Un libro, tante vite: spezzate o condizionate dalla camorra "La felicità vince quando la speranza e la coscienza smettono di essere latitanti" afferma Rosaria Iazzetta che ha messo tutti in un libro: i camorrati e i loro sogni infranti

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ROSARIA- IAZZETTA- "La mala tolleranza"

di Corona Perer

"A Napoli niente è normale. Manca la manutenzione quotidiana della legalità" afferma una delle vittime. L'impegno di Rosaria Iazzetta, fotografa-artista, performer nonchè docente di scultura all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, non conosce vie di mezzo.

E fa bene: perchè la mafia si combatte urlandola. Si combatte solo abbattendo il muro del silenzio e aprendo gli occhi a chi non vuol vedere. Lei lo fa da anni con le sue immagini, dove una pistola (sia di pane o di cioccolato bianco, non importa) convive con il rito quotidiano del caffè. Lo ha fatto con le mostre, con le installazioni, ed ora con un libro che raccoglie testimonianze di vittime della camorra e le foto della mostra "Nothiness" presentata a Napoli nella primavera 2011. 

"La Mala Tolleranza" (edizioni Inac ulisse&Calipso),  è nato dall'unione di fotografia e narrazione. "Stavo lavorando da tempo sulla interprestazione fotografica utilizzando banner sugli edifici" ci racconta l'artista "poi ho pensato di unire a questa la testimonianza diretta di chi, per colpa del sopruso cammorista è costretto ad implodere dentro, senza mai trovare una vita migliore fuori".

Ecco dunque che di immagine in immagine si parla di abitudine al male, quella ormai tragica e nefasta "banalità del male" che fu narrata persino durante la Shoah da Hannah Arendt: perchè al male ci si abitua, specie se è quotidiano.

Rosaria Iazzetta aggiunge però che "....Mala Tolleranza sta per l'abitudine di abituarsi al male, senza rendersene conto, senza capire e riconoscere i diritti negati, senza più desiderare di vivere i propri sogni". Il che diventa avvallare il male.

Il testo si legge tutto d'un fiato: di orrore in orrore. L'orrore della convivenza con la normalità di qualcosa assolutamente anormale. Ci sono una sessantina di testimonial, e con i loro volti, le loro mani, i loro occhi tristi, il colore di una Napoli che resta nonostante tutto una fra le più belle città al mondo, ci sono foto piene di vita, nonostante la morte.

Nelle sue foto c'è Mons. Riboldi, ex vescovo di Acerra, ritratto in studio: lui di morti e di camorristi ne ha visti e ammoniti tanti. C'è la pistola, tema ricorrente: cotta al forno, al pane, allo zenzero, forgiata dalla sabbia in riva al mare. E' la macellazione dell'anima quella che porta Rosaria Iazzetta a rappresentare due pistole fatte di carne da mettere sulla padella, carne macellata di fresco. 

Il libro scorre veloce e pesante, una passeggiata nella rappresentazione di riciclaggio e malaffare che tuttavia non mette fuori dalla porta la speranza.

"Dedico questo libro a tutta quella gente che per paura di dire la verit, preferisce morire dentro". Il merito del lavoro di Rosaria Iazzetta è immenso, bisogna dargliene atto.
(Corona Perer 30 agosto 2011) 


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