Giorgio Vallortigara, mondo animale
(Rovereto, 18 febbraio 2012) - Giorgio Vallortigara ha presentato a Ravenna durante il Darwin Day indetto alla Libreria Feltrinelli - "La mente che scodinzola - Storie di animali e di cervelli " nel quale si ribadisce che non esiste una gerarchia nell'evoluzione mentale delle specie viventi: tutte le specie sono ugualmente evolute.
Ma molte domande restano ancora aperte. Che cosa rende intelligente un animale? Ha cognizione del futuro? Pensa? Sono solo alcune delle curiosità contenute nell'ultimo libro dello studioso "La mente che scodinzola. Storie di animali e di cervelli" (Mondadori) in cui il neuroscienziato racconta del cervello e della mente degli animali, esseri umani inclusi.
Perchè c'è ormai un dato acquisito: il cervello degli animali, oltre a possedere alla nascita diverse nozioni di fisica elementare, è dotato di pensiero. Gli animali sanno orientarsi nello spazio, ma sappiamo anche che sanno costruire strumenti e risolvere problemi di natura logica, possiedono inoltre un'intuitiva comprensione del numero e della casualità.
Il saggio indaga la storia naturale delle menti: i piccoli e grandi trucchi che la selezione naturale ha incorporato nel modo di funzionare dei cervelli. La prima parte del volume affronta i temi che hanno a che fare con le emozioni e l'intelligenza negli animali e nell'uomo (ad esempio come il cane scondizola o le reazioni del pulcino aprecisi impulsi). La seconda parte va al fondo di questioni sostanziali e dimostra come credere nell'esistenza di Dio, l'origine della lelle morale, ma anche il valore che siamo alle cose, siano retaggio di una nostra storia biologica.
"Si riferiscono cioè all'esito di costruzioni e modificazioni delle nostre menti che sono state forgiate dalla selezione naturale. E da ciò deriva la direzione della vita intellettuale dell'umanità intera" scrive Vallortigara.
"Ci sono due idee sulle menti e i cervelli che diamo per assodate. La prima prende origine dalla concezione secondo cui esisterebbe una sorta di scala ascendente delle creature viventi, che vede collocate sui gradini più bassi le creature meno complesse e meno evolute e agli apici quelle più complesse ed evolute" spiega il professore, che evidenzia come tale gerarchia si applicherebbe a tutte le strutture dell'organismo, cervello incluso. Vi sarebbe perciò anche una scala ascendente e progressiva delle funzioni mentali, al cui vertice c'è la nostra specie, quindi l'uomo.
"La seconda è l'idea che i cervelli servano a darci una rappresentazione veridica della realtà. Le due idee hanno in comune vari aspetti, tra cui quello, di essere entrambe sbagliate" afferma lo studioso. "I biologi sanno ormai che per gli organismi viventi non ha alcun significato parlare di specie più o meno evolute. Tutte le specie viventi sono egualmente evolute. La complessità della vita mentale è associata tradizionalmente al fatto che gli esseri umani avrebbero una migliore, più completa rappresentazione della realtà".
Ma l'ultimo saggio di Vallortigara riferisce anche delle ultime osservazioni degli etologi, i quali in questi anni hanno compiuto grandi progressi nello studio della comunicazione animale quando si sono resi conto della falsità dell'assunto secondo il quale la comunicazione serve a trasmettere informazioni veridiche. "In realtà in natura la comunicazione animale serve principalmente per ingannare e imbrogliare" afferma Vallortigara.
Ordinario di Neuroscienze e direttore vicario del Centro Mente Cervello dell'Università di Trento, Giorgio Vallortigara ha concentrato per molto tempo la sua attenzione sui pennuti. Un suo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences, da cui emerge che i pulcini hanno percezioni innate: vedono qualcosa che si muove e vi si dirigono. Ma non vanno verso oggetti che si muovono meccanicamente. Il che dimostra che posseggono un rudimentale sistema per distinguere e quindi riconoscere esseri animati e non animati.
L'osservazione di Vallortigara conferma quanto già Aristotele aveva ipotizzato: la distinzione tra oggetti animati e oggetti inerti si basa sul fatto che i primi sono semoventi. L'osservazione sui neonati lo aveva in seguito provato, ma il tutto sembrava legato all'esperienza del bimbo. Il pulcino ama dunque l'armonia dei suoni.
Sui propri esperimenti il professore ama scherzarci sopra. "Sono il più grande esperto di cervelli di gallina. Il problema non è stato dirlo a mio padre, che ha pagato gli studi, ma convincerlo che mi pagavano per farlo" disse qualche tempo fa. Ora dovrà spiegargli di aver fatto un passo avanti: le osservazioni sul pulcino, accolte peraltro con grande interesse dalla comunità scientifica.
Che possiede almeno due intuizioni "primitive", comuni agli esseri umani e ad altre specie, che non richiedono di essere apprese, perché fanno parte della dotazione naturale, genetica, del nostro sistema nervoso.
Che tipo di intuizioni primitive?
La prima riguarda la causalità fisica, il contatto di un oggetto con un altro oggetto causa il movimento del secondo. La seconda intuizione primitiva è relativa al fatto che le cose viventi sono caratterizzate dalla capacità di muoversi da sole, in maniera autonoma, mentre gli oggetti inerti si muovono solo a seguito del contatto con altri oggetti.
Gli esseri animali sono cioè dotati di pre-requisiti alla comprensione della natura?
Sì, precisamente. Kant li considerava "a priori". Noi scienziati empirici diciamo che si tratta della sapienza che è stata incamerata nel corso dell'evoluzione biologica nel genoma e che rende possibile i processi di apprendimento e la comprensione del mondo naturale e sociale. Io la chiamo la "conoscenza necessaria" una sorta di kit di strumenti cognitivi di base che abbiamo in testa (come l'intuizione del numero, dello spazio, del tempo, della causalità...) senza il quale l'apprendimento semplicemente non sarebbe possibile.
Come siete riusciti a scoprire le doti dei pulcini?
Esponendoli appena dopo la schiusa dell'uovo, all'immagine di un oggetto in moto che urtando un secondo oggetto immobile ne causa il movimento. Gli animali si dirigevano di preferenza verso il primo oggetto semovente, scelto come oggetto di imprinting.
C'è dunque anche un riconoscimento genetico?
I dati ottenuti sul pulcino mostrano che alcuni meccanismi che presiedono al riconoscimento degli oggetti animati hanno una base genetica. Adesso abbiamo un modello straordinario con il quale procedere: dobbiamo scovare quali porzioni del cervello sono implicate in queste abilità e quali geni vi sono espressi. Ci sono tecnologie e conoscenze per avviare una esplorazione della neurobiologia e della genetica della "mente sociale".
Ciò che vale per il pulcino vale anche per l'uomo?
Per ragioni pratiche ed etiche, non possiamo condurre esperimenti che possano risolvere la diatriba natura-cultura nella nostra specie. Per questo l'uso dei modelli animali è così importante. L'uso del pulcino è strumentale. Spesso le scoperte "importanti" passano per problemi apparentemente minori o bizzarri.
...Ad esempio?
Fino a non molto tempo fa noi tutti credevamo che, dopo la nascita, i neuroni non potessero più rigenerare (almeno non nei vertebrati superiori). Sa come è stato demolito il dogma? Grazie al ricercatore americano Fernando Nottebohm. Studiava l'apprendimento del canto nei canarini e ha scoperto che nel loro cervello avvengono fenomeni di neurogenesi. All'inizio nessuno ci credeva. Adesso sappiamo che succede anche nelle scimmie e nell'uomo il che ci ha aiutato in ambito medico e clinico. E tutto grazie ai canarini.
Presto l'unità sarà trasferita da Mattarello a Rovereto. Siete contenti?
Sì, il nostro laboratorio è il primo a trasferirsi, siamo davvero molto entusiasti all'idea. Avere tutto riunito alla Manifattura, assieme a una sezione dell'Istituto Italiano di Tecnologia, consentirà di creare un polo di eccellenza per le neuroscienze unico nel nostro Paese. Il nostro direttore, Alfonso Caramazza, sta facendo un lavoro superbo eccellentemente supportato dalle istituzioni. Abbiamo studenti e giovani ricercatori che vengono qui dalle migliori università. In questo momento, c'è una giovane statunitense che si divide tra Harvard (dove lavora con i bambini) e i nostri laboratori, dove lavora con gli animali. E' un buon segno, io credo. In passato erano i nostri giovani migliori ad andare nei paesi anglosassoni e non l'inverso.
Lei a Rovereto in ex-Manifattura che studi svilupperà?
Noi ci occuperemo dei cosiddetti modelli neurobiologici "semplici": ranocchie, pesci, pulcini... Siamo convinti che i sistemi nervosi semplici consentano di enucleare più facilmente i principi di funzionamento fondamentali del cervello. Lavoreremo su temi quali la comprensione dello spazio, del tempo, del numero, della causalità e degli oggetti, sia fisici che sociali. Con l'obiettivo di comprendere come questo ci possa consentire di alleviare, prevenire e curare i disordini nel funzionamento dei cervelli.
LEGGI
> Vallortigara, la scienza che diverte
> Le api hanno naso (e cervello)
> Il Cimec, pianeta cervello
ATTENZIONE: le condivisioni di nostri contenuti sono gradite ma sono "normate" e limitate agli abstract. Chiediamo ai nostri lettori il rispetto del lavoro intellettuale. SENTIRE non "copia": produce. Ricordiamo pertanto che - senza autorizzazione del Direttore che viene rilasciata senza problemi, ma deve essere richiesta - non è consentito importare testi e foto, ma soltanto l'abstract dando link diretto alla pagina come fonte originale e specificando chiaramente all'inizio del pezzo TESTATA e AUTORE (laddove indicato). Le violazioni vengono perseguite come "violazione del diritto d'autore" come peraltro dettagliato nelle nostre note legali. Chi lo desidera può condividere i nostri articoli dalle nostre pagine di Facebook