Franco Marzatico,importante nomina
(Trento-Firenze 24 marzo 2012 - C.Perer ) - Franco Marzatico, direttore del Castello del Buonconsiglio di Trento, è prima di tutto un archeologo. Lo dicono i numeri: 79 campagne di scavo sulle spalle, 31 delle quali sotto sua direzione. Ha curato almeno una trentina di mostre a tema archeologico, non si contano articoli scientifici, conferenze e saggi.
Ora un altro prestigioso incarico si aggiunge al suo importante percorso: Marzatico è stato eletto vicepresidente dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, il più importante organismo che si occupa di archeologia in Italia che ha sede a Firenze.
Nella prima riunione operativa Marzatico, che tra i candidati al consiglio direttivo ha ottenuto il maggior numero di consensi (81 voti) è stato eletto alla vicepresidenza.
Il consiglio è composto, oltre che dalla presidente Maria Bernabò Brea e dal vice presidente Franco Marzatico, dai consiglieri Daniela Cocchi, Raffaele de Marinis, Clarissa Belardelli, Giovanni Leonardi, Monica Miari, Lucia Sarti e Isabella Damiani. L'assemblea è composta da 431 soci con diritto di voto ripartiti in Istituti culturali e Accademie, Musei (Civici, provinciali, statali), Istituti - Dipartimenti universitari, soprintendenze e studiosi.
L'elezione di Marzatico, è il riconoscimento al lavoro svolto dall'archeologo trentino in oltre trent'anni di carriera ma sarà anche un'occasione importante per dar voce alle numerose iniziative di studio, ricerca tutela e valorizzazione che si realizzano nel territorio trentino da parte dei vari soggetti che operano nel settore, dal Castello del Buonconsiglio, alla Soprintendenza, all'Università, al Muse e ai musei civici di Riva e Rovereto.
Marzatico, nel suo intervento programmatico, ha prospettato la necessità di coinvolgere il mondo giovanile, radicando ulteriormente il ruolo dell'Istituto a livello regionale, con collaborazioni strategiche e intensificando i rapporti di collaborazione internazionale, non solo con associazioni con finalità analoghe a quelle dell'Istituto, ma anche con università, soprintendenze e musei, in funzione di uno scambio permanente delle informazioni scientifiche e della predisposizione di incontri e progetti in comune.
Marzatico commenta che "...sarà impotrante accrescere il ruolo di "opinion leader" dell'Istituto, attraverso interventi sistematici e iniziative concertate con soggetti istituzionali e con organi di informazione, su temi che presentino collegamenti con l'attualità , stigmatizzando ad esempio le frequenti carenze ed errori nei testi scolastici per quanto concerne la trattazione della Pre-protostoria o la banalizzazione mediatica che dà spazio ad un'archeologia non ufficiale priva di scientificità".
Franco Marzatico, ha curato almeno una trentina di mostre a tema archeologico, non si contano articoli scientifici, conferenze. E saggi, l'ultimo del quale "I bronzi del Garda" lo ha visto tra gli autori assieme alla curatrice Alessandra Aspes, e ai colleghi archeologi Paola Salzani, Ernst Pernicka, Franco Bressani e Caterina Ottomano.
Il volume tratta dell'immenso patrimonio archeologico portato alla luce durante gli scavi condotti nella seconda metà dell'800 nelle palafitte veronesi. Come osservato dal Soprintendente per i Beni Archeologici del Veneto Vicenzo Tinè, l'opera si "propone come approccio sistematico alla rivalutazione dei contesti museali storici".
Annaluisa Pedrotti, docente di Paletnologia all'Università di Trento, rileva come il volume rappresenti un testo fondamentale in ordine alle problematiche della metallurgia a sud delle Alpi. Le analisi condotte su campioni prelevati da 176 oggetti in metallo provenienti dall'area gardesana, analizzati nel laboratorio Ceza a Mannheim, forniscono dati imprescindibili per lo studio dell'evoluzione della metallurgia preistorica nell'area alpina meridionale nel cui quadro il Trentino ha occupato un ruolo fondamentale.
Laureato in lettere e specializzato in archeologia a Bologna, con master alla Bocconi in management culturale, Franco Marzatico, ha infilato negli ultimi anni un successo dietro l'altro. Dagli ori delle steppe all'antico Egitto, passando per Rembrandt, i vetri veneziani (mai visti persino a Murano), l'exploit di Castel Thun. Il patrimonio del Castello è stato rivalutato e al tempo stesso è cresciuto il pubblico.
La sua grande passione: le immersioni e la ricerca archeologica subacquea. In possesso di un brevetto internazionale di sommozzatore, ha infatti partecipato, come libero professionista, a campagne finalizzate a scandagliare i laghi di Ginevra e Neuchatel, chiamato dall'Università di Ginevra. Al Castello è direttore dal 1995, ma la sua attività scientifica non si è mai fermata: per la Treccani ha compilato la voce relativa ai "Reti" e lo ha poi fatto anche per la Zanichelli. La sua specialità è la preistoria ed è proprio su questo segmento che è attualmente impegnato.