Michelangelo Pistoletto e il Terzo Paradiso
(segue dalla pagina precedente)
Dopo aver spiegato che cosa lo specchio aiuta a vedere e quale dovrebbe essere la dinamica del mondo (non la moltiplicazione, ma la divisione, anzi: la condivisione), Michelangelo Pistoletto spiega cosa intende per Terzo Paradiso.
Lei parla di un terzo paradiso per l'uomo. Cosa intende?
Dobbiamo assolutamente traghettarci verso un'altra forma di civiltà più adulta dove anziché moltiplicare riusciremo a condividere.
Lei lo rappresenta nel segno dell'infinito, ma con tre cerchi. Cosa sono?
I due esterni sono la Natura e l'Artificio: il primo è il paradiso dove l'Uomo viveva totalmente integrato e in armonia e il secondo è quello nato nel momento in cui ci siamo staccati dalla natura cioè il mondo attuale e artificiale, che sta precipitando verso una china molto pericolosa.
Il terzo come nasce?
Il terzo, che sta al centro, lo dobbiamo realizzare. Passare un nuovo spazio che unisce natura con artificio: tornando indietro non andando avanti. Noi siamo alla fine di un lungo spazio artificiale e dobbiamo ancora entrare in questo terzo paradiso.
Ma esiste? È un altrove? Una nuova dimensione?
No, dobbiamo ancora costruirla tendendo un nuovo arco di generazioni che avranno fatto tesoro di ciò che è stato.
Oggi dove siamo come umanità?
Siamo sulla strada rettilinea del progresso e andiamo avanti, mentre si dovrebbe fare un movimento circolare: tornare indietro. Abbiamo bisogno di equilibrio, proporzione e forma come nel Rinascimento quando l'equilibrio era evoluzione etica. Politiche economiche, architettura, filosofia, estetica: era un'armonia del tutto senza fughe trascendenti. Il modernismo è invece tutta una fuga verso la scoperta e un viaggio verso l'ignoto con le conquiste scientifiche.
Come descriverebbe la storia di questi ultimi 500 anni?
In due parole, sulle verità su Dio costruite nel Medio Evo, il Gotico costruisce immense guglie. L'uomo prende coscienza di sé e nel ‘900 arriva a fare guglie altissime che addirittura si staccano dalla Terra e portano l'uomo sulla Luna, verso l'ignoto. L'epoca del progresso porta l'uomo avanti e lontano. Ma cosa fa? Arriva e pianta bandiere e dice "questo è mio". Ecco il limite umano: l'uomo non condivide. Accumula.
Quindi che prospettiva vede per l'uomo?
Oggi dobbiamo costruire in modo orizzontale e circolare il che vuol dire guardarsi attorno, voltarsi indietro, vedere in modo globale. Un mio studio sul sistema delle galassie dimostra che ogni punto è al centro dell'Universo, tutto ruota intorno a tutto, e l'universo ha un'infinità di centri. Ma non invento nulla: questa è fenomenologia.
Quale sarà allora l'Uomo futuro?
Un Uomo assolutamente cosciente. La coscienza è il frutto della sapienza. Rendersi conto del proprio stato fornisce capacità di autogoverno. Solo così si potrà avere democrazia. Senza autonoma capacità di giudizio non ci sarà mai democrazia. Per divenire consapevoli servono sistemi educativi capaci.
È quanto teorizza la Città dell'Arte che lei ha fondato a Biella?
Sì, la Città dell'Arte parte dalla consapevolezza che l'arte può essere di grande aiuto perché sviluppa la sensibilità: con gli oggetti, nelle relazioni interpersonali. Dobbiamo portare i giovani verso una dimensione evoluta. L'umanità intera deve diventare adulta: siamo bambini con giocattoli pericolosi tra le mani.
Quindi viviamo in totale disarmonia?
Certo, siamo primitivi, arretrati culturalmente. Viviamo in modo pericoloso e abitiamo in un mondo di cui non abbiamo piena consapevolezza. Siamo nell'infanzia della civiltà. Lo vedo nella incapacità dell'uomo a condividere: terribile. È questo il primo passo da fare.
TESTI E FOTO DI CORONA PERER
(riproduzione vietata)