Monica Dengo: "Scrivo, dunque sono"
di Teresita ScalcoChâteau de Vogüe (Francia) - Segno, gesto, canto, parola, corpo, vita, traccia, movimento, danza, ritmo. Questi gli elementi della fine tessitura che caratterizza l'opera artistica di Monica Dengo. Artista-calligrafa di fama internazionale, parte dalla grafica per approdare ad una propria interpretazione ed invenzione dell'arte calligrafica occidentale. E' parafrasando Jenny Holzer, che Monica Dengo adatta il suo slogan nel proprio manifesto artistico: "I handwrite, therefore I am". Scrivo, dunque sono.
E precisa: "Credo che la nostra scrittura a mano sia un potente mezzo di comunicazione, della nostra umanità e vedo l'atto di scrivere come il segno del nostro esistere, un gesto che ha un profondo significato in sé stesso e non solo in relazione al messaggio verbale che porta".
Scrittura a mano libera, mano che libera, diventando (di)segno, che non corrisponde più alla parola, ma si trasforma in azione, in profonda emozione. Come nel progetto "Body as dream", (realizzato in collaborazione con il fotografo Marco Ambrosi), dove si è scelto di far abitare la scrittura nella nudità del corpo, semplicemente ripetendo e sovrapponendo le lettere ebraiche "aleph" e "beth" ogni elemento sembra fondersi in un tutt'uno.
Monica Dengo parte da uno studio sia storico che contemporaneo della scrittura a mano, per avere una visione d'insieme della storia della scrittura e per poter rileggere, alla luce del suo nuovo approccio artistico, una pratica che in Occidente non è ancora considerata arte. Nei suoi primi anni di studio è affiancata del calligrafo Thomas Ingmire, con il quale avviene una crescita condivisa ed un'influenza reciproca, che le permetterà di sviluppare un suo linguaggio originale.
Incisioni rupestri, scritture greco-romane, gotiche, rinascimentali, fonti d'archivio del XVII-XVIII secolo, lettere di donne veneziane del primo '900, graffiti, calligrafi dagli anni '70 ad oggi, spartiti musicali, note della spesa: questi i molteplici punti di partenza della sua ricerca, per approdare fino al lavoro di artisti contemporanei come Yu-Ichi Inowe, Christistian Dotremont, Sherin Neshat, Joan Mitchell e Franz Kline.
Nelle sue opere teoriche, oltre che artistiche, Monica Dengo cerca di colmare la distanza culturale che intercorre tra scrittura e disegno, nobilitando la calligrafia occidentale al pari di quella giapponese ed araba. Affascinante, ipnotica, raffinata, durante i suoi workshop, la calligrafa guida dolcemente gli studenti, invitandoli a lasciarsi attraversare dal movimento, chiudendo gli occhi. Nel silenzio, a seconda che si usi una matita, un pennello o una penna, si sente solo la voce della graffite che danza sulla carta, o la musica dell'inchiostro liquoroso che si lascia assorbire morbidamente dai pori della carta.
Il suo approccio e pensiero sembra convergere con quello di Italo Calvino, quando scrive: "[...] ho incluso la visibilità nel mio elenco di valori da salvare per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall'allineamento di caratteri alfabetici neri su pagina bianca, di pensare per immagini", insegnando, con rara leggerezza, proprio la "pedagogia dell'immaginazione che abitua a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e, senza d'altra parte, lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare'.
Scrivere, quindi, per fluire dentro al gesto che ti libera, seguendo i giochi dell'anima che il movimento traccia. Cerchi concentrici scivolano fuori; tratti ritmati si catapultano verso un altrove che sconfina nella libertà dell'espressione artistica individuale. Ma, recuperare consapevolmente, un gesto abituale, come lo scrivere a mano libera, può diventare esercizio zen, un koan.
"Quando la scrittura non è più leggibile è ancora scrittura?" ci interroga Dengo sostenendo che anche attraverso la scrittura illeggibile prende forma il pensiero, il nostro essere. "Ricordatevi di fare tesoro dei vostri errori, essi sono lo specchio della nostra persona e della nostra umanità". Per questo la poetica artistica di Dengo si può accomunare con quella di Eugenio Montale, che nel "non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda", ci insegna che solo "qualche storta sillaba e secca come un ramo" può aprirci verso inesplorati mondi.
(settembre 2009)