Domanda: quale è il ruolo dell'Arte e dell'Artista oggi? La risposta di- Michelangelo -Pistoletto
(Venezia, giugno 2009 - C.P.) - L'uomo vive in modo pericoloso e abita in un mondo di cui non ha piena consapevolezza. Secondo il Maestro Pistoletto viviamo nell'infanzia della civiltà e la rirpova sta proprio nell incapacità dell'uomo a condividere.
Maestro, sta parlando dello squilibrio tra paesi ricchi e poveri?
Esatto. La ricchezza è concentrata dove c'è la tecnologia. Ma le materie prime, cioè la ‘vera' ricchezza, sono in luoghi poverissimi. Lo trovo incredibile per l'uomo che si dice evoluto.
Gli indigeni hanno molto da insegnarci, quindi...
Loro sono esseri perfetti inseriti in economia perfetta, come le foche o le mosche, invece noi ‘evoluti' andiamo a piantare bandierine su posti che non sono nostri e a depredare. Pensi a cosa ha fatto il colonialismo. Quindi la parola cruciale è ‘condivisione'. O si fa o è la fine.
Quale leva bisogna agire?
L'educazione è il vero lavoro da fare. Trasformare questo mondo, capire che il concetto di povertà può rappresentare il grado più alto di ricchezza perché nella povertà c'è l'essenziale e il giusto scambio, mentre la ricchezza è devastazione: concentrazione che esclude.
Quindi il futuro è nelle mani di chi?
Nelle mie, come nelle sue. Siamo tutti chiamati ad agire. A Venezia dopo la performance, c'è chi ha detto che le mie riflessioni non davano speranza. Io detesto questa parola perché denota lo stato di chi si aspetta qualcosa o che qualcuno faccia per lui. Non ha senso: agisci, dico io. I momenti di grande crisi sono inevitabili, in tutte le epoche ci sono stati. Tutti i nodi vengono al pettine e ormai questo pettine è pieno di nodi, ma sono proprio i momenti di crisi che chiamano a gran voce energie risolutive.
Lei crede l'uomo capace di una soluzione?
Non ci si deve attendere "la" soluzione definitiva: non esiste. Esiste invece un cammino, magari attraverso altre piccole crisi che produrranno altri cambiamenti. È importante vedere oltre e concepire il mondo come sarà per gli altri, non solo per noi. Credo che il futuro ci chiederà di cambiare strategia e di neutralizzare i danni fatti. Non credo esistano impedimenti. Bisogna lavorare molto e cercare percorsi alternativi, aggirare gli ostacoli.
Che ruolo ha l'Arte in tutto questo?
L'Arte del XX secolo ha prodotto un grande risultato: l'autonomia. Non è più privilegio unico dell'artista. Anche nei suoi errori, l'artista è patrimonio di tutti. Un tempo era solo per una fetta di società, la più ricca. Quindi ora l'Arte può proporre una dinamica profonda e diventare modo comune.
Come Artista lei quale ruolo sente di ricoprire?
Quello di portare, con il mio lavoro, a raggiungere questa maturità. E solo l'Arte (per arte intendo anche poesia, filosofia...) possiede questa caratteristica: portarci verso una capacità critica. L'arte è non solo liberazione dalle sottomissioni, ma un modo per far emergere chi è sottomesso. Arte e filosofia sono conquista della modernità perché hanno capacità critica e si muovono sulla complessità.
Lei parla anche di spiritualità. Che cosa è per lei?
La spiritualità è tutto ciò che concerne il movimento del pensiero, dalla minima pensata alla più complessa teoria. Di certo non abita nelle religioni che hanno cercato di rispondere al bisogno dell'uomo di capire confezionando risposte oscillanti tra deismo e Dio unico, organizzando la vita sociale e mantenendo l'uomo in uno stato di ingenuità di ignoranza e illusione. Lo stato ideale per manipolare la mente.
Questo è il metodo, ma lei vede anche un errore di fondo?
Il vizio è questo: ad una domanda primaria di natura scientifica - ovvero quale sia l'origine del mondo - l'Uomo ha ricevuto una risposta mistica, che ai primordi fu mitologica. Ma domanda e risposta possono arrivare solo fino a un certo punto.
Quindi la domanda ‘Dio c'è?' non ha risposta?
No, ce l'ha, è... ‘sì, io ci sono'. Solo questo posso affermare. Sono io uomo che ho dato nome a Dio.
Lei ha non ha fede, dunque.
Non ho fede, ma ho molto spirito. Niente e nessuno merita fede se non rapporti di pensiero e scambio. Relazione è divisione: cooperazione. Un nuovo Umanesimo.
Sta scrivendo anche un libro sul suo pensiero vero?
Sì, in realtà serve più a me stesso, perché scrivere è conoscersi. La parola è importante è come un passo. Ogni parola è un piedistallo per la successiva.
Uno specchio?
In qualche modo sì.
(fine)
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