Caso Emanuela Orlandi, la pista di Bolzano
(Roma 21 gennaio 2012) - La manifestazione in Vaticano del 18 dicembre 2011 e quella davanti alla Basilica di Sant'Apollinare un mese dopo sono due atti per certi versi senza precedenti. Pietro Orlandi a nome della famiglia chiede che sia il Vicario di Cristo in terra a chiedere ed agire per la verità. Perchè ogni traccia porta al Vaticano. Ma il Papa pure informato ha taciuto, e il video mostrato alla trasmissione "Chi l'ha visto" ha colmato di delusione anche i telespettatori dopo aver lasciato senza parole chi manifestava sotto le sue finestre. Pietro Orlandi ha così diramato con chiarezza le dieci domande rimaste irrisolte.
Pochi sanno che in tre decenni di inchieste mai concluse, intercettazioni telefoniche insabbiate, rogatorie allo Stato Vaticano cadute nel silenzio c'è una pista ben precisa e circostanziata nel caso "Emanuela Orlandi": che porta a Bolzano.
In 28 anni l'opinione pubblica non è stata mai informata del fatto che quattro persone (tra le quali un funzionario del Sismi in servizio tra Merano e Monaco di Baviera) furono indagate per anni e alla fine prosciolte dall'accusa di sequestro di persona, dopo che una signora altoatesina raccontò di aver visto Emanuela Orlandi mentre veniva rinchiusa (un mese e mezzo dopo la scomparsa) in un appartamento sotto al suo.
"Non una riga sui giornali. Non un lancio d'agenzia. Eppure l'inchiesta è stata ufficiale, la sentenza di proscioglimento (92 pagine datate 19 dicembre 1997, a firma del giudice Adele Rando) è pubblica e liberamente consultabile" afferma Pietro Orlandi, che però è tornato a sperare.
"Tanti dei personaggi coinvolti, a partire dal boss della Magliana De Pedis e da monsignor Marcinkus, sono morti - conclude - ma sicuramente tra Italia e Stato Vaticano ce ne sono qualche decina, magari molto anziani, che sanno cosa è successo o conoscono passaggi fondamentali. La mia speranza, ecco, è che si mettano la mano sulla coscienza e parlino. Per mia sorella ma anche per ridare verità e giustizia al nostro Paese" ha dichiarato ad Articolo 21.
Era il 22 giugno 1983 quando nel centro di Roma Emanuela scompare. E' solo una ragazzina. Da 28 anni, suo fratello si batte contro le "inconfessabili ragion di Stato", sia italiane sia vaticane, che hanno impedito di fare luce sull'intrigo.
Si parlò di terrorismo turco, servizi segreti dell'Est e dell'Ovest, ambienti della Santa Sede, Ior, Banco ambrosiano, malavita romana, ma se non ci fosse stato Chi l'ha Visto a tenere i fari accesi oggi non si saprebbe che il caso ha qualcosa a che fare con la Banda della Magliana.
"Mia sorella Emanuela" è il libro che Pietro ha scritto e ora una petizione online è servita a portare una manifestazione in Piazza San Pietro che chiede a papa Benedetto XVI che sia fatta luce.
Orlandi spera di consegnarla prima di Natale. Pietro insieme ad altri 50.000 firmatari chiede al papa "di porre in essere tutto ciò che è umanamente possibile per accertare la verità sulla sorte della Sua connazionale Emanuela Orlandi".
Con una presa di posizione ufficiale del Pontefice, magistratura e pubblici poteri potrebbero trarre nuova energia per fare luce su uno dei casi più inquietanti e controversi della storia repubblicana.
La famiglia Orlandi glielo chiede quale "capo di Stato e rappresentante di Cristo in terra", che quindi deve agire per la vittoria della verità.
"In Vaticano non hanno mai voluto collaborare, nonostante ritengo sia un loro dovere morale capire cosa sia successo a una loro connazionale - ha detto Pietro Orlandi ad Articolo 21. "Ma se a chiedere trasparenza non sono da solo ma insieme a decine di migliaia di persone, il muro di omertà può iniziare a sgretolarsi".
Bene: con Pietro Orlandi sono ora in 60.000 e tra questi c'è anche Giornale SENTIRE, voce libera e indipendente che non ha vergogna a pubblicare ciò che altri "scartano".
(Corona Perer)
> Pietro Orlandi "Andremo anche al Quirinale"
> Dieci domande rimaste irrisolte
> LINK