Pubblicato il carteggio in gran parte inedito tra lo statista e un sacerdote

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La scrittura di Alcide De Gasperi

 

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L'autore Maurizio Gentilini

 

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La copertina del libro

MAURIZIO GENTILINI e l'Alcide De Gasperi inedito

di Corona Perer 

(aprile 2011) - Il palazzo di Montecitorio a Roma ha ospitato alla presenza del presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini e del presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai, la presentazione dell'opera in quattro volumi edita da Il Mulino "Scritti e discorsi politici" di Alcide De Gasperi. Era  presente anche Maria Romana De Gasperi, figlia del grande statista.

Non meno importante il libro che Maurizio Gentilini, archivista ed esperto di gestione documentale, ha dato alle stampe di recente che è stato presentato nella sala conferenze della Fondazione Caritro alla presenza dell'autore. Anche in questo caso era presente la figlia Maria Romana De Gasperi oltre che Pierluigi Ballini, ordinario di Storia Contemporanea all'Università di Firenze. 

Emerge un De Gasperi inedito dal  libro di Gentilini. "Fedeli a Dio e all'uomo" edito dalla Fondazione Museo Storico della Guerra porta alla luce sessantuno lettere molte delle quali inedite. Lo statista si offre al lettore con il suo sguardo profondamente cristiano ma con una limpidissima visone della laicità che lo porta a giudizi critici e preoccupati sui Patti lateranensi del '29, circa gli effetti della politica concordataria per la libertà di ciascuna delle parti in gioco. 

Il carteggio tra lo statista e don Giulio Delugan sacerdote trentino racconta di due uomini di fede, ma anche due uomini di comunicazione ed il libro in un certo senso getta una luce critica non solo sulla società del tempo e i rapporti con la Chiesa ma anche sul "fare comunicazione" in politica.

Nato a Rovereto nel 1969, Maurizio Gentilini ha lavorato all'Archivio Diocesano Tridentino e all'Istituto Sturzo di Roma, e ora è funzionario del CNR di Roma.

Cosa emerge di nuovo da questo carteggio per la biografia di De Gasperi?
Essenzialmente il rapporto che mantenne con la sua terra d'origine attraverso una serie di amici fidati, tra i quali spiccava la figura di don Giulio, personaggio che non è mai stato valutato dalla storiografia in tutta la sua importanza. E poi  la trama di relazioni durante l'isolamento dalla vita politica a causa del suo antifascismo, ma anche la sua spiritualità, tema troppo poco considerato dagli studiosi.

Delugan è descritto come figura di rilievo: emergeva più il sacerdote o più il politico-giornalista?
Le dimensioni della fede e dell'impegno sociale presente nel suo fare giornalismo erano fortemente dipendenti l'una dall'altra. Del resto era così anche per De Gasperi, politico per vocazione più che per professione.

In quale contesto storico si situa il carteggio e la collaborazione?
La maggior parte delle lettere è riferita agli anni '20 e ‘30, con sullo sfondo il trionfo dei nazionalismi e dei totalitarismi in tutta Europa. Dai loro scritti emerge la comune attitudine a leggere e commentare questa temperie storica.

Tra le 61 lettere ci sono anche inediti?
Circa due terzi delle lettere sono inedite. Ma sono quelle giunte a noi come mi ha confermato la figlia di De Gasperi Paola. Per paura dei controlli di polizia e per evitare di compromettere gli amici, spesso gli scritti venivano distrutti.

La lettera è lo strumento ideale per capire il carattere e la stoffa più intima di un uomo: che profilo umano esce di entrambi?
Li accomunava la dimensione della libertà di coscienza. E poi la coerenza tra principi e stile di vita, che praticarono in ogni momento, anche di fronte alle più grandi sofferenze. I valori di libertà e democrazia non potevano per loro essere barattati con scelte di comodo e con il ricorso a opportunismi. Ecco perché oggi uomini così è tanto facile celebrarli, praticamente impossibile imitarli.

De Gasperi e Delugan erano giornalisti: il loro confronto è anche sul piano della comunicazione politica?
Senza dubbio, specie nella lettura degli scenari internazionali, che negli anni '30 era particolarmente difficoltosa a causa dello stretto controllo dell'informazione operato dal regime. Nel libro ho evidenziato come le cronache di politica internazionale scritte da Degasperi sui giornali vaticani fossero riprese da don Giulio nei suoi scritti.

E che cosa possiamo dire dell'uomo di fede?
Delugan scrisse dell'amico: "la fede è stata la sua bussola e la sua lucerna costante, il valore sostanziale e supremo, al quale egli ha subordinato tutti gli altri".

Che idea di Chiesa trapela dalle lettere di De Gasperi?
Il rapporto testimonia un'intensa passione ecclesiale, ma non viene mai smarrito il senso di cosa significasse servire veramente la Chiesa e di come tale servizio esigesse libertà di coscienza, escludendo diritti di rappresentanza esclusiva.

Che rapporto aveva De Gasperi con la Chiesa e le sue gerarchie? Non mancò di manifestare il suo rammarico per l'atteggiamento accomodante dei cattolici a quanto risulta...
Paradigmatici nei suoi scritti i giudizi critici e preoccupati sui Patti lateranensi del ‘29 e sugli effetti della politica concordataria, in particolare per la libertà della Chiesa stessa. Sul piano dottrinale erano persone assolutamente fedeli al magistero, ma nessun dubbio su "quel che è di Cesare", con un fermo e forte senso della laicità.

Quali figure autorevoli ci sono all'ombra di questa corrispondenza?
Molte, e danno un'idea della trama di rapporti intessuta e mantenuta da ambedue nonostante i controlli del regime: da padre Gemelli a Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), al vescovo Endrici, dal filosofo Romano Guardini allo storico Hubert Jedin, a molti esponenti della futura classe dirigente che avrebbe contribuito alla ricostruzione della democrazia nel dopoguerra.

Lei si è occupato anche del Museo De Gasperi a Pieve Tesino...
Un bellissimo progetto, per valorizzare un luogo della memoria di grande suggestione, con grandi potenzialità di sviluppo sul piano europeo. Non appena completato però, sono stato invitato a farmi da parte. Ma questa storia la racconterò un'altra volta.

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