Il diritto viene presentato da Rosmini come «scienza intermedia» tra l'eudemonologia (scienza della felicità) ed etica (scienza del giusto).

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Rosmini e la sua città, Rovereto

 

 

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Foto. C.Perer "La Filosofia", 2007

 

 

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Il busto conservato dai Rosminiani

Questioni di Diritto: la lezione di Antonio Rosmini

di Corona Perer

Ricordare Antonio Francesco Davide Ambrogio Rosmini Serbati nato da nobile famiglia in quel di Rovereto nel 1797 è non solo favorire il culto del Beato salito agli altari due anni fa dopo essere rimasto su quello degli eretici indigesti a Santa Romana Chiesa (in vita e per almeno un secolo e mezzo dalla morte avvenuta nel 1855). E' anche ricordare che la Chiesa è stata piagata come lo è oggi la società. E tutto ciò in un'ottica: la possibilità di un mondo migliore, possibilità che Rosmini aveva intravisto e che ridiede in una parola eterna: quella del Vangelo.
Da sacerdote illuminato, vestiti i panni di parroco in San Marco a Rovereto, egli tentò almeno di lasciare il suo angolo di mondo più pulito di come l'aveva trovato. Di fronte alla povertà del popolo (lui che nobile era nato) inventò il primo sistema per il calcolo del quoziente di povertà. Oggi lo chiamiamo "minimo vitale", poi finanziò con soldi del proprio casato nobiliare la prima scuola. Il dono dell'intelligenza resta oggi una delle sue perle. Il Beato insomma agì. Dentro quale pensiero? Quello delle tre società.

LA SOCIETA' DEBOLE, RESTA DISINFORMATA
"Oggi viviamo in una società con diritto ‘debole' perché fondato sulle regole e sulle procedure, non sui valori. Diritto debole perché debole è il concetto di persona in circolazione" ha esordito Mons. Francesco Coccopalmerio. Il pensiero rosminiano è radicato sul concetto di persona («la persona è il diritto sussistente»). E' questa la rivoluzione rosminiana che tuttavia ancora stenta a farsi strada nel pensiero comune. E' tutto ancora da fare, sottolineavano tra loro i molti e qualificati esperti che a Rovereto si sono ritrovati a discutere di "diritto e diritti". Calare nella comunità un pensiero come quello rosminiano non è facile, ma sarebbe illuminante. Ci vorrebbe lo sforzo di divulgarlo e oggi gli organi di informazione hanno urgenze diverse: cronache, scandali, dietrologie, gossip. Non è fuori di luogo annotare che anche in questa occasione, benchè si trattasse di un convegno internazionale, scarsa è stata la disponibilità degli organi di informazione di andare oltre l'annuncio verso le tesi emerse dai lavori. La filosofia viene ancora vista come privilegio per pochi perdigiorno che amano filosofare, non un dono che può fornire squarci operativi in un tempo stretto tra le angosce dell'oggi e la brevità delle prospettive sul domani (con una memoria sempre più breve sulle ricchezze del passato). Tuttavia se questi squarci ci sono, andrebbero almeno comunicati, come segno di concreta speranza. Come il concetto di persona: per Rosmini la persona è incarnata nell'essere, è libertà, è portatrice di diritti.

IL DIRITTO COME SCIENZA
Il diritto viene presentato da Rosmini come «scienza intermedia» tra l'eudemonologia (scienza della felicità) ed etica (scienza del giusto). "C'è sempre correlazione tra diritto e dovere, ma c'è sempre un primato del dovere" ha spiegato mons. Coccopalmerio. Rosmini è basilare nella dottrina dei diritti umani: infatti dice che il diritto «brilla» alla mente degli uomini quando esso viene negato, offeso, violato. «Brilla», cioè diviene manifesto, quando viene mortificato: di fronte all'offesa e all'ingiustizia ogni persona umana, anche la più semplice, prova un senso di sofferenza interiore che Rosmini chiama «risentimento giuridico»: è proprio questo risentimento che attesta la presenza di un senso innato e universale di giustizia. A riprova di questa visione, le parole dei giuristi. "Il diritto oggi è sulle sabbie mobili, ha perso l'idea di stabilità che è tradizionalmente connaturale al diritto: è una perdita, perché il diritto rimane senza appigli, in balia della variabilità più estrema" ha detto il Prof. Diego Quaglioni. Il che rimanda al tema della violazione dei diritti. "Gli Stati democratici, non possono pensare di reggersi solo sulla forza sanzionatrice dei loro apparati repressivi. Lo Stato ha bisogno di una forza morale che non può produrre. Morale e diritto appaiono molto più intrecciati di quanto non si creda" ha aggiunto.
Non bisogna dimenticare che Rosmini viene dopo la Rivoluzione Francese, ha di fronte un mostro che ha distrutto ciò che aveva proclamato, serve fondare in modo più sicuro i diritti umani. La linea di Rosmini è personalistica: la persona è il diritto, contro l'idea che lo Stato sia il diritto.
"Merito di Rosmini aver ristabilito il ‘diritto di famiglia' come parte fondamentale del diritto" sostiene il Prof. Andrea Nicolussi . Rosmini guardava con interesse il costituirsi della famiglia attraverso il consenso di due persone adulte. Ne vede il luogo in cui chi è fragile, debole, indifeso, dipendente (il bambino) trova le condizioni per divenire persona. L'uomo - dice Rosmini - rivendica dei diritti, ma è anche chiamato a farsi carico dei diritti dei più deboli. Così Rosmini contrasterà con forza la condanna implacabile che all'epoca gravava sui "bastardi", i figli nati fuori del matrimonio. Egli ribadisce che nessuna colpa dei padri deve compromettere i diritti dei figli. 

UN PENSIERO PER IL DOMANI
Il convegno ha dato frutti? Michele Dossi, docente di filosofia a Trento ed esperto del pensiero del Rosmini (ha curato il primo testo uscito per Morcelliana ben prima che si parlasse di una eventuale beatificazione) ritiene che la tre giorni roveretana ha avuto la bontà di impegnare anche i non esperti del pensiero rosminiano. "Chi non lo conosceva ha ammesso di averlo scoperto come voce competente e illuminante per terreni disciplinari inediti. E' emersa la statura di un pensatore e di un profeta apprezzato per la sua capacità di interpretare le dimensioni giuridiche della famiglia, dello stato, della chiesa con originalità e coraggio". Secondo Dossi il convegno è stato quindi utile a porre in rilievo la tematica generale del "risentimento giuridico" come attestazione dell'universalità del senso della giustizia; la concezione della famiglia come luogo di accoglienza della fragilità umana; la questione del ruolo dei poteri pubblici in una società plurale; infine l'elaborazione da parte del Roveretano della prima vera dottrina giuridico-ecclesiale del sacerdozio comune dei fedeli cristiani.

ROSMINI MODELLO
Ma attenzione Antonio Rosmini pur nella sua grandezza di filosofo non è solo o soltanto un filosofo. Fu Beato e quindi modello.  Nell'omelia pronunciata nella chiesa Arcipretale di S. Maria del Carmine in Rovereto per la festa liturgica del Beato (luglio 2009) fu detto che normalmente si iscrive il beato Antonio Rosmini tra gli uomini di pensiero e lo si cita tra gli intellettuali incompresi. Ma fu soprattutto un Beato e come tale diventa esempio di vita nonchè intercessore presso Dio. Egli gode cioè quella beata visione che nei tempi bui gli fece dire: "Adorare, tacere, godere". Fu antesignano del Concilio Vaticano II. Nelle cinque piaghe della Chiesa, pose al primo posto la questione liturgica: la separazione tra clero e popolo nel culto pubblico era la prima piaga. Sarà il Vaticano II a sanarla affermando che deve essere dato il primato al culto di Dio. Ed è chiaro perché Rosmini ritesse che la prima piaga fosse la liturgia: l'annunzio evangelico non potrebbe essere compreso dai popoli - né la norma morale della legge evangelica essere vissuta - se il sacramento non abilitasse le genti. È il culto che consente all'opera degli apostoli di trasformarle. Prendendo atto della liturgia del suo tempo, Rosmini considerò lo stato di estraneità del popolo dal culto pubblico. Clero e  popolo erano divisi e privi di una adeguata comunicazione nel culto pubblico. Egli descriveva la liturgia come una grande scena che i fedeli osservano dall'esterno, non avendo gli strumenti e la possibilità di un intervento diretto in essa. Poi Rosmini analizzò le cause di questa estraneità liturgica. Stava nell'incomprensibilità della lingua latina e la mancanza di adeguata catechesi. Portare nella liturgia le lingue parlate poteva però essere un rimedio peggiore del male perciò la sua fu una difesa della lingua latina, ma con soluzioni operative: insegnare il latino, ad esempio. Oppure tradurre i riti e introdurre l'uso di appositi sussidi per i fedeli. Insomma una miglior catechesi liturgica, ispirata alla antica scuola dei Padri della chiesa.  Il beato Antonio Rosmini fu veramente un profeta e la sua grandezza (anzi il segreto di Rosmini) fu l'essere e il mantenersi fedelissimo alla Santa Sede. Una fedeltà eroica, proprio quando da quella Sede vennero le incomprensioni e l'emarginazione. E questa è la virtù dei Santi.
(C.Perer - novembre 2009)

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