Metti una donna come capo - Susanna Scarabicchi, responsabile del team di progetto MUSE

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Susanna Scarabicchi, foto di Gianni Berengo Gardin

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Foto: copyright by RPBW Architects

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Foto: copyright by RPBW Architects

Susanna Scarabicchi, architetto capo...di Renzo Piano

di Corona Perer

E' in cantiere dalle 8 del mattino alle 9 di sera, tutte le settimane. Negli uffici posti a lato di via Sanseverino coordina riunioni, comunica con Genova, aggiorna il team di progetto. E' il primo interlocutore di "Castello Sgr" il fondo proprietario dell'opera. Susanna Scarabicchi, architetto, 45 anni, è il braccio destro di Renzo Piano. Lavora con lui da 20 anni. E' uno dei 13 partners dello studio genovese che conta anche 15 associati. E' lei la responsabile del progetto Muse. Tra gru e maestranze muove 200 persone, saranno 700/800 in fase di finiture. A sera, tolto il casco, torna in albergo. "Trento mi piace, è una città vivibile se paragonata a Torino o Roma". Sono le città dove ha soggiornato quando coordinava il rifacimento del Lingotto e l'Auditorium della Musica. Per il Museo della Scienza ha lavorato a fianco di Michele Lanzinger, direttore del Museo Tridentino Scienze Naturali. Il progetto nasce infatti sullo sviluppo di un programma scientifico ben definito. Del resto, per disegnare la nuova sede museale, Renzo Piano doveva sapere che cosa si intendeva farci dentro.

Architetto Scarabicchi, come cresce il cantiere di Trento?
Bene e nei tempi stabiliti. Si lavora a ritmi serrati.

Quali sono state le complessità progettuali?
L'idea di fondo, per niente facile: ricucire un tessuto urbano dolorosamente separato da una ferrovia, perfare di un'area marginale un vero quartiere.

In quanti avete ridisegnato la Trento del futuro?
Il team di lavoro varia secondo le fasi. Siamo stati anche in 12, ora siamo in 5: Danilo Vespier, Emanuele Donadel, Stefano Rossi, Matteo Orlandi ed io.

Che metodo di lavoro seguite?
Il nostro è un andata-ritorno continuo dal particolare al generale: anche dopo aver finito di disegnare non si smette mai di pensare a un progetto. Perché non c'è mai un solo pensiero e guai se non fosse così: si rischierebbe di perderlo.

Tutto stabilito o c'è ancora qualcosa in definizione?

Stiamo lavorando ai tre sottopassi che operano la ricucitura. Due sono in fase di definizione dal Comune, il terzo dalla Provincia perchè ripristina l'ingresso di palazzo Albere ad est, dove era originariamente.

Quale linguaggio architettonico mette in relazione le linee postmoderne del Muse con l'edificio antico?
Quello della discrezione. Nella parte finale più vicina al Mart, il Muse si fa trasparente e immateriale. Sembra fare un passo indietro di fronte al quadrato forte dell'antico palazzo: si apre e si scompone. E' il punto dove il Muse declina il programma scientifico del dr. Lanzinger, sull'eco-sistema trentino (ogni forma ha una funzione didattica precisa). La trasparenza della ‘serra tropicale' permette all'antico di emergere e dominare quella parte di città. E' questo che determina il linguaggio tra vecchio e nuovo.

La strada che oggi percorriamo cosa sarà domani?
Un parco, su cui si affacciano l'edificio storico e il Museo della Scienza in rapporto con il fiume e il Bondone. L'insieme di edifici si posiziona tra due poli: Muse a nord e Centro Congressi a sud. L'effetto è aggregante: i due magneti sono collegati da percorsi pedonali.

 

Quale è il punto di forza di questo progetto?
La sua volontà, è la sua forza. Creare un ambiente omogeneo pur nella totale diversificazione di ben 16 edifici, una bella sfida.

C'è qualcosa a cui l'arch. Piano ha dovuto rinunciare?
Niente. Piano ha avuto un ottimo rapporto con committente e enti locali. Nessun rammarico: tutto concordato, tutto condiviso.

 

I materiali: si è detto che sono coerenti con il territorio.
Sì. Il forte rapporto con l'acqua e la tradizione ci ha fatto scegliere  porfido, legno di larice, pietra di Verdello, Rossone di Trento.

 

Il legno resisterà nel tempo?
Abbiamo valutato centinaia di essenze e compiuto test su invecchiamento e colori nel tempo. Abbiamo anche costruito un edificio-campione (il mock-up) per testare i materiali.

Architetto, come si lavora con un collega come Renzo Piano?
Benissimo. E' un uomo di grande sensibilità. Sa ascoltare e ha grande rispetto. Ad ogni riunione si esce arricchiti.

Quale è il tratto che lo distingue?
Le eccezionali capacità organizzative e di sintesi.
(ottobre 2011)

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