"Mi ispiro a Calvino" afferma il fotografo trentino

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Matteo Boniatti è stato esposto nell'ambito degli eventi 2011 di Phf Photoforma di Trento di Luca Chistè che ha dedicato gli eventi di quest'anno al tema: "Le città degli uomini: per un'interpretazione espressiva del paesaggio urbano".

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Matteo- Boniatti- cittā- a- confronto

Due città (New York e Chicago) il cui respiro è talmente ampio e veloce da lasciare attoniti.

A raccontarle è Matteo Boniatti giovane e promettente fotografo trentino, che nelle sue immagini cristallizza frammenti di realtà, luoghi e volti senza tempo, restituendo l'anima delle due città, nella loro frenetica realtà esistenziale, due metropoli dove effimero e fugace convivono e dove anche un uomo con un carretto può confondersi tra i clacson del traffico metropolitano.

La fotografia di paesaggio urbano in Boniatti è tanto innovativa quanto tradizionale. L'autore propone una sorta di cahier di appunti visivi. "L'approccio fotografico, si pone al crocevia fra una classica fotografia "street" e un'interpretazione diretta, e personale, del complesso territorio urbano oggetto della sua indagine" scrive Luca Chistè, che ha il merito di proporre al pubblico trentino autori dal rigore formale coniugato alla intuizione delle 'storia' che ogni 'buona' fotografia racchiude e intrappola.


In questo senso, la New York e la Chicago di Boniatti manifestano una capacità di cogliere alcune situazioni che sembrano ammiccare a Bresson e al tempo stesso offrono prospettive rigorose, ricerche formali molto pulite e sorprendenti, accentuazioni prospettiche, contrasti antropologici.

"Le immagini di "2cities" sono istintiva capacità di cogliere, con rara immediatezza, la sintesi di stimolazioni visive talvolta complesse e non semplici da trascrivere" aggiunge Chistè che indica nelle potenti prospettive e nella restituzione di alcune relazioni fra l'uomo e la città, il luogo dove abita il fascino prodotto da questi scatti.

Boniatti, lavora in bianco/nero. E' questa la sua identità stilistica. Afferma di essere ispirato da Italo Calvino quando, nel suo libro ‘Le città invisibili', scrive: "... Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni, di un linguaggio, le città sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi".

 

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