Ore 5,57: Durni...arriva
"Morgen...!" . Il presidente imbocca le scale per primo e fa strada: dietro a lui tutta la gente, un piccolo corteo per nulla addormentato, per nulla scomposto, per nulla rumoroso. E per nulla privo di speranza: di mamma Provincia ci si può fidare.
Osservo questo piccolo capolavoro di cittadinanza che entra dentro la pancia del palazzo e fotografo a ripetizione. Sono ancora l'ultima in fondo alle scale. L'umanità carica di speranza sale. Fuori un mattino sferzato da un vento già gelido di fine ottobre.
Sono due le rampe di scale che separano il piano del Presidente. Appena sopra un lungo corridoio conduce dritto alla stanza del Presidente. Il piccolo corteo è salito silenzioso, l'autorevolezza che circonda l'apri pista dice la fiducia. "E' un uomo che se vuole può cambiare le cose".
Questo è quello che si ripetono intimamente le persone che con ordine civilissimo varcano la soglia della Presidenza. All'inizio della rampa di scale ho notato un dettaglio interessante: nessuna ressa. Ognuno ha preso le mosse dietro a chi veniva per primo, già pronto a rispettare l'arrivo.
Dietro al Presidente c'è un uomo e dietro a lui due ragazzi poco più che ventenni. Al secondo piano sul corridoio c'è già un segretario pronto ad assistere l'andirivieni di persone.
Il piccolo corteo sale silenzioso con il suo carico di cose da dire e cose da non dimenticare. Ci sono le speranze e le delusioni, chi torna e chi arriva per la prima volta. Tutti hanno una certezza: parlare col Presidente è la cosa migliore da fare.
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