ESCLUSIVO - Ex-operaio oggi Armando Dal Col è l'italiano più giapponese dei giapponesi: campione mondiale di bonsai. Ecco il suo libro verde, un libro che respira.

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Il libro della conoscenza al momento della semina

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Armando Dal Col al lavoro

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L'erba è spuntata, le radici della conoscenza hanno dato frutto

Armando Dal Col e il libro vivente

di Corona Perer

Al Congresso Nazionale dell'Unione Bonsaisti Italiani che si tiene ogni anno ad Arco (Tn) lui non manca mai. Del resto lo attendono come ospite d'onore. Armando Dal Col, veneto di nascita, 72 anni, è considerato un'autorità del settore. E' un maestro internazionale pluripremiato in Giappone che è la vera patria di questa arte. Lo abbiamo incontrato alle prese con un bonsai particolarissimo, perché sfugge ad ogni definizione: un libro d'erba, il libro della conoscenza, anzi: le radici della conoscenza. Lo mostriamo in esclusiva in queste immagini.

Armando da quanti anni fai Bonsai?
Dal 1963, ma all'epoca non conoscevo il Bonsai. L'idea mi nacque vedendo un albero in lontananza, e allungando il braccio vedevo l'albero proiettarsi sul palmo della mia mano. Pensai che sarebbe stato bello poter avere un albero in mano e cominciai a trattare le mie piante con potature che solo dopo potei verificare facevano parte della tecnica giapponese del bonsai.

E come lo hai scoperto?
Leggendo un articolo che annunciava l'Euroflora nel 66 dove sarebbero arrivati dei maestri giapponesi che avevano creato alberi in miniatura, ma era già da 3 anni che io da autodidatta maneggiavo le stesse cose. Quello che credevo un metodo da me inventato era un'arte orientale.

Quindi il tuo approccio è stato naturale, quasi congenito...cosa ti dà?
E' il sentirmi parte della natura, sentirmi un tutt'uno con i miei Bonsai, vivere dentro loro. 

Come ti è venuta l'idea di questo libro?
Volevo esprimere l'essenzialità estrema delle "radici della Conoscenza"

Cos'è per te la conoscenza?
La conoscenza non ha il suo fondamento nella capacità del soggetto di distinguere l'ideale dal reale, ma di passare da ciò che è inespresso a ciò che è espresso.

E che reazione c'è stata alla prima esposizione?
Solo stupore: alla mostra di Bonsai nazionale nella città di Imola è stato un successo. Il mio pezzo veniva definito ‘cultura'. Io in realtà non mi ero posto obiettivi nobili, tuttavia avevo voluto un libro vecchio intriso del "Verbo", perché esso avrebbe alimentato le "radici della conoscenza".

Quindi questo libro nasce da una ricerca interiore?
Sì, il libro aperto non è solo una metafora del sapere, ma è la metafora stessa della vita umana, consistente nella nascita, nello sviluppo fisico e intellettuale e nella morte. L'erba mette radici sulle pagine, sviluppandosi verso la luce. Cerca di afferrare l'essenza del "Verbo" in una crescita senza sosta che tuttavia non sconfigge la caducità dell'essere vivente. La vita esce dalle pagine del libro ed è intrisa della sapienza di quel libro.

Cosa volevi dire?
Che l'uomo è nulla senza radici, e che le radici stanno in una conoscenza che viene da lontano e che è anche sacrale. E' persino mistero.

Ci è voluto molto tempo?
In questa disciplina non si può avere fretta. E' stata una grande emozione immaginare pagine e parole come la terra. E vedere poi la nascita dell'erba fra le pagine: era la vita dentro un libro aperto di cultura.
La metafora del sapere, fatta di frammenti, di crescita lenta e costante, in un continuo e inesorabile scandire del tempo

Ne hai realizzati altri?
Sì. All'epoca del mio primo libro d'erba mi sarebbe piaciuto usare una vecchia bibbia, poiché è il Libro della Conoscenza per eccellenza. Ne ho usata una recente ma l'ho aperta su una delle pagine più significative del Nuovo Testamento: l'Apocalisse che non è il libro sulla Fine del mondo ma il libro "sul" fine del mondo: l'uomo orientato verso Dio, teso alla costruzione della Gerusalemme celeste. L'erba, metaforicamente, è il Verbo che si rinnova e dà linfa all'Uomo.

A Tarzo hai aperto il Giardino della Serenità, quanti bonsai ci sono nel tuo giardino?
Circa 600

Quanti pensi di averne realizzati in questi 40 anni di attività?
Almeno 2000

Quanto può valere sul mercato un bonsai professionale?
In Giappone si va dai 25 euro fino a un 1 milione. Ad un'asta a Tokyo fu venduto un bonsai a 4 milioni 700 mila dollari in cambio di una villetta con guardino. Era del maestro Kobaiashi.

Quale è la specie più difficile da trattare?
Direi la betulla, il noce, le leguminose come l'acacia

Ogni albero può diventare bonsai?

Quale è la virtù esenziale per quest'arte?
La pazienza e poi è fondamentale il controllo delle dominanze apicali cioè che le fronde siano leggere e la conicità sia accentuata sia nel tronco che nei rami.

Come deve essere il bel bonsai?
Deve avere un forte apparato radicale di superficie con le radici disposte a raggiera

Hai ottenuto molti titoli e premi, di cosa vai maggiormente orgoglioso?
Dei riconoscimenti avuti dalla Nippon Bonsai Association, la massima autorità mondiale.

Cosa conta di più nella tua vita?
La profonda stima che colleghi e amatori hanno nei miei confronti è certamente importante ma assistere con trepidazione al risveglio primaverile, per captare la vita che pulsa sui rami ancora spogli dei miei Bonsai è un'emozione unica.

Il Bonsai ti ha portato anche l'amore. Parlaci di Haina...
E' una donna straordinaria che ha molto contribuito alla mia evoluzione.

Come l'hai conosciuta?
L'ho conosciuta nelle Filippine nella sua isola dove sono stato il primo europeo a metterci piede. E' stata la cosa più bella che potesse capitare nella mia vita. Era la mia discepola ora è la mia migliore aiutante ed è molto brava, infatti, conta già numerosi premi nazionali e internazionali.

Quando hai deciso il nome del vostro giardino?
L'ho deciso in Giappone. Chiesi al mio maestro la traduzione in giapponese, volevo chiamarlo Giardino Museo Bonsai della Serenità. Gli piacque moltissimo, e in giapponese si chiama SEI WA MUSEUM BONSAI EN. Abbiamo qualche migliaio di visitatori ogni anno.

Quale è il pensiero che ti ispira ogni giorno quando curi le tue creature?
Mi piacerebbe essere al loro posto, poiché nessun essere vivente riceve queste attenzioni. Può sembrare strano, ma c'è un feeling che ci attrae entrambi.

Armando, qual è il fine ultimo della tua ricerca?
Mi piacerebbe lasciare una traccia della mia esistenza,
poichè la vita di un uomo è talmente effimera che
scompare al primo soffio di vento. I seguaci del buddismo credono nella reincarnazione. Per passare ai posteri ho solo la certezza del mio nome che resterà per quello che ho fatto, se qualcuno vorrà ricordarmi. Il resto non lo so, ma mi piacerebbe reincarnarmi fra qualche secolo per vedere di nuovo come sono mutati i miei Bonsai.
(maggio 2009)

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