La Povertà può essere felice
Indiano? Asceta? Vagabondo?
Macchè: napoletano, come spiega in puro accento... toscano. Vive da anni a Firenze, ma ha per tetto il cielo. Al nord ci è salito a causa del caldo oppressivo di questa estate. Sessant'anni, si definisce un uomo felice. Ha fatto tappa con il suo inseparabile Mercadante in città con presenza fissa nella via dello struscio cittadino, seduto ai piedi dei palazzi di Via Calepina, sede della pontentissima Fondazione Caritro. Quando gli facciamo notare che sopra ...gli sta una banca, fa cenno di raccogliere le sue poche cose e volersi spostare. "L'odore del denaro mi ha sempre dato fastidio" dice tenendo bene in vista la ciotola del cane a mò di piattino.
Avvertito il rischio di un equivoco - viste anche le dimensioni del 'piattino' - specifica che ciò che raccoglie basta alla sussistenza sua e del cane.
"E quando ci sono 10 euro sono ricco, mi bastano a volte anche per due giorni. Allora in quei giorni non faccio l'elemosina e se non ci sono...se fà dieta" ha aggiunto.
Colpisce la serenità del volto e la ciotola linda riservata al denaro. Ancor di più stupisce Mercadante che non lo strattona durante tutto il colloquio.
"Lascia stare, non è gente per noi!" sembra dirgli.
"Attento...questa è una giornalista, le interessa solo la foto e vendere la tua povertà".
Ma la vera povertà stava sul marciapiede, accanto allo struscio.
Perchè l'indiano, ignorato dai più, ha destato la curiosità dei passanti solo quando è stato visto in azione un obiettivo fotografico. Il mio.
A quel punto qualcuno si è fermato per chiedermi, sottovoce, donde venisse il misterioso indiano.
Il quale peraltro, lo avrebbe spiegato di persona, se solo qualcuno ogni tanto osasse perdere tempo con uno sconosciuto.
Corona Perer