A tu per tu con...Antonello da Messina

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Benedetto secondo Antonello da Messina

a cura di Guglielmo Vasto

Antonello da Messina, secondo la tradizione, ritornando dalle Fiandre, avrebbe introdotto a Venezia la tecnica del "dipingere a olio". Egli fu incoraggiato dalla pittura nordica anche nella sua siciliana ricerca del carattere individuale delle persone e delle cose, come testimonia lo straordinario Ritratto d'uomo del 1475 circa.

Alla sua obiettiva e tagliente analisi delle forme concorrono conquiste stereometriche di Piero della Francesca, impostazioni prospettiche dei busti del Mantegna e il colore veneziano. Lo stato di conservazione mostra che la lumeggiatura sulla veste rossa, già chiara, ormai è annerita per la base di piombo nel pigmento del color bianco.

San Benedetto è colto frontalmente dalla luce, sullo sfondo di una lamina dorata lavorata a racemi. Il santo mostra la cappa di monaco sotto una ricca veste vescovile, con una mitria incrostata di gemme in testa e, in mano, un bastone pastorale e un libro, che ricorda la Regola benedettina. Sui guanti bianchi indossa alcuni anelli. Grazie alla tecnica ad olio, innovativa per l'Italia in quegli anni, il pittore descrisse con grande realismo i vari dettagli della figura, con un'attenzione lenticolare ai riflessi luminosi ben visibile ad esempio nella brillantezza delle perle e delle pietre preziose.

Più legata alla trazione italiana è la tendenza a geometrizzare la fisionomia, senza però annullare i dati fisiognomici individuali, nonché l'unificazione spaziale tra i pannelli, determinata da una medesima altezza del bordo del pavimento e dallo sconfinare delle ombre tra una tavola e l'altra.

Il San Bendetto di Antonello venne riscoperto sotto pesanti ridipinture settecentesche, da cui affiorava solo la ricca aureola dorata. L'altissima qualità della pittura aveva infatti palesato l'opera del grande maestro, collegandola con le due tavole analoghe per stile e dimensioni agli Uffizi dal 1996. Forse dell'orifginario polittico, detto dei Dottori della Chiesa, facevano parte anche le tre cuspidi nel Museo regionale di Palazzo Abatellis a Palermo.

(febbraio 2010)

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