Claudia Lauro geologa spiega come le venne in mente di costruire la mostra la "Scimmia Nuda" e ci racconta l'incontro con Desmond Morris nella casa di Oxford dello scienziato artista

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CHI È

CLAUDIA LAURO è laureata in Geologia a Ferrara con una tesi
di rilevamento geologico-idrogeologico e in paleontologia umana, si è specializza in Belgio con un Master Science in archeo-geopedologia. Ha poi perfezionato le sue conoscenze con corsi di museologia presso il Deutsche Museum di Monaco e la Cosmo Caixa di Barcellona.
È consulente del Museo Tridentino di Scienze Naturali dal 1993 (inizialmente per la didattica e la ricerca delle sezioni geologia/preistoria oggi nella mediazione culturale). Nel 2005 ha cominciato a lavorare attorno al progetto che porterà alla mostra "La scimmia nuda" della quale ha curato il catalogo.

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(Foto C. Perer ) - Nel  curriculum di Claudia Lauro anche incarichi tecnici: di rilevamento geologico-geomorfologico per il Comune di Trento e di conservatore presso il Museo Civico di Geologia ed Etnografia
di Predazzo. Ha collaborato per conto del Museo Tridentino alla mostra Montagna. Arte, scienza e mito evento inaugurale del Mart di Rovereto. Vive e lavora a Trento dove è nata nel 1970.

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Claudia sulle impronte umane di Roccamonfina - (Caserta)

Claudia Lauro: "Io, la scimmia e Desmond Morris"

di Corona Perer

Per almeno un anno (più o meno tutto il 2003) non ha fatto che leggere tutto quello che riguardava la scimmia. "Per puro interesse personale" dice Claudia Lauro curatrice della mostra "Scimmia nuda". Già nel 2002 c'era l'idea di fare una mostra sulla teoria del terzo scimpanzè di Jarret Diamond, poi accantonata. Quando nel 2004 il Museo Tridentino decide di occuparsi di evoluzionismo, il progetto torna a galla e prende forma proprio attorno al saggio di Desmond Morris intitolato "La Simmia Nuda".

È così che Claudia Lauro, 37 anni e laurea in geologia applicata, ha iniziato ad occuparsi di una mostra che nel 2007 fece rumore in Trentino ma che per lei era come gettare "un ponte" tra cultura scientifica e umanistica.

"Quando ho letto che il parente più stretto dello scimpanzè non è il gorilla, ma l'uomo, sono rimasta colpita. Questa è un'evidenza scientifica non una teoria. Ragionare pertanto sull'animale uomo, mi sembrava molto interessante anche per ricollocare l'uomo nella sua dimensione naturale ed è quanto ho proposto al Direttore Lanzinger", spiega  a ricercatrice che in questo progetto ha messo la creatività  a servizio della scienza. Per realizzare l'obiettivo andò ad Oxford per incontrare proprio lui: Desmond Morris, scienziato-artista.

Due anni di lavoro: ne valeva la pena?..
Due anni senza considerare l'anno di letture venute prima dei due anni. Certo che ne valeva la pena. I miei amici erano un po' preoccupati: leggevo solo di scimmie, primati e teorie evoluzioniste. "Claudia, tutto bene?" mi chiedevano preoccupati...

Tu tra l'altro provieni da un ambito scientifico diverso, vero?
Sì, in realtà sono una geologa che ha svolto anche studi di antropologia archeologica. In Belgio, dopo la laurea, per un anno intero mi ero occupata di archeo-pedologia cioè di studio dei suoli, branca che è molto utile per gli scavi archeologici. Diciamo che il mio ambito era la geologia e la paleontologia.

Come si accende allora la lampadina sul pianeta scimmie?
Da una domanda, quella che ci facciamo tutti: chi siamo, da dove veniamo?

Cosa è stato determinante in questo cammino verso "La Scimmia Nuda"?
Che i vertici del Museo ci abbiano creduto. Per me è stata la via per coniugare la creatività alla scienza. Col museo avevo mosso  primi passi come guida, come succede a tanti neo-laureati. Poi sono entrata nello staff e, certo, il sogno di creare un evento scientifico c'è sempre stato in un angolo della mente.

Quindi decidi di volare a Oxford per incontrare Desmond Morris...
Avevo spiegato al direttore che sarebbe stato il passo decisivo. E in effetti lo è stato, non solo per lo straordinario incontro con uno scienziato che è stato una miniera di suggerimenti, ma per il risultato: Morris al quale io chiedevo di entrare nel comitato scientifico, in realtà ci autorizzava ad utilizzare il titolo del suo saggio per la mostra!

Raccontaci questo incontro...
Desmond Morris è un uomo eccezionale di 70 anni portati con molta vitalità. Mi ha ricevuto nella sua casa. Era in realtà indaffarato perché in quel momento la moglie era a letto malata. Ma è stato disponibilissimo lo stesso, interrompendo ogni tanto a nostra conversazione per accudirla. Mi disse che lui nel comitato scientifico non desiderava entrare: lo avrebbe costretto ad interrompere ciò che ama di più della sua vecchiaia e cioè dipingere e viaggiare. È un pittore surrealista affermato e fu così che mi fece vedere la cosa più originale in casa sua: i quadri di Congo, lo scimpanzè artista.

Sei stata tu a chiederli per la mostra o te li ha offerti lui?
Io in realtà gli avevo chiesto dove trovare i quadri. "A breve ci sarà un'asta telefonica alla Bonham di Londra se sistete interessati potete partecipare, io i miei non li vendo". Ho partecipato all'asta come museo e fu un evento che fece grande scalpore per i prezzi raggiunti dalle opere. Noi non avremmo potuto comprarli. Ci riuscì un collezionista giapponese del quale non si sapeva il nome. Desmond Morris riuscì a sapere il nome del compratore, gli chiesi se ce li prestava. I 3 Congo pare siano stati acquistati per una coifra attorno alle 20.000 sterline. Poi un gallerista di Londra che segue Desmond Morris come artista decise di fare una mostra con i quadri di Congo e opere questa volta in vendita. Poi anche Desmond Morris decise di vendere qualche pezzo. Così noi li abbiamo acquistati:una dalla galleria e uno da Desmond Morris, per 5000 euro l'uno.

Quindi avete fatto un affare rispetto all'asta telefonica...
Direi proprio di sì Cosa ti ha colpito di Desmond Morris? Devo dire che sono rimasta incantata dalla sua gentilezza disponibilità. È un uomo di una umanità strepitosa. Mi ha detto che ama molto l'Italia. Lo considero veramente un "grande". Mi ha mostrato i suoi vecchi disegni, mi ha raccontato lo stupore dei suoi studi intorno alla scimmia, mostrato foto e ogni cosa è diventata un suggerimento, una pista di lavoro.

Dopo Desmond Morris che hai fatto?
Ho cominciato a visitare tutti i musei italiani sul tema. E' stata una full immersion tra i reperti che avrebbero potuto confortare la pista di studio.

E quale era il taglio deciso?
Il piano concettuale sul quale abbiamo costruito il percorso espositivo è stato quello di mettere in relazione tematiche della ricerca scientifica contemporanea come l'evoluzione umana, la genetica o l'etologia, con le loro implicazioni in aspetti  problematiche della società attuale e quindi con la vita delle persone. Volevo che lungo il percorso conoscesse le scoperte scientifiche sull'uomo, anche cose magari ritenute interessanti ma non assolutamente collegate con la propria quotidianità, che invece influenzano in realtà direttamente la nostra società e quindi il nostro modo di vivere.

..ad esempio?
Gli studi di genetica ci hanno dimostrato l'inesistenza del concetto di razza umana, quindi ciò porta a riconsiderare temi come la convivenza tra popoli, la multiculturalità, su una scala più ampia: perchè le guerre e i genocidi etnici? Ci piaceva costruire un ponte tra la scienza e la società contemporanea e quindi gettare un ponte anche tra la scienza e il visitatore. La mostra nasce così: da delle domande che ci poniamo tutti in qualche modo.

È una mostra non solo da vedere, ma anche da toccare
e odorare. Come vi è venuto in mente?

L'uomo è fatto di sensi, volevamo che il visitatore potesse vedere, osservare, riflettere ma anche sentire e toccare e perché no, giocare. Grazie a Fabbrica, centro di ricerca della comunicazione della Benetton, che ha curato l'allestimento abbiamo exhibit interattivi o installazioni, anche artistiche, create ad hoc per la mostra o provenienti da diversi paesi del mondo.

Quali sono i criteri museografici e comunicativi
della mostra?

È un'impostazione multidisciplinare che mette in relazione numerose discipline, come antropologia, archeologia, biologia, genetica e arte.
Incontrando non poche difficoltà dal punto di vista dell'allestimento, abbiamo deciso di esporre materiali di varia natura: preistorici, antropologici, zoologici, della storia della scienza, ma anche sculture, dipinti, immagini e installazioni di arte-scienza dalla grafica e dall'arte contemporanea, e di utilizzare inoltre diverse tipologie
di mezzi di comunicazione: dai pannelli ai filmati, ai multimediali fino agli exhibit interattivi.

Il senso della mostra rispecchia le intenzioni?
Sì. La mostra indaga il profondo legame dell'Uomo con il mondo naturale, sottolinea e mette in evidenza in maniera inequivocabile
il nostro essere animali. E lo fa attraverso un'analisi dei diversi aspetti biologici e culturali dell'evoluzione umana (secondo una prospettiva evolutiva) in una continua comparazione con tutti gli altri animali e in particolari con i nostri parenti più stretti, gli scimpanzé.

Cosa stupisce di più i visitatori dai contatti
che giornalmente avete anche con le scuole?

Stupisce il viaggio che entra dentro il linguaggio, l'arte, l'agricoltura, i comportamenti sessuali dell'umo, persino la sua propensione alla violenza e al genocidio, tutti aspetti considerati peculiari dell'uomo, che hanno in realtà antecedenti diretti in altre specie animali, passati in noi attraverso le leggi dell'evoluzione. Scopriamo quindi che siamo certo diversi dagli altri animali ma forse non così diversi come si pensava.

In cosa l'animale uomo viene sottopposto a critica?
Soprattutto nel suo legame con la natura e in particolare con tutti gli altri animali. Si comporta da padrone, senza considerarsi specie fra le diverse specie. È in fondo uno dei più importanti dibattiti scientifici e filosofico-culturali che oggi la comunità scientifica, e non solo, sta affrontando: cioè il corretto rapporto con l'ambiente e con gli altri esseri viventi, oltre ad un corretto rapporto tra tutti gli appartenenti alla nostra specie Homo sapiens.

Sei soddisfatta anche del dibattito che la mostra ha acceso in questi mesi?
Sì perché questo è un tema che costituisce una vera e propria sfida del terzo millennio e da cui dipende il futuro dell'umanità. La mostra non poteva non entrare su alcuni aspetti del dibattito sociale contemporaneo quali la distruzione e alterazione degli ambienti naturali (ecocidio), le guerre, i genocidi, ma anche il tema della convivenza e la diversità tra i popoli, toccando il delicato tema del razzismo, fino ad indagare altri aspetti oggetto di dibattito sociale contemporaneo come l'ingegneria genetica (la genomica)
e la bioetica. Se ha fatto parlare, bene.
Se ha fatto riflettere, meglio.

(Trento, 8 novembre 2007)

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