Un materiale ancora misterioso

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allestimenti a cura dell'arch. Michelangelo Lupo - Foto C.Perer

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Foto C.Perer

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"Avventura del Vetro" - rarità esposte al Castello del Buonconsiglio (Trento)

di Corona Perer

(novembre 2010) - Un materiale misterioso: né liquido, né solido. "O meglio, un liquido in mutamento che si è fermato allo stato solido".

La definizione è di Aldo Bova curatore scientifico della mostra "L'Avventura del Vetro" che lo definisce un materiale misterioso, una sorta di quarto stato della materia, al quale è legata gran parte della storia dell'uomo che lo ha usato e forgiato non solo per utensili funzionali ma anche per bearsi della sua bellezza.

"Il periodo d'oro del vetro a Venezia fu tra il Trecento e l'Ottocento" spiega Aldo Bova che fornisce non pochi e interessanti dettagli su questo materiale tra i cui componenti si trovano sabbia e polveri ottenute dai ciotoli.

La ‘ricetta' è quanto mai misteriosa. I mastri vetrai raccoglievano i sassi sul greto del Ticino e dell'Adige per la loro particolare purezza. Poi univano la cenere di alcune piante particolari, nonché residui di tartaro grattati dalle botti di vino, in quanto ricco di potassio. Grattavano anche la ruggine delle ancore in laguna, e vi aggiungevano ossa triturate, nonchè l'oro per le colorazioni. Ora si capisce l'unicità di un vetro di Murano.

"Un  materiale dunque misterioso divenuto status-simbol di tutte le principali corti europee, legato al Trentino per i ciotoli come per le botti" ha sottolineato Bova che ne ha indicato gli usi  più diffusi. In tavola, ovviamente, ma non solo per piatti e bicchieri: anche le posate dei ricchi potevano essere di vetro! Poi come ornamento e gioiello, per i reliquari e l'oggettistica sacra (tanto che alcune pietre preziose del tesoro di San Marco a Venezia altro non sono che...vetri).

Ed ancora: era fondamentale in farmacopea per la conservazione asettica di liquidi, nella musica - ne è un esempio il flauto di Napoleone che arriverà dall'America - e, curiosità delle curiosità, nella prima forma di riciclaggio illuminato che la storia ricordi. I veneziani utilizzavano infatti i rifiuti per costruire le rive dei canali in laguna. Aldo Bova sta costruendo un percorso che sarà anche cronologico: dal ‘400 al ‘900, attraverso il vetro barocco e le stoviglie settecentesche fino all'archistar Carlo Scarpa che nel Novecento ne fa un oggetto di design.

Il vetro nei suoi usi e nei secoli è stato narrato al Castello del Buonconsiglio in una mostra di grande successo (estate 2010), per la quale Murano ha portato a Trento materiali inediti mai movimentati prima, mai usciti da Murano, mai pubblicati o mai esposti e noti solo ad una ristretta comunità scientifica, circa 150 pezzi molto preziosi mai usciti prima da Venezia in quanto materiali fragilissimi, gioielli molto preziosi e antichi.

"Valutando le certezze fornite per i trasferimenti, nonché la serietà del nostri interlocutori partecipiamo a questa mostra consci che qui si fa dell'eccellenza" aveva detto Giandomenico Romanelli, all'epoca direttore dei Musei Civici di Venezia nonchè presidente del comitato scientifico del Buonconsiglio salito a Trento per sottolineare che non si trattava di un legame di circostanza, ma specialissimo.

"Se nell'ultimo anno il nostro legame è stato particolarmente forte con Torino, ora siamo fortemente legati a Venezia" aveva aggiunto il direttore Franco Marzatico.

Grazie a questa intesa a Trento è stato possibile vedere capolavori rinascimentali, un carico di perle e vetri recuperati nei fondali marini croati, affascinanti perle vitree destinate un tempo al mercato africano e usate come monete, il flauto in vetro appartenuto a Napoleone e rinvenuto tra i suoi bagagli da un ufficiale subito dopo la sconfitta di Waterloo e il successivo arresto.

Venezia ha concesso pezzi importanti, ma la mostra offriva anche due capolavori trentini, descritti come due magnifici reperti rinascimentali, unici al mondo per bellezza, rarità e valore: un piatto ed un calice in lattimo con decorazioni a smalto. Mai visti prima.

 

 

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