Antonio Lampis e la didattica dell'Arte
di Corona Perer
(Bolzano, 14 ottobre 2009) - Un intenso quadro di Mario Schifano è alla porta del suo studio. "Poco tempo fa c'era un magnifico Boetti, che ora sta al Museion" dice, ricevendo cordiale. E' un manager della cultura che si definisce "burocrate", Antonio Lampis, dirigente alla Ripartizione Cultura Italiana della Provincia autonoma di Bolzano.
Classe 1964, nel tempo libero fa anche il dj. Oltre a dirigere gli uffici che producono la cultura italiana, è vicepresidente del Museion. Nel suo curriculum (otto pagine fitte) non si contano pubblicazioni e saggi. E' stato anche visiting professor in varie facoltà universitarie (da Venezia a Urbino, dal Dams di Bologna alla stessa Bolzano).
Ci sono già 26 anni di burocrazia sulle spalle del pur giovane manager che si è anche occupato di terrorismo ed ordine pubblico. Laurea in giurisprudenza, Lampis è un esperto di politiche culturali. Spiccata la sua passione per il contemporaneo. Tuttavia è stato artefice di alcune tra le più interessanti operazioni di didattica dell'arte degli ultimi anni.
Tra queste va citata per la sua formula inedita la mostra sul Barocco Napoletano nel 2008. Aprì a Bolzano le porte ad una sperimentazione: il visitatore veniva condotto in un vicolo partenopeo e al buio doveva cercarsi le opere e le relative informazioni. Non era però abbandonato perchè tecnologicamente messo nelle condizioni di crearsi un percorso in autonomia, di stamparsi le informazioni trovate e persino di costruirsi un catalogo personale da scambiare in rete.
"A distanza di mesi riceviamo ancora lettere piene di entusiasmo" confida Lampis. La mostra sul Barocco Romano "Respiro Barocco" inaugurata di recente al centro Trevi di Bolzano ha invece ribaltato il concetto, portando l'esperienza agli antipodi: il visitatore accede solo su prenotazione e ha una guida tutta per sè. Del resto andare a scoprire i capolavori della Roma papalina è come entrare nelle stanze esclusive del principe ove si accede solo se accompagnati.
La questione di come va accompagnata un'operazione d'arte (e come va curato il visitatore) è del resto cruciale e Lampis lo sa bene dal momento che da vice presidente del Museion conosce le insidie presenti nel terreno dell'arte contemporanea. E come critico non ha mancato di denunciare i casi in cui i curatori, avevano davvero avuto... poca cura dei visitatori.
Dottor Lampis, quale errore un curatore non deve mai compiere?
Quello di non saper comunicare il proprio progetto o comunicarlo male.
Entrando in un museo io devo sapere chi è il curatore e cosa mi sta proponendo: devo capire.
Se ci sono problemi sono dunque problemi di comunicazione?
Certo. Spiegare al visitatore le scelte e le opere è un dovere assoluto. Sono molto a disagio con quel mondo di curatori che si parlano addosso, in modo autoreferenziale. Spesso i selector vengono osannati, al tempo stesso i musei hanno perso contatto con il pubblico con direttori intronati e progetti a volte poco accessibili al grande pubblico.
Lei ha vissuto in prima persona il caso della Rana crocifissa. In quel caso, di chi era la colpa: dell'opera in sé o di come fu presentata?
Devo dire che ci fu anche una congiunzione astrale negativa, ma la mancanza di cura verso il visitatore fu totale. Poi venne una strumentalizzazione mediatica e politica senza precedenti. In venticinque anni di carriera è stata l'esperienza più traumatica.
Trento ha vissuto qualcosa di simile con il monumento di Dante. Visto da Bolzano come le è parso quel caso?
Il lavoro sul contemporaneo è un lavoro di rischio. Mi limito a dire che ci sono anche vie per evitare questi rischi.
La rana mise a nudo errori manageriali o di natura artistica?
L'uno e l'altro. Il Museion all'epoca era una piantina delicata che doveva ancora crescere, la partenza doveva essere più delicata. Il gesto provocatorio nacque nell'autonomia contrattuale di cui godeva la direttrice dell'epoca.
E l'enorme buco finanziario?
Anche. Nel mese precedente l'inaugurazione lo staff della direttrice pensò solo a come renderla memorabile e per certi versi lo è stata, viste le conseguenze.
A Trento per Dante a un certo punto della sollevazione popolare è stata accusata la stampa...
Il caso "rana" registrò incuria giornalistica (come il presunto intervento del Papa che non c'era mai stato), ma va detto che nello stesso periodo, sparse per l'Europa, c'erano almeno 12 altre rane. Il contemporaneo aveva decisamente alzato il tiro con un intreccio di arte, politica e religione.
Quindi Bolzano era la cartina al tornasole di un umore europeo?
A Bolzano è accaduto quanto stava accadendo in mezza Europa (penso all'ultima cena omosessuale esposta a Vienna). Tuttavia ci fu un deficit di prudenza, che è stato pagato molto caro visto che siamo arrivati anche nella prima pagina del giornale di Bogotà.
In tutta franchezza, c'è qualcosa di buono che la precedente direttrice ha fatto?
Direi che come selector Corinne Disserens è stata capace. Ha saputo cosa comprare, trattando al miglior prezzo e portando capolavori in casa.
Ad esempio?
La valigetta di Duchamp, opera fondamentale per comprendere il rapporto fra parole e arte.
Avete ripianato la voragine di cassa?
Sì il buco è stato sanato, le spese ora sono sotto controllo, ma il budget procede a scartamento ridotto, sarà così anche per il 2010. L'attuale direttrice Letizia Ragaglia ha intanto lavorato con discrezione, riprendendo i rapporti con artisti e associazioni del territorio. Ora c'è anche una bella mostra, New Entries, centrata sulle nuove acquisizioni.
Dottor Lampis, cosa dovrebbe essere il contemporaneo?
Io direi cosa poteva essere... Poteva essere una grande occasione per il pubblico che invece se ne è allontanato impaurito. Bisogna riconquistarlo.
Manifesta7 vi ha aiutato da questo punto di vista?
Manifesta resterà nella storia: con soli 3 milioni di euro ha prodotto verso il territorio un'azione promozionale straordinaria. Tant'è che la manifestazione ha raddoppiato il suo valore e per 7 milioni di euro è andata in Spagna. Ma aver riaperto l'Alumix e Fortezza, ha ridato visibilità e nuova vita a luoghi che erano la storia di un città e una provincia e ora sono luoghi d'arte di grande suggestione. E questo è il frutto migliore che ci è rimasto oltre ad una rassegna stampa alta almeno 10 centimetri.
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