Beatrice Cenci, mito e tragedia
di Corona Perer
Cardinali, cortigiane e vittime innocenti: è la Roma papalina che fu mostrata da "Respiro Barocco, un viaggio nelle Roma del '600" a Bolzano lo scorso anno (oltre 4000 mila le presenze).
Tra i capolavori dell'arte barocca prestati da palazzo Barberini, c'era un ritratto che è stato definito "il quadro più triste che sia mai stato dipinto, o concepito". Una imago mortis, che evoca tenerezza, dolore. Benchè consapevole di andare alla morte la piccola sembra tuttavia volgersi serena a dire: ‘meglio così che sotto le grinfie di mio padre'. E' Beatrice Cenci. Segni particolari: parricida.
Una piccola donna che aveva patito violenze dal padre padrone che lei stessa aveva ucciso.
A guardarla si resta turbati. Gli occhi di questa ragazzetta di fine ‘500 sono tristi e sereni allo stesso tempo. Dentro c'è il futuro rubato, il passato pesante e un presente assente, annullato dalla detenzione. Il capo volto all'indietro sembra salutare un tempo che le sfugge dalle mani. Una delle leggende nate attorno al dipinto riferisce che Guido Reni l'abbia dipinta durante la detenzione, rendendo immortale la figuretta che resta fissata indelebile sulla tela.
Pagò per tutti la piccola Beatrice e il Pontefice, che l'aveva condannata per parricidio, ne incamerò persino i beni. Dal genitore aveva subito ogni sorta di abusi. Costretta alla fame, segregata nel castello a Rieti, il padre-padrone le aveva tolto la giovinezza. La disperazione della sfortunata ragazza fece maturare in lei, nella matrigna e nel fratello Giacomo, la decisione di ucciderlo. L'uomo fu trovato cadavere la notte del 10 settembre 1598.
Si pensò in un primo momento ad una disgrazia accidentale, ma alcuni indizi fecero sospettare l'omicidio. Le indagini portarono così all'arresto dei Cenci e dei sicari, che sotto tortura confessarono il delitto. Nel processo tutta la città fu coinvolta. Nonostante l'appassionata difesa dell'avvocato Prospero Farinacci, il Papa non concesse la grazia: la condanna a morte doveva essere d'esempio e mònito al popolo. Questo gli consentì di confiscare i beni a una delle famiglie più ricche di Roma.
Le cronache raccontano che tra la folla sotto il patibolo ci fosse anche un giovane pittore lombardo di nome Michelangelo Merisi: il Caravaggio. Quell'esecuzione lo impressionò a tal punto da tradurla nel dipinto di violento e drammatico realismo "Giuditta che decapita Oloferne". Il soggetto fu poi ripreso anche da Artemisia Gentileschi (esposta nella mostra precedente sul "Barocco napoletano"). Singolarissima figura di donna-artista contro il sistema, rimarrà così ferita ‘dentro' da decidere di dipingere soltanto decollazioni che al tempo erano all'ordine del giorno.
La storia dei Cenci suscitò enorme interesse tra i letterati e la cultura sin dal '700. Il poeta Shelley e lo scrittore Stendhal furono i primi a scrivere di lei, insieme a Dumas, fino ad arrivare in epoca contemporanea con il teatro di Artaud e a un saggio di Moravia.
Il volto di Beatrice lascia a chi la guarda il palpito e il sogno, proprio come la mostra che l'ha portata a Bolzano che con la bellezza fragorosa e traboccante dei capolavori del barocco capitolino e papale,ha consentito un tuffo nel passato e un'entrata esclusiva nelle stanze private dei Pontefici dell'epoca.
E la povera Beatrice venne posta - con acuta intuizione di chi ha curato l'allestimento - all'altezza degli occhi del visitatore. Il volto interpella nella sua rassegnazione. La piccola sta andando a morire quando volge il capo. E ci dice di una piccola donna punita dal potere e dall'avidità. Morta già prima nell'anima a causa delle violenze del padre-padrone.
La sua esecuzione avvenne con la matrigna e il fratello Giacomo in una data terrificante già allora. Era l'11 settembre nell'anno del Signore 1599, sotto papa Clemente VIII Aldobrandini, nella piazza di Castel Sant'Angelo a Roma. Le due donne vennero decapitate con la mannaia, mentre Giacomo fu straziato con ferri roventi e poi squartato. Il fratello minore Bernardo di soli 15 anni venne graziato ma obbligato ad assistere all'esecuzione dei suoi famigliari.
Il corpo di Beatrice, come chiesto nel testamento, fu sepolto sotto l'altare della chiesa di San Pietro in Montorio in Roma, e la sua testa posata su un piatto d'argento. Per il popolo era diventata una martire da venerare. Iniziava così il mito della piccola morta in esecuzione di una sentenza voluta da un Papa che voleva punire l'omicidio di un uomo crudele. Quel Francesco Cenci di indole violenta, arrogante e depravato, più volte incarcerato e processato per delitti infamanti.
"Nessuna attenuante" sentenziò inflessibile il Pontefice.
(dicembre 2009)
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