Andrea Pozzo e il Barocco
di Corona Perer
(Trento, 20 dicembre 2009) - Sono trecento anni dalla morte di uno dei suoi artisti tra i più versatili del Barocco: Andrea Pozzo, nato a Trento nel 1642 e morto a Vienna nel 1709 dopo aver girato in lungo e largo l'Italia nelle principali piazze dell'arte del tempo.
Calpestò Genova, Milano, Venezia e Roma, e visse una significativa parentesi a Mondovì dove, dopo un restauro da oltre 3 milioni e mezzo di euro, sta per essere riaperta la chiesa di San Francesco Saverio da lui affrescata in un trionfo di prospettive tipicamente barocche.
Non a caso sono proprio Trento, Mondovì e Roma a celebrare il genio di quest'uomo in perenne movimento tra un mecenate e l'altro. Tre città con tre mostre di due fondazioni (Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto) raccontano "Il trionfo dell'illusione" disvelando l'opera di un pittore che fu anche architetto e gesuita.
Delle tre mostre, la prima ad inaugurare è stata Trento (19 dicembre), OGGI tocca a Mondovì (20 dicembre), a marzo toccherà a Roma.
Abbiamo visitato la mostra allestita al Museo Diocesano Tridentino. Il percorso scelto è quello del pittore prospettico. La mostra a cura di Eugenia Bianchi, Domizio Cattoi, Giuseppe Dardanello, Francesco Frangi è la prima monografica dedicata a questo artista e offre una quarantina di opere - pale d'altare, dipinti di devozione privata, bozzetti - provenienti da edifici di culto e collezioni private di Lombardia, Piemonte, Liguria oltre che da musei italiani e stranieri.
Il tutto insieme al patrimonio tridentino. Andrea Pozzo fu artista poliedrico. Attivo non solo come pittore, fu architetto, allestitore e teorico di scienza prospettica oltre che architettonica.
La sua fama è legata soprattutto ad un celebre trattato, Perspectiva pictorum et architectorum, un vero e proprio prontuario per pittori e architetti che ebbe notevole diffusione. Attraverso le missioni e l'azione evangelizzatrice dei gesuiti in Europa Centrale, America Latina e Cina il pensiero di Pozzo raggiunse una diffusione planetaria. L'opera fu tradotta in tedesco, francese, olandese, greco, spagnolo e persino in versione cinese.
Per capire come una prospettiva nasca grazie a sapienti dettagli di tecnica pittorica, le tre mostre hanno studiato eventi inediti. Ad esempio nella mostra di Mondovì - che sarà inaugurata il giorno dopo quella di Trento - i visitatori saranno invitati a salire sui ponteggi per osservare gli affreschi ad una vicinanza che emoziona.
Salire al cospetto di una cupola, sarà come entrare nel mondo barocco che pulsava nelle vene di Pozzo. Non meno importante la mostra che sarà inaugurata a marzo a Roma alla Pontificia Università Gregoriana e in altre quattro sedi. Il trasferimento a Roma contribuì infatti alla definitiva consacrazione dell'artista trentino.
Pozzo vi arrivò nel 1681 su richiesta del padre generale dell'ordine dei gesuiti Giovan Paolo Oliva (l'ingresso nella Compagnia di Gesù era del 1665) e qui realizzò alcune delle più note imprese, dagli affreschi del corridoio della Casa professa al Gesù a quelli della chiesa di Sant'Ignazio con il Trionfo del santo, una tra le più vaste decorazioni pittoriche di età barocca elaborate in Italia, ove il gesuita dispiega la propria pirotecnica sapienza prospettica descritta nel suo fortunato trattato.
E' possibile ammirare opere di elevato livello qualitativo, normalmente custodite in luoghi poco accessibili, e di porle a confronto. Pozzo pittore era solito replicare più volte, anche a distanza di anni e per destinazioni diverse, i soggetti più fortunati o apprezzati dalla committenza, apportandovi magari leggere modifiche.
Le mostre, tra cui quella di Trento, chiariranno anche il ruolo cruciale giocato da Pozzo nei temi iconografici sviluppati nel periodo dalla Controriforma.
E' ritenuto fondamentale nell'elaborazione della iconografia dei santi della Compagnia di Gesù, Sant'Ignazio e San Francesco Saverio, protagonisti di alcune significative pale esposte in mostra e oggetto di devozione all'indomani della chiusura del Concilio.
Nel nucleo di opere esposte al Museo Diocesano (fino al 5 aprile 2010) ci sono quattro prospettive con scene evangeliche - due delle quali sono state restaurate appositamente per la mostra - risalenti alla fase tarda, coincidente con il soggiorno viennese dell'artista. Alcune delle opere selezionate, aggiunte solo di recente al catalogo dell'artista, dicono la modernità di Pozzo che nel 1702 viene invitato a Vienna dall'imperatore Leopoldo I.
Nella città imperiale lavora per il sovrano nonché per il principe Johann Adam von Liechtenstein, nel cui palazzo affresca il salone d'onore con il Trionfo di Ercole. A Vienna mantiene anche i legami con alcuni committenti trentini e con la congregazione gesuitica della città.
E' a Vienna che predispose il progetto per la chiesa di San Francesco Saverio a Trento, uno dei maggiori monumenti del barocco trentino, che sarà edificata da maestranze locali entro il 1711. Ma l'artista morì a Vienna nel 1709 prima di vederla compiuta. La mostra costituisce così un'importante occasione per far conoscere al grande pubblico uno straordinario artista, al quale solo in tempi recenti è stato tributato il giusto riconoscimento, dopo i pesanti giudizi dell'implacabile critica neoclassica.