Edgar Caracristi "Canto Gelido"
di Corona Perer
(Trento, maggio 2008) - Mortai e pestelli, pigmenti di ogni colore che si produce da solo, pennelli, tele, un antico torchio. Lo studio di Edgar Caracristi assomiglia ad una tana dove nella confusione il genio artistico fa le sue scorazzate creative. "Canto gelido" nasce qui.
Edgar Caracristi con queste opere riassume gli ultimi anni di discreto e silenzioso lavoro tra bozzetti teatrali e fondali scenici e quel profondo nord presente nelle vene dell'artista come nelle sue tele. E tuttavia, anche dentro la gamma dei grigi che da sempre accompagna la produzione del giovane, ma già affermato, Caracristi c'è passione mediterranea.
"Creatività e rigore. Passione e disciplina". Sono queste le note salienti individuate da Claudia Gosetti che firma il saggio critico Non potrebbe essere diversamente dal momento che l'artista si ciba di musica che esegue, compone, ascolta e che sono parte della sua stessa dimensione fisica.
C'è uno spartito musicale invisibile nelle opere di Caracristi e anche in questi ultimi ‘canti gelidi' dove navi arrugginite sembrano sospese più che incagliate in un non-tempo e in un non-spazio, c'è sempre qualcosa che richiama l'anima mediterranea. Si potrebbe chiamarla ‘nostalgia' e difatti l'artista racconta che nelle sue frequenti vacanze in Grecia l'unico vero grande passatempo è fotografare navi, meglio se vecchie, meglio ancora se dismesse. Il mare e i suoi relitti sembrano il luogo di un sé perduto, una stanza gelida che alberga in ognuno di noi e che nel vocabolario si trova alla voce ‘solitudine'.
Le tipiche caratteristiche delle opere di Caracristi sono confermate: la persistente gamma di grigi innanzitutto, ma anche la timida presenza di una punta di giallo opaco che contamina momentaneamente la tavolozza, altrimenti fredda, dell'artista. Potrebbe essere la ruggine interiore che l'artista cerca in qualche modo di rappresentare. La morte è un tema ricorrente benchè sia tabù per la cultura d'occidente. L'insistenza di Caracristi nel fissare il relitto, cioè l'oggetto che non-è-più è un ri-meditare la vita.
Tra i soggetti di "Canto gelido" ci sono quelli cari e tipici della sua produzione. La nave come l'uomo acefalo, il treno come i paesaggi post-industriali che sono ormai divenuti archeologia di vita e di umanità. Aria di vetro e Passacaglia sul relitto sono luoghi in cui la presenza dell'uomo è appena avvertibile, e tuttavia c'è lirismo antropologico, poesia. L'elemento melodico delle opere che attingono direttamente al mondo della musica, ci dicono l'anima dell'artista dall'animo mite e dall'atteggiamento distaccato nei confronti dell'art-system.
Che l'artista emozioni ricorrendo al gelo è di per sé già una notizia ma la voglia di sperimentare dice anche di una calda passione: tra affresco e incisione, anche le attività al torchio calcografico del 1845 che ha acquistato e posizionato nei sotterranei del suo studio a Lizzana, Caracristi esegue personalmente e a mano le sue incisioni con una tecnica che ha bisogno di lunghi tempi di produzione.
Caracristi pratica la tecnica della puntasecca a tre sovrapposizioni di stampa grazie all'ottocentesco torchio a tampone. Un relitto strano in uno studio di un autore contemporaneo dove invece la ricerca va a braccetto con la grande tradizione. Sul suo tavolo di lavoro centinaia di vasetti sono ripieni dei pigmenti che lo stesso Caracristi ottiene con mortaio e pestello. Ricordano il ‘far-pittura' di artisti meticolosi e ormai scomparsi. La Gosetti richiama in Caracristi il grande Vermeer che, in un periodo di profonda crisi economica, continuava ad utilizzare i lapislazzuli per ottenere il suo blu oltremare.
Una curiosità e un'opera dalla storia curiosa: la campana rovesciata (o campana morta). Era stata acquistata dall'Associazione Numismatico Filatelica di Rovereto che avrebbe dovuto donarla alla Campana dei Caduti nel 2005 per l'11^ Mostra Internazionale di Filatelia. Vennero persino stampate delle cartoline con l'immagine dell'opera, spedite in tutta Italia.
"Ma l'opera non venne mai più ritirata dall'associazione che la ritenne funesta se non inquietante. Ed invece io volevo raccontare la rinascita dal cataclisma, cioè la guerra, una sorta di nuovo utero per una nuova terra" racconta l'artista che fa spallucce e con un sorriso sereno mostra di non dar troppo peso all'accaduto. Tuttavia ha deciso per questa mostra di tirarla fuori.
Lui nel suo studio tra una ciaccona e una passacaglia generi musicali applicati alla sua pittura, ha altro da fare. E sinceramente crediamo che sia meglio lasciarlo fare. Questo artista ha il potere di toccare dentro e di muovere il nostro universo emozionale anche quando i suoi sono canti gelidi. Eppure pieni di passione.