A nostro parere

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Biennale di Venezia, il commento

di Corona Perer 

Se "Fare Mondi // Making Worlds" è il tema della 53^ edizione della Biennale diretta da Daniel Birnbaum, non si può certo negare al giovane artista macedone Nikola Uzunovski (classe ‘79) di aver almeno tentato di prefigurare ‘nuovi mondi'. Il concept della sua opera è avveniristico perchè spazia tra scienza, arte e utopia, coniugando ricerca tecnologica a pratica artistica.

My Sunshine è una serie di pannelli riflettenti che, posizionati all'interno di palloni aerostatici trasparenti,  rimangono sospesi nel cielo riflettendo a terra i raggi del sole. Risultato: tanti soli artificiali per chi il sole non ce l'ha come il popolo lappone che nei mesi invernali vede la massima forza della natura umiliarsi a diventare pallida memoria di sè. I raggi solari infatti non riescono a riscaldare la terra perchè restano sotto la linea dell'orizzonte. Tuttavia poiché sono ancora presenti ad una certa altezza dal suolo è possibile rifletterli. Duplicare il sole è il sogno di questo artista che rappresenta a Venezia l'ex Repubblica Jugoslava di Macedonia in una edizione in cui - con gli oltre 90 artisti - si registrano anche delle new entry tra le 77 partecipazioni nazionali, come Pakistan, Isole Comore e Iran.

Mai come quest'anno sarebbe stato utile voltare lo sguardo indietro verso l'esperienza della Biennale del Dissenso, che nel 1978 venne proposta a Venezia da Carlo Ripa di Meana. I recenti scontri a Teheran a seguito delle contestate elezioni lo hanno dimostrato portando alla luce un volto dittatoriale che sembra avere i giorni contati, ma potrebbe mostrare ancora il suo volto deteriore. E in una intervista rilasciata a SENTIRE web l'ex-presidente della Biennale lo aveva detto. "Oggi ci vorrebbe una Biennale sui diritti umani negati, penso all'Iran e al Tibet" aveva affermato Carlo Ripa di Meana.

"Esplorare i mondi intorno e davanti a noi attraverso l'arte" è l'intenzione dichiarata di Daniel Birnbaum. Dunque mondi possibili e possibili nuovi inizi. "Questo è ciò che vorrei condividere con i visitatori della Biennale" ha detto all'inaugurazione. Fino al 22 novembre 2009 tra Giardini e Arsenale - e nei 44 eventi collaterali - è l'arte a dire il mondo.

"Un'opera d'arte è una visione del mondo e, se presa seriamente, può essere vista come un modo di ‘fare' mondi" afferma Daniel Birnbaum che ha messo in scena tutte le forme artistiche: installazioni, video e film, scultura, performance, pittura e disegno, persino una parata. Oltre ai premi (già assegnati alla leggendaria Yoko Ono e a uno dei padri del concettuale John Baldessari), la Biennale ricorda quest'anno Pietro Cascella con un "Omaggio" allestito all' Arsenale, Giardino delle Vergini dove viene mostrata quella che è stata l'intenzione maggiore del suo lavoro di scultore: opere a dimensione monumentale ambientale, per spazi di partecipazione e memoria del patrimonio mediterraneo.

L'arte deve toccare e parlare. Lo fa certamente "Ttèia" opera dell'artista brasiliana Lygia Pape che con dei fili d'oro, sospesi tra il pavimento e il soffitto e illuminati dall'alto, crea una scultura di luce che sembra ispirare qualcosa di metafisico. Un intreccio dei fili dorati che ha ricevuto la menzione speciale "Rifare Mondi della Biennale d'arte". Una delle cose più belle che val bene una visita alle Corderie dell'Arsenale. L'altra? Il padiglione spagnolo dove campeggia un magistrale Barcelò e dove il fare pittura lascia al cuore un bellissimo ricordo: lo stupore che un'opera d'arte può produrre, tonificando lo spirito.

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