Discorso di Kathleen Kennedy
<< Grazie per avermi invitato. Sono molto contenta di essere qui. La mia famiglia ha alle spalle una lunga storia di tentativi di ridurre la povertà nel mondo e la sofferenza di miliardi di persone le cui vite sono menomate dalla mancanza di sicurezza, di una casa tranquilla, di acqua pulita, di cibo sufficiente, di un ambiente pacifico.Il discorso inaugurale di John Kennedy diffuse nel mondo un'ondata di speranza, quando egli disse:
Verso quelle persone nelle capanne e nei villaggi in tutto il mondo che stavano lottando per rompere i limiti della miseria di massa, noi prendiamo l'impegno di compiere tutti gli sforzi possibili per aiutare loro ad aiutare se stessi, qualunque sia il tempo che questo richieda - non perché i Comunisti potrebbero farlo, non perché cerchiamo i loro voti, semplicemente perché è giusto farlo.
Se una società libera non è in grado di aiutare i molti che sono poveri, non è nemmeno in grado di salvare i pochi che sono ricchi.
Permettiamo che entrambe le parti si uniscano per un nuovo tentativo, per creare un nuovo mondo di ordine in cui la forza sia giusta, la debolezza sia tutelata e la pace sia preservata. La tromba ci ammonisce nuovamente - un richiamo per sopportare il peso di una battaglia lunga ed estenuante, un anno sì e l'altro pure, "rallegrandoci nella speranza, pazienti nella sopportazione" - una battaglia contro i comuni nemici dell'uomo: tirannia, povertà, malattia, e la stessa guerra.
Egli sapeva che il popolo americano, con la sua grande ricchezza, aveva una responsabilità particolare; per questo istituì i "Peace Corps" e fondò la "Alliance for Progress".
Negli ultimi quarant'anni la battaglia contro la tirannia, la povertà, la malattia e la guerra ha dato i suoi frutti: le Tigri Asiatiche, il miracolo economico in Cina, l'India, il Sud America ed il progresso in alcune parti dell'Africa; lo standard della vita è cresciuto in molte parti del mondo, il numero delle guerre è diminuito ed i governi democratici sono aumentati.
Quando il Presidente Kennedy pronunciò il suo discorso, noi negli Stati Uniti ed in molte parti del mondo abbiamo avuto fede nel potere americano, nell'ingegnosità americana, nell'economia americana. Ora ci troviamo in una situazione differente. La crisi economica degli ultimi anni ha indebolito la nostra sicurezza. E' vero, abbiamo evitato un'altra Grande Depressione. Ma ci siamo andati incontestabilmente vicini. Sono stati persi miliardi di dollari. La povertà è aumentata. E la sfida del cambiamento del clima, connesso all'accesso al cibo e all'acqua, può facilmente aggravare il problema della povertà.
Faccia a faccia con la sconfitta, ora abbiamo due strade possibili. Una è la strada della paura, che ci conduce ad accuse reciproche, alla restrizione, al rifiuto della diversità, a rinchiuderci sempre più in noi stessi. La povertà genera malcontento, guerre, terrorismo, rifugiati. Vedo nel mio stesso Paese l'astio degli immigrati che vogliono lavorare duro, aiutare le loro famiglie, costruirsi una vita migliore... ed ora sono accolti con paura e odio. Ma non siamo condannati all'impotenza. La Crisi Economica può ricondurci alla nostra comune appartenenza al genere umano, ricordarci che nessuno è immune alla sfortuna, al maltempo, alla malattia, alla disonestà.
Come diceva mio padre, Bob Kennedy, quando c'è un mondo così ricco, la povertà è un male. Egli ci aveva chiesto di riconoscere che siamo tutti fratelli e sorelle che insieme condividiamo il desiderio di realizzazione e felicità. Possiamo decidere di lavorare l'uno con l'altro. O possiamo essere soddisfatti di vivere in un mondo in cui un miliardo di persone vive con un dollaro al giorno, e un altro miliardo vive con due miliardi di dollari al giorno.
Oggi vorrei discutere con voi quali azioni possano meglio condurre ad una sicurezza sostenibile sia per il mondo in via di sviluppo sia per quello sviluppato. La questione è come creare ricchezza in modo che questa costruisca sicurezza invece che distruggerla. Affronterò le sfide poste dalla crisi finanziaria e dal cambiamento climatico globale e le azioni che devono essere intraprese da governi, organizzazioni non governative e dai singoli individui.
CRISI FINANZIARIA - La crisi globale ci ha mostrato quanto siamo connessi l'uno all'altro. Miliardi di persone che non avevano mai sentito parlare di "derivati", che non avevano neppure un conto in banca, sono stati colpiti dalla crisi economica globale. La perdita di ricchezza negli Stati Uniti ha significato che il settore dei consumatori non ha più avuto a disposizione le entrate necessarie per comperare tutte quelle gonne, camicie e pantaloni che erano stati prodotti dalle fabbriche in Cina ed Indonesia. Le Maquiladores hanno chiuso e con essi la speranza di sfuggire alla povertà delle campagne... Il costo elevato del cibo si è tradotto in un incremento di 100 milioni di morti.
Inoltre una ridotta attività economica significa che petrolio e carbone, a fronte di una domanda minore, calano di prezzo riducendo l'attrattività delle alternative. Meno investimenti in fertilizzanti e nuove sementi fanno sì che gli agricoltori continuino a necessitare di grandi estensioni di terreno, e le foreste che avrebbero potuto crescere non sono cresciute. La combinazione di siccità e di una politica agricola irragionevole ha avuto come risultato 100 morti premature.
Le 3 D - depressione, deleveraging e deflazione - hanno avuto un effetto devastante sia sul mondo sviluppato che su quello in via di sviluppo.
CAMBIAMENTI DEL CLIMA - Nell'ultimo periodo è diventata molto più seria la minaccia del cambiamento climatico, che avrà un effetto enorme sui Paesi in via di sviluppo. In parte poiché molti di loro sono geograficamente situati in posti "a rischio". In secondo luogo poiché questi Paesi non hanno la capacità di fronteggiare gli effetti del riscaldamento globale. Le persone che vivono in povertà non solo usano i carburanti più economici e più dannosi, ma non hanno i soldi per vivere in zone più sicure ed i loro stessi governi raramente costruiscono infrastrutture di protezione. La California può costruire ponti che sopportino i terremoti, Galveston può costruire dighe contro le alluvioni - non così in Indonesia o in India.
Permettetemi di soffermarmi su questo grande dettaglio e distinguere tre tipi di vulnerabilità.
Un primo tipo è da riferire all'impatto del cambiamento del clima di per se stesso: alluvioni più frequenti in alcune zone, siccità in altre, tempeste sempre più violente dovute all'innalzamento del livello del mare che si somma a tornado sempre più potenti nelle zone costiere. La vita non è equa: alcune zone saranno colpite più duramente di altre. Ad esempio, l'aumento di un piede (= 30 cm) del livello del mare, cosa che probabilmente vedremo nei prossimi trent'anni, comincerà a sommergere una grande area del Delta del Nilo, il paniere d'Egitto. Milioni di persone nelle area a bassa quota di Manila saranno a enorme rischio di tifoni. E questa non è mera speculazione.
In India, l'incessante innalzamento del livello del mare ha già portato migliaia di persone a lasciare le isole della regione costiera di Sundarbans, al confine tra India e Bangladesh. A partire dal 1980, l'India ha sofferto enormi danni a causa del maltempo: più di 1.000 persone morte, più di 20 milioni di persone ogni anno colpite da alluvioni, e circa 40 milioni colpite ogni anno da siccità. Le prospettive sono desolanti. La produttività agricola dell'India potrebbe crollare del 35% o più entro il 2080 se il riscaldamento globale non rallenta. L'India potrebbe perdere almeno 50.000 vite umane a causa delle alluvioni, centinaia di milioni di persone potrebbero essere seriamente colpite dalla siccità ed il numero di disastri collegati alla siccità potrebbe ammontare a miliardi entro il 2050.
Un secondo tipo di vulnerabilità è da riferirsi alla capacità di far fronte alle difficoltà. Quei Paesi in via di sviluppo che hanno una maggiore volontà e capacità di investire in misure protettive e rendere le proprie popolazioni più sane ed istruite, questi Paesi soffrono molto meno i danni provocati dal clima rispetto ai Paesi che adottano politiche non così progressiste. L'anno scorso, Oxfam International ha pubblicato un report dal titolo "Ripensare i disastri: perché morte e distruzione non sono colpe della natura ma fallimenti dell'uomo". Ad esempio, Haiti e la Repubblica Dominicana dividono un'isola e l'esperienza delle stesse condizioni meteorologiche. Ma ogni anno gli abitanti di Haiti muoiono il doppio a causa delle alluvioni rispetto ai Dominicani. E non è un evento casuale. La Repubblica Dominicana ha investito di più nella prevenzione delle alluvioni e nella preparazione ad affrontare i disastri naturali. Se questa differenza persiste, chi può dubitare che Haiti soffrirà maggiormente del cambiamento del clima rispetto al suo vicino?
Un terzo significato di vulnerabilità riguarda la povertà e lo sviluppo del genere umano, che riguarda sia le emissioni di carbonio che la capacità di far fronte al cambiamento climatico. Sul fronte delle emissioni, i Paesi in via di sviluppo non possono permettersi i costi extra delle tecnologie a basse emissioni, e così Paesi come India, Cina, e Sud Africa continuano a bruciare carbone invece che implementare le fonti di energia rinnovabile. Similmente, la povertà è alla base della maggior parte delle foreste incendiate nei Paesi in via di sviluppo che hanno limitate risorse e capacità di programmazione, come Indonesia, Brasile ed altre nazioni che hanno al loro interno foreste pluviali. E la deforestazione contribuisce circa per il 20% dell'annuale emissione di gas serra.
I Paesi in via di sviluppo hanno già sorpassato i Paesi sviluppati nelle emissioni totali e le loro emissioni probabilmente saranno responsabili della metà del riscaldamento globale entro il 2030. Per quanto riguarda l'impatto climatico, le famiglie povere sono maggiormente vulnerabili poiché possono solo permettersi di vivere in zone soggette ad alluvioni, dove il rischio rende più bassi gli affitti. La capacità di fronteggiare il disastro è più bassa nelle aree con bassi livelli di educazione, particolarmente per le donne. Ma il pericolo del cambiamento climatico non è limitato al mondo in via di sviluppo.
Il Senatore Lugar all'inizio di quest'anno, durante un'udienza sulla sicurezza nazionale, ha affermato che le previsioni sul cambiamento del clima indicano maggiori rischi di siccità, carestia, malattia e migrazioni di massa, che potrebbero provocare conflitti e instabilità globale. E l'impatto distruttivo degli stessi fattori nei Paesi in via di sviluppo potrebbe aggiungere altri rischi per la nostra sicurezza, poichè milioni di persone diventerebbero rifugiati ambientali, le tensioni causate dal clima creerebbero più situazioni critiche come il Darfur e l'ostilità che ne deriverebbe si focalizzerebbe sugli Stati Uniti in quanto maggior emanatore di carbonio.
Qual è la nostra visione? Quali azioni intraprendiamo?
Ciò di cui abbiamo realmente bisogno sono modi per arricchire la ricchezza della nazione e la ricchezza della sua popolazione. Per dimostrare l'ovvio, quando le persone diventano più ricche, esse diventano più pienamente umane. Non c'è certo bisogno che io dica questo in Italia... quando siete diventati più ricchi, voi avete creato l'arte - meravigliose sculture, dipinti, fontane, chiese, palazzi. Eravate la punta di diamante della scienza e dell'esplorazione. Con la ricchezza, uno vive non solo una vita più lunga ma una vita più ricca. E, di conseguenza, le nazioni ricche possono produrre più cibo e ridurre l'inquinamento.
Basti pensare alla Cina... negli ultimi vent'anni, abbiamo ammirato la sua crescita economica mentre eravamo scandalizzati dall'inquinamento. Ma non più. Hanno approvato leggi sulla qualità dell'aria e dell'acqua. E quest'anno Pechino ha avuto più giorni sereni che in un'intera generazione. L'esperienza della Cina non è unica. Il lungo arco della storia ci mostra che sì, l'inquinamento cresce quando una nazione diventa più ricca. Ma quando le persone raggiungono un certo livello di ricchezza, essi stessi desiderano liberarsi dal loro inquinamento.
Quando la loro ricchezza cresce, le persone consumano più energia, ma progressivamente si rivolgono a risorse più efficienti e pulite - dal legno al carbone e al petrolio, quindi al gas naturale e all'energia nucleare, emettendo mano a mano meno carbonio per unità di energia. Più ricco è dapprima più sporco, ma poi più ricco diventa più pulito in una linea curva detta "curva di Kuznets", elaborata dall'economista americano Simon Kuznets.
Dopo aver raggiunto un determinato standard di vita dal sistema di produzione industriale e quando l'inquinamento ambientale è al più alto livello, il focus si sposta dall'interesse per se stessi all'interesse sociale. Gli interessi si orientano verso un ambiente pulito, riducendo e riconvertendo la tendenza all'inquinamento ambientale dell'industrializzazione. Questa parabola si verifica per molti degli inquinanti ambientali, come il sulfur dioxide, il nitrogren dioxide, il piombo, il DDT, il carbone cloro-fluoride, le acque nere ed altri agenti chimici prima rilasciati direttamente nell'aria e nell'acqua.
Ad esempio, tra il 1970 ed il 2006, il PIL degli Stati Uniti è cresciuto del 195%, il numero di vetture e camion nel Paese si è più che duplicato ed il numero totale di miglia percorse è aumentato del 178%. Tuttavia, in questo stesso periodo di tempo, le emissioni annue di monossido di carbonio sono diminuite da 197 milioni di tonnellate a 89 milioni, le emissioni di ossidi di idrogeno sono diminuite da 27 milioni di tonnellate a 19 milioni, le emissioni di diossido di zolfo sono diminuite da 31 milioni di tonnellate a 15 milioni, le emissioni di articolato sono diminuite dell'80% e le emissioni di piombo sono diminuite più del 98%.
Questa generale tendenza alla riduzione delle emissioni di carbonio è stata perseguita come un obiettivo fisso dal 1850, come riportano Jesse Ausubel della Rockfeller University e Paul Waggoner della Connecticut Agricultural Experiment Station. Il totale del carbonio emesso dall'americano medio è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi vent'anni, e le emissioni di carbonio pro capite hanno iniziato a diminuire in alcuni Paesi. Anche la deforestazione sembra seguire la curva di Kuznets. Negli Stati Uniti, oggi il terreno occupato dalle foreste in New England e in West Virginia è maggiore di quando il vostro illustre connazionale Cristoforo Colombo sbarcò cinque secoli or sono.
Perché? Gli agricoltori hanno imparato con così tanto successo ad estrarre maggior raccolto da una determinata area che il terreno necessario all'agricoltura è sempre meno, anche se le persone sono di più e mangiano meglio. In molte nazioni le foreste hanno iniziato ad ingrandirsi, e così come gli agricoltori hanno bisogno di sempre meno terreno anche i forestali passano da strategie estensive a strategie intensive. Questa grande rivoluzione nell'uso della terra potrebbe condurre ad un'enorme ristrutturazione del paesaggio entro il 2050, espandendo le foreste del pianeta del 10%, per una superficie di circa 300 milioni di ettari, pari all'area dell'India.
E' possibile che i Paesi in via di sviluppo abbiano meno tolleranza verso l'inquinamento e domandino tecnologie per l'energia pulita prima nel percorso della curva. La nostra prima "Giornata della Terra" è stata un secolo dopo la rivoluzione industriale, mentre oggi Cina e India hanno già un movimento ambientalista, hanno messo a punto standard ambientali e stanno esplorando fonti di energia pulita. I governi e le organizzazioni non governative possono giocare un ruolo in questa possibile accelerazione sulla curva di Kuznets. Così come molte nazioni in via di sviluppo sono passate da una vecchia e stentata linea telefonica direttamente ai telefoni cellulari, così è possibile che esse non passino attraverso una lunga fase di inquinamento ma arrivino velocemente e direttamente alle fonti alternative di energia.
Ma anche se il lungo arco della storia è dalla nostra parte, ciò non significa che possiamo adagiarci ed attendere che la storia faccia il suo corso. C'è infatti troppo carbonio che ancora ci inquina, creando le condizioni per la distruzione ambientale, la corruzione politica e la guerra. Martin Luther King sosteneva che il lungo arco della storia tende verso la libertà. Ma egli ha certamente non si è tirato indietro rispetto al suo ruolo ed ha permesso a questa tendenza di essere più veloce e profonda. Egli vide che nonostante questa tendenza, gli afro-americani non avevano accesso a un buon lavoro, case ed educazione. Egli sapeva che aspettare significava creare sofferenza. Egli ha agito. E questo è anche il nostro ruolo.
Il nostro lavoro consiste nel fare la nostra parte per muoverci più velocemente verso questa età senza carbonio. Abbiamo bisogno di investire in ricerca scientifica, innalzare i nostri standard e trovare le risorse per le tecnologie dell'energia pulita. Più velocemente faremo questo, migliore sarà il nostro pianeta. Io propongo che si crei una visione di "Sicurezza Sostenibile" e credo che sia possibile avere successo in una tale visione. Da una crisi nasce un'opportunità. L'anno scorso il nostro mondo ha fronteggiato un'enorme crisi economica.
La crisi economica ha interrotto il potere del partito repubblicano ed ha contribuito all'elezione di Barak Obama. Lo scorso settembre, quando Hank Paulson ha permesso il collasso di Lehman Brothers, il mercato del credito raggelò, McCain dichiarò che i fondamenti dell'economia erano solidi, fermò la sua campagna, agì sconclusionatamente e Obama, senza drammatizzare ed offrendo cambiamento e speranza, vinse.
Con la sua vittoria è emersa non solo la promessa di un nuovo ordine internazionale ma anche la volontà di riformare il nostro sistema finanziario, indirizzare il cambiamento climatico, cambiare la nostra politica sul cibo e focalizzarci sul potere delle donne. Brillanti studenti, prima attratti da Wall Street, potrebbero trovare soddisfazione nel diventare biologi, chimici, ingegneri civili, sviluppando nuove tecnologie pulite, modi economici ed efficienti per purificare l'acqua o sfruttare le potenzialità dell'idrogeno.
Fondamentalmente, la crisi ha dimostrato i limiti dell'individualismo incontrollato. Ayn Rand, Milton Freedman sono fuori, John Maynard Keynes è dentro. Il governo non è non solo il non problema, come aveva detto Ronald Reagan, ma ci ha salvato dal ripetersi di una Grande Depressione. Ora ci rendiamo conto che né un completo controllo governativo né un individualismo sfrenato costruiscono un sistema forte e sicuro. La nostra sfida è chiederci cosa funziona, cosa è efficace, cosa dobbiamo provare a fare. La sicurezza sostenibile richiede uno sforzo internazionale in termini di finanza, commercio, assistenza, agricoltura ed energia.
IL RUOLO DELLE GRANDI POTENZE - Di solito pensare allo sviluppo è una questione di Aiuto... ma è una visione troppo riduttiva. Dovremmo anche considerare altri aspetti della politica; per combattere la povertà globale abbiamo molte frecce al nostro arco. Abbiamo bisogno di focalizzarci sulla sicurezza economica, sulla sicurezza di cibo, sulla sicurezza di energia, sulla sicurezza dalle conseguenze del cambiamento climatico, e dalle intrusioni militari.
Innanzitutto, il sistema economico deve essere funzionante. Per funzionare bene, è necessario che tutti i cittadini facciano attenzione. Come abbiamo detto, le persone sono avide ed agiscono nel loro proprio interesse e non per il bene comune. Negli Stati Uniti, le banche e le istituzioni finanziarie, sopravvissute grazie all'intervento governativo, stanno resistendo alle normative. Questo non può essere permesso. Le banche hanno bisogno di essere più disinteressate, di avere maggiori capitali di garanzia. E' necessario che i derivati, quei veicoli di distruzione di massa - come li ha chiamati Warren Buffet - vengano sottoposti a revisione.
E c'è bisogno che venga incrementata la trasparenza e ridotto il potere dei paradisi fiscali. Il denaro che viene trasferito dai Paesi in via di sviluppo ai Paesi sviluppati ammontano da 850 a 1 biliardo di dollari l'anno. Gran parte di questo capitale dovrebbe rimanere laddove viene creato.
Sono Presidente dell'Istituto di Virologia Umana che si occupa di 300.000 malati di AIDS in Africa. Uno dei programmi più importanti è in Nigeria... dove il personale mi ha raccontato di un adesivo che diceva "Aiuta il tuo Paese, quest'anno ruba la metà".
Infatti, dopo il giro di vite sul finanziamento al terrorismo in seguito all'11 settembre, in Nigeria sono apparsi nuovi capitali - che a causa dei nuovi rafforzati controlli non potrebbero uscire dal Paese.
COMMERCIO INTERNAZIONALE - Il sistema del commercio ha bisogno di funzionare in modo da non infierire sui Paesi più poveri. Ad esempio, nel 2006 le tasse che gli Stati Uniti hanno riscosso sulle importazioni provenienti da Bangladesh e Cambogia sono state di circa 850 milioni di dollari, a fronte dei 150 milioni di dollari di aiuti statunitensi proprio in questi Paesi.
Le tasse sulle importazioni da India, Indonesia, Sri Lanka e Thailandia portano più di un miliardo di dollari ogni sei mesi nelle casse della tesoreria statunitense, più che l'intero ammontare dell'aiuto americano per lo tsunami che ha colpito quei Paesi nel 2005. Le tasse statunitensi sono maggiori per le importazioni dal Bangladesh che per quelle dal Regno Unito, anche se le importazioni dal Regno Unito sono di dodici volte maggiori in termini economici.
POLITICHE AGRICOLE - Le politiche agricole necessitano di cambiamento. Non c'è nessun dubbio sul fatto che abbiamo la capacità di nutrire tutte le persone in tutto il mondo. L'ostacolo è la volontà politica. Le rivoluzioni per il cibo dello scorso anno dimostrano che le nazioni in via di sviluppo non possono essere dipendenti dal mondo sviluppato per il cibo. E' stato loro detto, "non diversificate. Possiamo produrre di più per voi a minor prezzo". Bene, tutto ciò non funziona.
Gli agricoltori che hanno prodotto raccolti intensivi per l'esportazione, in media, sono più agevolati rispetto agli agricoltori di sussistenza. Chi coltiva prodotti per l'esportazione come caffè, tè, cotone e frutta in Uganda è meno soggetto alla povertà di chi non è implicato nel mercato delle esportazioni. Raddoppiare la partecipazione nelle esportazioni ridurrebbe la povertà del 13%.
Noi proteggiamo le nostre industrie agricole con sussidi e agevolazioni fiscali. Il Congresso ha resistito con successo al tentativo dell'amministrazione Bush di tagliare i sussidi all'agricoltura. Il Congresso sa bene che la politica è innanzitutto locale ed è determinato ad aiutare il suo territorio.
Il Presidente Obama ha promesso tra l'altro di aiutare il sistema di produttori agricoli e la mia speranza è che abbia successo. Egli ha detto che l'aiuto per il cibo dovrebbe essere in forma di soldi piuttosto che di prodotti - ciò significherebbe che gli agricoltori del luogo verrebbero compensati per la produzione piuttosto che sottopagati. Si è anche impegnato a fermare i sussidi non giusti agli agricoltori che non ne hanno chiaramente bisogno. I soldi dei contribuenti che pagano i sussidi ai produttori statunitensi di cotone che guadagnano in media più di 200.000 € l'anno sono stati motivo di imbarazzo.
In risposta al riscaldamento globale e all'alto costo dei carburanti, la legge statunitense ha ordinato un aumento della produzione di etanolo in carburante dal 5% al 22% entro il 2022. Tutto ciò è un bene per gli agricoltori statunitensi, e forse lo è anche per i prezzi del gas, la disponibilità di petrolio e il riscaldamento globale. Questo anche per quanto riguarda l'obiettivo dell'Unione Europea di coprire con i biocarburanti la quota del 10% dei carburanti totali entro il 2020. Di nuovo, buone intenzioni ma questo significa che i cibi essenziali per le persone che vivono con 1 o 2 dollari al giorno, queste sarebbero ancora più affamate. Le agenzie umanitarie hanno predetto la morte di 100 milioni di persone - la maggior parte in Africa.
L'Unione Europea - forse in un genuino tentativo di proteggere la natura - bandisce le piante geneticamente modificate dall'Africa e altrove. Il risultato è lo scoraggiarsi di nuove iniziative agricole che contemplino l'uso di sementi resistenti alla siccità e altri tipi di innovazione che possano aiutare il settore agricolo nelle nazioni in via di sviluppo. Il "riso d'oro" che è stato sviluppato come cibo rinforzato per essere usato in zone dove c'è carenza di vitamina A nella dieta è una grande promessa. Naturalmente si scontra con l'Unione Europea che sta semplicemente proteggendo i suoi agricoltori dai concorrenti americani che usano prodotti geneticamente modificati.
CAMBIAMENTO CLIMATICO - Spero che le nazioni del mondo arrivino ad un serio accordo in fatto di cambiamento climatico in occasione della conferenza di Copenhagen. Infatti avremo un'intera conferenza dedicata al cambiamento del clima che si occuperà di leggi e regolamenti sugli impianti di energia, elettrodomestici, standard sulle emissioni di gas, sussidi per le nuove tecnologie e per la ricerca.
Dovremmo aiutare i Paesi in via di sviluppo che velocemente supereranno i carburanti fossili - legno, carbone e petrolio e svilupperanno alternative. La Cina è già focalizzata sullo sviluppo dell'energia solare. Le energie rinnovabili possono essere usate nei Paesi in via di sviluppo... in un modo che possa contemporaneamente creare ricchezza e sia meno dannoso per il clima. Il Centro per lo Sviluppo Globale e la Banca Mondiale hanno stimato che le energie rinnovabili possono essere esportate, per mezzo delle tecnologie esistenti, in più di 200 Paesi. Ad esempio:
- energia solare in Egitto (64%) e Perù (61%)
- biocarburanti in Mongolia (87%) e Uganda (83%)
- idrogeno in Nepal (53%) e Papua Nuova Guinea (23%)
- energia eolica a Capo Verde (71%) e in Cina (21%)
- energia geotermica in Turkmenistan (11%) e Indonesia (6%)
Le Nazioni Unite hanno un fondo "Clean Tech" e sono presenti anche 400 milioni di dollari nel fondo Waxman. Ma non è abbastanza. Ci vogliono molti più fondi per fare questo salto.
Il 20% del totale delle emissioni di carbonio derivano dalla distruzione delle foreste - è una percentuale superiore alle emissioni di carbonio della somma di tutte le automobili, i camion e gli aerei. Il mondo sviluppato può fare molto per aiutare a ridurre la distruzione delle foreste. Il progetto "Avoided deforestation" (lett. "evitare la deforestazione") non era presente negli accordi di Kyoto... principalmente a causa dell'opposizione degli ambientalisti che erano preoccupati... con ragione riguardo alle truffe. Ma i progressi nelle verifiche su base satellitare hanno reso più facile controllare quali foreste vengono distrutte e quali preservate.
Le Nazioni Unite stanno preparando un programma (UN-REDD) che compenserà le nazioni che saranno attive nella tutela delle foreste. La tutela delle foreste è importante non solo per il cambiamento climatico globale ma anche per mantenere le popolazioni indigene con le loro abitudini di vita. Ho partecipato ad una Marcia per la Vita in Honduras con Padre Tamayo nel tentativo di fermare i taglialegna dal distruggere la sua comunità. Ho lavorato assieme a Wangari Maathai, il Premio Nobel proveniente dal Kenya, che ha fondato il movimento "Greenbelt" per piantare milioni di alberi.
Parlare della tutela delle foreste mi conduce al valore dell'educazione, dell'impegno civile e del potere politico. Wangari Maathai è un meraviglioso esempio di come una donna istruita possa vedere ciò che è necessario per il potere politico. Inizialmente, ella voleva piantare alberi cosicchè le donne del Kenya non dovessero camminare a lungo o impiegare molti giorni nel cercare legna. Ma presto si accorse che il piantare gli alberi ed il raccogliere la legna le rendeva maggiormente indipendenti dall'elemosina del governo. Ovviamente, il governo si oppose, ed ella divenne un'attivista politica.
Quando il Presidente Moi decide di costruire un grande edificio amministrativo nel centro del parco di Nairobi, la dott.ssa Wangari si oppose. Ella sapeva che i suoi uomini erano usciti per andare a prenderla. Era stata incarcerata un certo numero di volte. Ma era furba. Radunò tutte le donne che la sostenevano e chiamò la stampa. Quindi marciò con tutti loro fino al posto dove doveva essere costruito l'edificio. E quando gli uomini arrivarono per prenderla, ella disse alle donne "Toglietevi i vestiti, spogliatevi". Fu quello che fecero. Le immagini che quella sera andarono in onda degli uomini di Moi che si accanivano contro donne nude ed indifese garantirono la salvezza del Parco.
Wangari aveva ricevuto una borsa di studio dall'Istituto Kennedy ed aveva compiuto i suoi studi negli Stati Uniti. Mentre non è per nulla realistico chiedere che tutto il mondo sviluppato venga negli Stati Uniti, è chiaro che deve essere fatto di più per l'educazione delle donne. Gli studi mostrano che più le donne ricevono un'istruzione, migliore è la loro vita, quella delle loro famiglie e delle loro nazioni.
Voglio sottolineare l'importanza dell'educazione e della formazione per gli Africani in Africa. Recentemente ho cenato con il Presidente del Mozambico. Scuotendo la testa, egli mi racconto come, quando i Portoghesi lasciarono la nazione, c'erano solo 3 africani che erano stati messi in condizione di conseguire un dottorato. Il potere coloniale aveva preso tutte le risorse, ma non aveva mai educato la popolazione. Era arrabbiato e disgustato. Ciò significa che il Mozambico ha dovuto cominciare da zero per costruire il suo sistema educativo. E questa esperienza non è l'unica.
Resisteranno maggiormente le nazioni che avranno portato maggior attenzione all'economia sostenibile e allo sviluppo umano, particolarmente per le donne. Ci sarà più bisogno di comunità in salute, ben educate e ben organizzate che sappiano adattarsi velocemente a cambiamenti imprevisti, piuttosto che avere grandi strutture protettive - l'equivalente in termini climatici della linea Maginot - pronta per la battaglia sbagliata, contro le forze sbagliate. Questo è il motivo per cui sono così felice che Hillary Clinton abbia fatto dell'educazione, della salute e della coscienza politica delle donne una delle sue maggiori priorità.
Continuiamo ad occuparci di salute pubblica, acqua potabile, vaccinazioni, controlli regolari, alimentazione. Ma proviamo a farlo in modo culturalmente sensibile. Lasciatemi farvi due esempi. Nel 1966 mio padre fece un discorso a Cape Town, in Sud Africa. Partì con il suo discorso dicendo: "Sono venuto qui stasera a causa del mio profondo interesse ed affetto per una terra dominata dagli olandesi dalla metà del XVII secolo, quindi passata agli inglesi ed infine indipendente; una terra in cui la popolazione indigena è stata inizialmente sottomessa, e con cui i rapporti rimangono tutt'ora problematici; una terra che definisce se stessa con una frontiera ostile; una terra che ha domato le proprie risorse naturale con l'energica applicazione della tecnologia moderna; una terra che prima dovette combattere contro la tratta degli schiavi, ed ora deve combattere per cancellare le ultime tracce di quella prima schiavitù. Mi riferisco, naturalmente, agli Stati Uniti d'America."
Quando io stessa visitai il Sud Africa più di vent'anni dopo, nel 1985, le persone citavano ancora quel discorso con piacere. Mio padre aveva trasmesso chiaramente che egli non era giunto in Africa con l'oppressione dell'uomo bianco, un senso di superiorità da so-tutto-io. Come aveva detto, egli voleva imparare e ascoltare. Il suo stesso Paese aveva delle colpe. Egli intendeva condividere le responsabilità per condividere le sfide, sebbene fosse molto consapevole della tragedia che accadde poi in Sud Africa. Non ho dubbi sul fatto che egli avrebbe combattuto l'apartheid così come combattè l'ingiustizia sociale negli Stati Uniti d'America, e sarebbe stato uno dei primi a salutare con grande gioia la salita al potere di Nelson Mandela.
Tuttavia, mio padre aveva capito il bisogno di umiltà, anche nella situazione sudafricana. Per la maggior parte delle persone, e forse soprattutto tra quelle più affermate, così come per ognuno di voi, spesso dimentichiamo di avere molte ragione per essere umili. Come potete capire, l'umiltà è una lezione difficile da imparare in ogni situazione, e sembra esserlo specialmente quando parliamo di Africa. Troppo spesso le persone guardano al continente africano con prospettive basate sui loro pregiudizi e sulle loro idee fisse.
Pochi anni fa ero in Nigeria in quanto Presidente dell'Istituto di Virologia Umana guidato dal dott. Roberto Gallo, il quale ha ricevuto più di 80 milioni di dollari l'anno all'interno dell'azione di George Bush per combattere l'HIV/AIDS. Mentre ero in auto da Abuja alla campagna, ho notato cartelloni su cartelloni che dicevano "tieni chiusa la tua cerniera". La campagna era sponsorizzata da una nota organizzazione statunitense. Sfortunatamente, mi è stato detto che il 90% degli uomini africani - e nessuna delle donne - non indossano pantaloni all'occidentale. E molti di loro parlano inglese come seconda o terza lingua.
Ovviamente, i cristiani conservatori che hanno raccolto con successo fondi per la lotta contro l'AIDS sono intenzionati ad usare questo denaro per diffondere il loro senso di comportamento morale. Vogliono portare avanti il loro messaggio di "astinenza". Ma lo fanno in una lingua che molti nigeriani non capiscono, ed usano un'immagine che è chiaramente straniera. Il dottore mi ha raccontato dell'elevato numero di nigeriani che gli hanno chiesto "Cos'è una cerniera?". Il cartellone dice di più dei suoi realizzatori americani piuttosto che degli africani. Come ho detto, dobbiamo essere umili verso tutto ciò che ciascuno di noi intende realizzare o riconoscere.
L'obiettivo è l'aiuto ai luoghi che sono più vulnerabili - piuttosto che semplicemente sparpagliare attorno ciò che è politicamente accettabile. Quindici nazioni africane non hanno sbocco sul mare. Senza accesso diretto ai porti, mancano di un facile accesso al mercato. Ad esempio, la mia città natale, Baltimora, è alla stessa distanza da Durban e da Mbanane, la capitale dello Swaziland, nazione senza sbocco sul mare. Ed il costo del trasporto marittimo per Mbanane è cinque volte maggiore! Considerando la difficoltà di viaggiare all'interno dell'Africa, non è sorprendente, anche se non è un bene, che il commercio all'interno dell'Africa conti per il 12.5% del commercio che attraversa le frontiere e si attesti su una media del 5.3% del PIL.
Morale della favole: l'Africa ha bisogno di strade. Una rete di collegamento autostradale trans-africana è sul tavolo da disegno. Questa rete dovrebbe collegare le 83 città più importanti ed estendersi per circa 100.000 km di lunghezza; potrebbe espandere il commercio di 250 miliardi di dollari in 15 anni. Ma il solo costruire una strada non è sufficiente. Provenendo sa una nazione in cui il ponte principale è appena crollato, posso testimoniare il bisogno politico, anche se poco attraente, della manutenzione delle strade. Il finanziamento insufficiente della manutenzione dell'Africa sub-sahariana tra il 1970 ed il 1989 ha condotto ad una perdita stimata in 45 miliardi di dollari nel valore delle infrastrutture. Questa perdita avrebbe potuto essere evitata con una spesa di 12 miliardi di dollari in manutenzione.
CONCLUSIONE - Ma la cosa più importante è riconoscere la saggezza ed il coraggio degli stessi africani. Quello è il loro continente. La mia esperienza mi dice che noi abbiamo molto da imparare.
Lasciatemi raccontare la storia di Kofi Woods. Woods è un avvocato liberiano.
Durante la dittatura di Charles Taylor, egli è stato imprigionato e torturato dal Ministro della Giustizia e dai suoi tre collaboratori. Quando Taylor fu esiliato ed entrò in carica un governo eletto democraticamente, questi quattro uomini si trovarono proprio nella stessa cella in cui Kofi era stato lasciato a marcire.
Egli andò a visitarli in prigione, e chiese loro se fossero stati torturati. La risposta "Non ancora". Dopo che Kofi assicurò loro che non sarebbero stati maltrattati, l'ex Ministro della Giustizia si lamentò di aver sprecato l'opportunità di riformare il sistema carcerario, e di essere ora lasciato a raccogliere l'orrore che aveva seminato.
Il ministro della giustizia e i suoi uomini furono imputati in un processo. Ma non trovarono nessun avvocato che fosse disposto a farsi carico del loro caso. Nessun avvocato li difese al processo. Si offrì volontario Kofi Woods. Quando gli fu chiesto il perché, egli disse: "Un sistema di giustizia deve essere un sistema di giustizia per tutti".
KATHTLEEN KENNEDY - Trento 23 novembre 2009