Carlo Maria Martini docet
(febbraio 2010) - Un bellissimo testo. Da leggere, da meditare, da vivere. Un testo vero che contiene le amarezze di chi, animato da grande fede, ha cercato tutta la vita di indicarne la via. «Si fanno tante fatiche, ma ne segue poco, la gente non risponde; e sembra che, pure moltiplicando gli sforzi, non succeda niente» afferma il Cardinale Carlo Maria Martini nel suo ultimo libro "Prove e Consolazioni del Prete" edizioni Ancora in cui cerca almeno di fornire qualche antidoto ai tempi moderni e qualche consiglio pratico, di cui molti sacerdoti hanno bisogno.
La fatica fisica - quando si vedono i successi - si sopporta più facilmente, anche volentieri, spiega il cardinale. "Ma quando non ci sono le gratificazioni umane che pure si attenderebbero, e neanche quelle soprannaturali, le consolazioni interiori, e c'è invece aridità, c'è all'esterno sordità della gente, allora sopraggiunge quella fatica, quella stanchezza morale, che è una delle più gravi per un pastore, una delle croci più dolorose da sopportare, anche perché è difficilmente comunicabile. Sembra quasi che spiegandola la gente si scandalizzi; quindi, spesso, il pastore deve portarla da solo...."
C'è dunque la solitudine del prete tra le meditazioni del prelato che per lunghi anni ha risieduto a Gerusalemme. Nelle 136 pagine (15,50 EURO) tra arte e teologia, grazie alle immagini di Francesco Radaelli, già Superiore Generale della Congregazione dei Preti del Sacro Cuore di Gesù di Betharram vi è un'antologia di pensieri rivolti in più occasioni ai confratelli da Arcivescovo di Milano.
Sono parole di un uomo di fede prima ancor che da un maestro di fede che, attingendo alle Scritture, illumina e conforta. In occasione dell'Anno Sacerdotale indetto da Papa Benedetto XVI (che si chiuderà il 19 giugno 2010), un testo utile a togliere il velo su ciò che i preti non dicono. Ma...sentono.
(C.Perer)
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