Galleria Rizzarda, i maestri del '900 in pinacoteca
di CORONA PERER
Nel centinaio di opere esposte ci sono quelle del più dotato allievo di Luigi Cima, Toni Piccolotto, celebre per le sue nevi soffici nel solco della tradizione ottocentesca con gli ovattati silenzi invernali che le cospicue nevicate portavano in val Belluna. Poi c'è l'intellettuale Romano Ocri partito alla volta di Firenze negli anni '20 e approdato a Venezia verso gli anni '30 dopo aver studiato la grande pittura del Trecento e del Quattrocento. Le sue opere offrono evanescenti figure femminili sospese nel sogno e nell'incanto ma sempre pronte a passare il muro del mito per offrirsi alla realtà (basterebbe vedere i ritratti che il pittore fece della moglie - oggi conservati dal figlio a Cesiominore - così affascinanti da richiamare alla mente il migliore Carrà ma anche il trentino Tullio Garbari).
E' uno spaccato di arte feltrina ed anche un'incursione in una collezione interessante fatta crescere negli anni da una giornalista che si occupava d'Arte: Liana Bortolon. Con l'omaggio agli artisti feltrini del '900 promosso alla Galleria Civica Rizzarda del Comune di Feltre si apre sabato a Feltre (ore 18, Sala Stemmi) un pezzo di mondo che incrociava le rotte della grande cultura, ovvero quelle che a metà degli anni '50 passavano essenzialmente per Venezia attraverso personaggi cruciali come Peggy Guggenheim, la mecenate americana che innamoratasi della laguna e grande appassionata d'arte non ebbe difficoltà a circondarsi delle anime più vitali espresse dalla creatività dell'epoca.
Fra questi c'era certamente Tancredi Parmeggiani, figura fragile e delicata, per certi versi enigmatica, certamente una delle punte eccelse rappresentate in questa mostra curata da Tiziana Casagrande conservatrice dei Civici Musei (allestimento dell'architetto Ferruccio Franzoia).
La mostra feltrina passa dal neo umanesimo intriso di poesia del già citato Ocri, all'arte dal sapore più contemporaneo di Walter Resentera che giovanissimo frequenta a Milano la nascente arte della grafica e della comunicazione pubblicitaria.
Molti nomi fanno della città veneta un laboratorio di menti sempre troppo discrete e umili per imporsi da protagoniste: Attilio Corsetti, Renzo Biasion e Giovanni Pivetta tra loro. Quest'ultimo non ha ancora ricevuto l'attenzione che meriterebbe nonostante la grande poesia delle sue vedute feltrine piene di luce e colori delicati. Recatosi quindicenne a Venezia per gli studi artistici, era stato assistente di Mario De Luigi, e negli ultimi anni con cavalletto e tavolozza peregrinava tra Feltre e Vellai come un innamorato mai pago della bellezza del colle con il castello di Alboino ai cui piedi si dipana la cittadella.
Naturalmente la mostra dedica grande attenzione a Bruno Milano, per la sua personalità innovatrice e carismatica destinata a divenire figura di riferimento del cenacolo artistico feltrino che annoverava anche Gianpiero Fachin, Rino D'Ambros e Vittore Bonsembiante, il quale pur privo di basi accademiche, fu interprete di una pittura emozionale che, partendo da Vincent Van Gogh, rivela la conoscenza dei Fauves e dell'Espressionismo tedesco.
Altri due nomi narrano la stagione dell'arte feltrina: Gianni Palminteri e Addis Pugliese. Il primo (geniale quanto sregolato) con un percorso artistico assolutamente indipendente e innovativo, reinventa le colline feltrine e il secondo che porta la lezione sul paesaggio, da lui acquisita a Feltre, in quel di Latina dove diventerà cantore dell'Agro Pontino.
La mostra feltrina presenta - come detto - anche uno spaccato di collezionismo. Liana Bortolon aveva lasciato la natia Feltre per Milano negli anni ‘20. Assistente di padre Agostino Gemelli alla Cattolica di Milano era poi approdata al settimanale "Grazia". Giornalista e critico d'arte collezionò opere poi donate alla sua città. Ci sono pezzi che rappresentano quasi tutti i movimenti e le correnti del ‘900 con una prevalenza del figurativo sull'astratto: dall'Art Déco di Gio Ponti al futurista Gino Severini, da Mario Sironi, all'informale naturalistico di Bruno Cassinari.
La collezione Bortolon comprende una rilevante selezione di opere di grafica (c'è anche Marc Chagall) e si allarga a Massimo Campigli con le sue tipiche figure femminili che si ispirano all'arte etrusca e cicladica per spingersi fino a Pablo Picasso del quale Feltre propone una brocca e un piatto realizzati nella fabbrica di Vallauris.