamiche vede nella cultura italiana?
Apparentemente nessuna, anche se ormai tutti hanno capito che cultura e finanza non sono esattamente la stessa cosa.
La Sicilia: terra madre, di un artista che ha vissuto poi la sua grande stagione d'arte al Nord. Come e in che maniera può aver influenzato le sue scelte artistiche?
Nei primi anni Ottanta, quando fui chiamato a costruire il testo e il progetto dell'"Orestea di Gibellina", dissi chiaro e tondo che la Sicilia non doveva più limitarsi a chiedere, ma doveva piuttosto offrire, dare al Paese un contributo di slancio e di idee che, riscattandola dal suo degrado sociale e civile, si traducesse in pratica in un soccorso al Paese nella sua interezza.
Che cosa vorrebbe vedere nella sua Sicilia?
Un teatro nuovo per una Italia nuova. Un'arte nuova per un Paese non assoggettato unicamente alle mode e ai capricci del gusto. Se a suo tempo misi in atto un grande, maestoso esperimento, al quale consacrai anni di dedizione e di fatica. Purtroppo lo slancio iniziale si esaugurì nel giro di pochi anni.
E adesso che aria tira?
Adesso, per fortuna, c'è una forte ripresa, con nuovi musei d'arte contemporanea che aprono tra Palermo, Acireale e Catania, senza dimenticare Marsala che continua la sua meritoria attività di sempre. Insomma, è un buon momento per la Sicilia. Sperando che non si esaurisca di nuovo e che i politici capiscano, finalmente, che una Sicilia che dorme è più incontrollabile di una Sicilia capace di stare in piedi.
Cosa c'è di siciliano nell'arte del siciliano Isgrò? E Cosa si aspetta dalla sua terra?
E' uno spirito unitario nel senso migliore che mi aspetto dalla mia terra, non i soliti narcisismi così perniciosi per la sua stessa esistenza. Mi pare che anche gli industriali siciliani l'abbiano capito e questo mi induce a un cautissimo, moderato ottimismo. Guardiamo, vediamo... Abbiamo ancora energie da spendere.