Può scandalizzare? No, fa riflettere. La Libera Università di Bolzano ospita dal 27 febbraio al 1 aprile, "Vivere ancora - noch mal leben", una serie di ritratti realizzati da Walter Schels e Beate Lakotta giornalista autrice delle biografie di malati terminali ricoverati negli hospices della Germania.

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La Libera Università di Bolzano ospita in dal 27 febbraio al 1 aprile, "Vivere ancora - noch mal leben", una serie di ritratti realizzati da Walter Schels e Beate Lakotta giornalista autrice delle biografie di malati terminali ricoverati negli hospices della Germania.
L'iniziativa è dell'Associazione Il Papavero di Bolzano che si dedica
alla diffusione delle cure palliative 
con la collaborazione della Facoltà di Design e Arti

Fotografia tra vita e morte

di Roberto Rinaldi

(Bolzano, 24 febbraio 2010) - La fotografia come strumento per raccontare la rassegnazione, il dolore, la paura, la serenità, e infine l'abbandono alla morte. Sentimenti appena accennati sui visi delle persone che hanno accettato di farsi ritrarre prima e dopo la loro scomparsa.
La Libera Università di Bolzano ospita in dal 27 febbraio al 1 aprile, "Vivere ancora - noch mal leben", una serie di ritratti realizzati da Walter Schels e Beate Lakotta giornalista autrice delle biografie di malati terminali ricoverati negli hospices della Germania. L'iniziativa è dell'Associazione Il Papavero di Bolzano che si dedica alla diffusione delle cure palliative e con la collaborazione della Facoltà di Design e Arti. 

La mostra arriva in Italia  dopo essere stata vista da 70mila visitatori a Londra, e aver toccato città come Berlino, Lisbona, Vienna, Tokio, Tel Aviv, Innsbruck e in Germania. Gli autori hanno vissuto per oltre un anno negli hospice del Nord della Germania ed hanno ritratto 24 persone, di età compresa tra i 17 mesi e gli 83 anni, pochi giorni prima e dopo la loro morte.

Ogni coppia di ritratti in bianco-nero di grande formato viene accompagnata dai dati biografici delle persone e testimonianze su come hanno vissuto gli ultimi giorni di vita. Sono immagini di grande dolore ma anche di straordinaria umanità e sensibilità che gli autori con estrema delicatezza hanno affrontato un tema particolarmente delicato: il confine tra la vita e la morte, trattato con il massimo rispetto per la dignità delle persone davanti alla macchina fotografica, dove è evidente il loro personale coinvolgimento umano.

Un progetto alquanto difficile reso possibile grazie alla disponibilità di persone al termine della loro vita. L'associazione Il Papavero intende promuovere e sollecitare un movimento di idee che crei le basi per la realizzazione di una struttura sanitaria dedicata ai malati terminali, e allo stesso tempo la diffusione di un pensiero collettivo grazie al quale questo difficile tema sopisca i timori che ognuno di noi prova riguardo l'ultima fase dell'esistenza.

È difficile che qualcosa possa colpire le persone più dell'incontro con la morte. Nella nostra società la morte e l'esperienza del morire estraniati dalla vita famigliare e quotidiana diventano un tabù difficilmente superabile. Nel mondo occidentale, la sofferenza e la morte sono divenute sconvenienti, fuori luogo, fonte di angoscia. Gli autori spiegano cosi il loro intento: "Volevamo seguire le persone nell'ultimo periodo della loro vita per apprendere da loro alcune sensazioni sull'accomiatarsi (morire, prendere commiato) e sulla morte.

LEGGI
> L'appello per un Hospice a Bolzano di M.Battisti
> Dossier di Fine Vita a cura di Guglielmo Vasto
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