Chiara Lubich, donna e mistica
di Corona Perer
(Trento, 28 febbraio 2010) - A due anni di distanza dalla scomparsa di Chiara Lubich, l'ateneo della sua città natale ha inteso dedicare alla sua figura e all'opera da lei realizzata un momento di riflessione basato sui canoni della ricerca scientifica. Due giornate di studio alle quali da tempo stava lavorando un Comitato scientifico presieduto dal professor Salvatore Abbruzzese (Facoltà di Sociologia, Università di Trento).
Il pensiero e l'opera di Chiara Lubich e, parallelamente, le profonde tracce del suo impegno sul piano delle relazioni tra i popoli, nella costruzione di un percorso di pace e di civile e dignitosa convivenza, così come nell'affermazione di un costruttivo dialogo interreligioso, sono esaminate dal punto di vista storico, sociologico, economico, filosofico e teologico ed anche pedagogico. Era presente anche Romano Prodi.
Il Comitato scientifico del convegno: professor Salvatore Abbruzzese (Facoltà di Sociologia, Università di Trento); professori Olga Bombardelli, Massimo Giuliani, Michele Nicoletti e Silvano Zucal (Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Trento); prof. Andrea Leonardi (Facoltà di Economia, Università di Trento.
"Il merito di Chiara Lubich è aver disegnato una umanità fondata sull'amore radicale per l'altro, principio forte e ricorrente sia nella spiritualità orientale che occidentale" afferma il prof. Salvatore Abbruzzese che ha coordinato il comitato scientifico e che a Trento è ordinario di Sociologia della Religione. Secondo il docente universitario la rivoluzione sociologica di Chiara Lubich sta proprio nella rilettura in chiave moderna dell'amore radicale. "Il riconoscimento dell'altro non è un sacrificio di sé, coincidente con un semplice annullamento della persona, ma al contrario costituisce la forma più compiuta per realizzare me stesso".
Quale è la domanda sociologica colta dalla pensatrice? "Chiara Lubich incrocia l'esigenza moderna di affermazione del soggetto e si situa nel cuore dell'utopia moderna di emancipazione e di realizzazione dell'individuo" afferma Abruzzese che traccia l'identikit dell'altro secondo Lubich. "Non è solo colui che ci mette alla prova per constatare il nostro grado di reale carità e accoglienza, non è un peso, un ingombro, una scomodità, ma il possessore di quel punto di vista che completa la mia persona, liberandola dalla tirannia della preoccupazione che ho per me. Mi mette in dialogo". E anche qui occorre distinguere, fa capire il professore, perché il dialogo inteso dalla Lubich non ha nulla a che vedere con la semplice tolleranza e nemmeno con il principio dell'accoglienza, ma si trasforma in attenzione reale all'altro ed alla sua cultura, curiosità attenta, ascolto.
Il modello di comunità dei Focolari è sociologicamente attuabile su vasta scala? "Una comunità che vuole vivere un'esperienza radicale di comunione ‘è' una provocazione" risponde Abbruzzese. "Non credo che l'obiettivo che il movimento si pone sia quello di convertire il mondo a farsi comunità, quanto piuttosto l'ammettere e riconoscere la possibilità che una tale esperienza comunitaria possa esistere ed essere operante".
Virginie Alnet (sociologa con dottorato di ricerca a Parigi) ha evidenziato che il Movimento dei Focolari nasce e si sviluppa in un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti religiosi e sociali: secolarizzazione e globalizzazione. "Il suo fu un metodo innovante per trasmettere il messaggio religioso e sociale che ora è globale".
La sociologa brasiliana Vera Araújo ha analizzato il messaggio universale della pace che permise alla Lubich il Premio Unesco, riconoscimento del suo contributo di dottrina e azione per il raggiungimento della pace fra i popoli. "La sua vicenda spirituale era frutto di una nuova esperienza: la spiritualità dell'unità. Ne è venuta una nuova famiglia spirituale: il Movimento dei Focolari che si snoda a partire dalla "scoperta" di Dio come Amore che chiede l'amore verso ogni prossimo, a cominciare dai poveri e dalle vittime della guerra nella città di Trento. Non un amore qualsiasi, ma un amore che richiede atteggiamenti spirituali e culturali particolari. È la cosiddetta ‘arte di amare' che si declina nell'amare tutti senza distinzioni, nell'amare per primi, nell'amare il nemico, nel farsi uno".
Gabriella Berloffa , docente di economia politica a Trento, ha toccato il modello di efficienza, competitività e solidarietà dell'economia di comunione. "Non si tratta solo dell'impiego degli utili aziendali, non sarebbe questa l'alternativa radicale all'economica prevalente. Oltre c'è l'insistenza sulla formazione di uomini nuovi. Che effetto può avere questo cambiamento di stile aziendale?" si è chiesta la studiosa che ha tracciato l'identikit delle imprese che partecipano a questo modello sulla base di evidenze empiriche cioè il nesso tra risultati economici (in termini di produttività e sviluppo) e le dimensioni ‘non economiche' come il tipo di rapporti che esistono all'interno dell'impresa e tra le imprese. "Vari studi mostrano che le relazioni umane interne all'azienda (rispetto, riconoscimento, coinvolgimento e fiducia) sono importanti nel determinare la produttività dei lavoratori, a sua volta decisiva per la performance aziendale. In altri termini, non solo la presenza di certe "virtù" facilita il raggiungimento dell'efficienza economica, ma è decisiva per lo sviluppo stesso del sistema economico. L'economia di comunione, insistendo sulla necessità di formare uomini nuovi che vivano rapporti diversi sia all'interno dell'azienda che all'esterno di essa (con concorrenti, clienti e fornitori) favorisce lo sviluppo non solo dei più ma anche degli stessi sistemi dove operano le imprese aderenti".
Olga Bombardelli, docente di Pedagogia Generale a Trento ha esaminato l'idea di educazione di Chiara Lubich. "Essa va di pari passo con la concezione di essere umano in un'ottica profondamente religiosa, premessa di rispetto totale per ogni persona. Lubich ne sottolinea l'unicità, l'originalità, l'irripetibilità. Anche l'impegno educativo è rivolto all'amore. Molto stretto il rapporto fra teoria e pratica. Considerò l'educazione come utopia, nel senso che mira a costituire quel paese che ancora non c'è, ma dovrebbe esserci. L'educazione, in tale prospettiva, è vista come mezzo per avvicinarsi al fine utopico. L'Utopia non è però né sogno, né illusione, né mèta inavvicinabile, ma una realtà raggiungibile. La promozione dell'individuo e la promozione della comunità sono legate tra loro e costante è la sua attenzione all'inclusione".
L'economia di comunione intuita e lanciata da Chiara Lubich nel 1991 in Brasile, rappresenta un paradigma di agire economico che avrebbe il suo pieno significato proprio ora che il sistema economico e sociale è in crisi. Ne è convinto Luigino Bruni (docente di Economia Politica all'università Milano-Bicocca). "Per almeno tre ragioni: perché pone al centro del sistema economico le relazioni interpersonali e non gli interessi individuali. Poi perché riporta l'attenzione sulla "vocazione" dell'impresa, invitata ad essere direttamente e intenzionalmente luogo e mezzo per combattere l'esclusione e la miseria. Infine richiama l'imprenditore al suo essere costruttore di ricchezza e di comunità più che un cercatore di profitti. E' un progetto carico di speranza".
Berhard Callebaut (Pontificia Università San Tommaso d'Aquino a Roma) ha parlato di tradizione e profezia. Il principio "che tutti siano uno" tradotto laicamente come principio di fratellanza universale, è centrale. "Il movimento già 1969 era diffuso ai quattro angoli della pianeta. L'unità funzionò come un programma prima ‘spirituale', poi ecclesiale, interreligioso, sociale e culturale. Oggi è uno dei movimenti ecclesiali più diffusi, tuttora in rapporto con la cultura postmoderna" ha concluso.
Andrea Leonardi ordinario di storia economica a Trento, nonché esperto di cooperazione, ha evidenziato le esperienze mutualistiche rintracciabili nell'Economia di Comunione. Non a caso venne da una ‘trentina'. "Esiste un profondo legame tra Chiara Lubich e Trento, la sua città natale. La Weltanschauung dell'ambiente familiare e il contesto culturale della sua giovinezza ha certamente contribuito a maturare carattere e pensiero di Chiara Lubich. L'innovativa proposta economica è vicina alle esperienze di mutualismo solidale con cui era entrata in contatto da ragazza. Nella sua formazione ci sono le idee di un socialismo umanitario e quelle maturate nella scuola cristiano-sociale, entrambe presenti nell'ambiente familiare suo e della sorella Silvia, nonchè nel movimento cooperativo trentino, con cui certamente entrò in contatto da insegnante di alcuni villaggi trentini".
Giancarlo Zizola scrittore, storico e giornalista, ha ricordato che le biografie di Chiara Lubich sono unanimi nel riconoscere la discrezione, mantenuta anche all'interno del cerchio più intimo del primo Focolare, sulle difficoltà che il Movimento incontrava nella Chiesa, e molto particolarmente nella curia romana, prima dell'approvazione ufficiale. "Basandomi su documenti attinti anche dalle fasi principali del processo istruito dal Sant'Offizio nel 1955 ho potuto constatare che benché il Movimento godesse della copertura dell'arcivescovo di Trento De Ferrari - c'era una condanna dei Focolari che fu sventata all'ultimo momento da Pio XII, a decreto già pronto per la sua firma. Le accuse che gonfiavano il dossier dei Focolarini sul tavolo dei cardinali Pizzardo e Ottaviani, erano di morbosità, di ‘sensualismo' e di ‘illuminismo'. Lo statuto consentiva un'esperienza religiosa consacrata comune a uomini e a donne, il che avrebbe dato luogo a ‘promiscuità' motivo di preoccupazione nella Chiesa del tempo. E poi sospetti di filocomunismo: il progetto di aprire centri di accoglienza per i comunisti in ricerca, sia in Italia che nell'Europa orientale, fu visto con preoccupazione dal Vaticano".
Luigi Alici, docente di filosofia morale a Macerata, ha parlato di capacità profetica. "Non è difficile rileggere il suo messaggio anche come una profezia. Reintrodurre al cuore della dinamica relazionale la cifra della gratuità oblativa significa riqualificare la relazione".
Si potrebbe obiettare ai Focolarini una idealizzazione di Chiara Lubich tale da prendere il posto alla centralità del culto a Cristo, che pure è pilastro del suo modello. Una perplessità concreta o il punto debole del movimento? Lo abbiamo chiesto al prof. Salvatore Abbruzzese coordinatore scientifico dei lavori.
"No, non credo affatto che ci siano confusioni. I focolarini amano Chiara come i francescani amano Francesco ed i Gesuiti Ignazio. I movimenti sono molto attaccati alla figura del loro fondatore: è una figura di mediazione con la Chiesa, è colui che la rende comprensibile. Certo, l'insistenza con la quale le parole dei fondatori sono lette e meditate, lascia spesso spazi ampi a sospetti di eccessiva centralità. Ma bastano pochi passaggi all'interno dell'universo dei focolarini per capire come la dimensione del legame con Chiara sia affettiva. Lei ha il merito di aver creato un ponte tra una cattolicità laica dispersa ed in via di declino ed una rinnovata adesione al messaggio evangelico originario".
Corona Perer (RIPRODUZIONE RISERVATA)
> Prof. S.Abruzzese: tre domande sul modello Chiara Lubich
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