Il Margine manda in libreria ad un anno dalla morte una testimonianza del giornalista altoatesino che con il grande filosofo Raimon Panikkar ebbe modo di dialogare e di costruire una grande amicizia:di pensiero.

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Ad un anno dalla morte (26 agosto 2010) di  Panikkar, uno dei più complessi e affascinanti pensatori del nostro tempo, Francesco Comina ha voluto ripercorrere, con la passione del discepolo, le suggestive visioni per una nuova armonia fra il cosmo, Dio e l'uomo. Molti ancora ricordano il passaggio che Panikkar fece a Trento nel 2004 in occasione di un incontro nell'ambito delle iniziative della Università di Lettere. Panikkar portò in Trentino un discorso di pace, di amore, di passione per l'uomo e per la madre terra.

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Dopo la prima presentazione Fondo in val di Non con il noto vaticanista Luigi Sandri, il 26 agosto nel giorno del primo anniversario dalla morte di Panikkar, Francesco Comina parteciperà ad una serata dedicata al filosofo nell'ambito del convegno di spiritualità di Oreundici a Trevi nell'Umbria. Alle ore 21 nella sala conferenze dell'Hotel della Torre verranno presentati i libri "Il cerchio di Panikkar" di Francesco Comina e "Pluralismo e Armonia. Introduzione al pensiero di Raimon Panikkar" di Achille Rossi.

FRANCESCO COMINA: "Il cerchio di Panikkar"

(Trento, 22 agosto 2011) - Diceva di sé: "Sono nato cristiano, mi sono scoperto indù e torno buddhista senza aver mai perso di vista la mia identità originaria". Ha scritto una cinquantina di opere fondamentali e un centinaio di saggi, ha tradotto testi Veda, ricevuto lauree honoris causa in prestigiose università, ricoprendo incarichi di consulenza per le Nazioni Unite e per l'Unicef. Eppure ai più resta sconosciuto.

Ma il pensiero di Raimon Panikkar è stato autotenticamente rivoluzionario per aver aperto un nuovo discorso sull'uomo, su Dio e sul cosmo. In Italia sta uscendo l'opera omnia, ma intanto è tempo di celebrarlo nel primo anno dal giorno della sua morte-rinascita (26 agosto 2010).

Il giornalista altoatesino Francesco Comina, che ha avuto la grande opportunità di conoscerlo  - un'amicizia nata venticinque anni fa ad Assisi e proseguita poi grazie ad incontri, meditazioni, conferenze, scambi di idee, corrispondenze - manda in libreria ad un anno esatto dalla morte un saggio della casa editrice Il Margine con prefazione di Serge Latouche (teorico della decrescita) con il quale si ripercorre l'orizzonte metapolitico di Panikkar, le sue metafore e la sua grande lezione.

A partire dal disarmo della ragione, dalla fondamentale esigenza di silenzio (che viene prima di tutto ed è precondizione di conoscenza). "Beati coloro che raggiungono l'ignoranza infinita" diceva Panikkar, che sull'Uomo, Dio e il Cosmo ha lasciato perle di saggezza, inascoltate.

Non a caso il libro-omaggio di Comina insiste sulla necessità di una metanoia radicale. "Per salvare la realtà è necessario uno sforzo supremo, una vera conversione di mente, anima e corpo" scrive Comina. Vanno cioè rimessi in discussione gli ultimi seimila anni di esperienza umana.

"La ragione dev'essere disarmata, il tempo va riportato alla sua natura reale, alla sua tempiternità. Al posto dell'ecologia va maturata una ecosofia, che consideri la terra come parte del corpo. Più che la politica si deve inseguire l'orizzonte metapolitico. E poi il dialogo intra-religioso, l'inter-in-dipendenza, il non-dualismo, il principio trinitario, la sapienza dell'amore. Tante visioni che nulla possono di fronte alla realtà più profonda, il silenzio, il mistero".

Figlio di madre catalana, cattolica e di padre indiano induista, legato ai circoli gandhiani, Panikkar assorbì nel suo stesso dna una doppia appartenenza, occidentale e orientale, che volle mettere in relazione e in dialogo.

Si considerava al cento per cento cattolico e al cento per cento induista. Laureato in chimica, filosofia e teologia, si è confrontato fin dai primi anni Cinquanta con alcuni grandi protagonisti della Novento, da Niels Bohr ad Karl Kerenyi, da Lévinas a Mircea Eliade che lo indicò come suo prosecutore. Ha avuto un ruolo importante durante il Concilio Vaticano II.

Ha insegnato in varie università europee prima di trasferirsi all'università di Varanasi in India dove ha insegnato per oltre vent'anni. E' stato poi invitato prima ad Harvard e poi a Santa Barbara in California dove ha chiuso la sua attività accademica come professore emerito di storia e filosofia delle religioni.

La definizione cui Comina perviene è la seguente: "Panikkar non era una linea: è un cerchio". Tentare una definzione di uno dei più importanti pensatori del Novecento è arduo. E Serge Latouche in prefazione commenta che "...il cerchio di Panikkar, ci indica un cammino possibile" aggiungendo "...in fin dei conti quello che conta nella vita non è tanto il logos, la razionalità, quanto l'essere, la vita, la relazione di volti". Come lo stesso Latouche ricorda, Panikkar denunciò a più riprese il pensiero unico dell'uni-versum (girato cioè verso l'uno) per sostenere la necessità di un pluri-versum: ovvero un mondo pluarle e pluralista.

In tempi di così forte individualismo, in tempi di così forte appiattimento relazionale, il suo è il pensiero di un profeta. Tanto celebre, quanto sconosciuto.
(C.Perer)

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