Le zigherane pioniere dell'emancipazione - L'opificio roveretano, rappresenta la più antica realtà industriale trentina: sorto alla metà dell'Ottocento, come centro di produzione di sigari e tabacco da fiuto, è rimasto in attività fino al 2004. Ora diventa...archivio di storia e casa dell'innovazione

immagine



Lo sviluppo economico e socio-culturale di Rovereto e della Vallagarina non si spiega  senza la secolare attività industriale della Manifattura Tabacchi e senza  le migliaia di donne e di uominii  che hanno trovato lavoro nel grande stabilimento. Con l'obiettivo dio tener vivo il ricordo dell'epopea della Fabbrica Tabacchi e di valorizzarne la sua storia, un Comitato popolare si propone  di sollecitare, promuovere e perseguire una serie di iniziative per tener vivo il ricordo riconoscente di questa straordinaria figura di donna lavoratrice.

immagine

 

Migliaia di persone, soprattutto donne, hanno lavorato per la Manifattura: essere una delle "zigherane" (sigaraie) significava un reddito sicuro e un miglioramento, pur sempre all'interno dei limiti della condizione lavorativa dell'epoca,
della condizione generale della famiglia.

immagine

Zigherane arrivate: quelle che contavano
i sigari e se ne stavano in contabilità

immagine

Zigherane al lavoro, sotto gli spazi della Manifattura (Foto C.Perer)

immagine

La Manifattura oggi: uno spazio da riempire

Zigherane donne di coraggio celebrate in un monumento

(novembre 2011) - Per ricordare le zigherane sarà posto sul sagrato della chiesa della Ss.Trinità a Sacco di Rovereto un monumento frutto di un concorso di idee ad invito.  La statua, alta 1 metro e 75 centimenti e dal peso di 3 quintali e mezzo, raffigura una zigherana seduta al suo tavolo da lavoro intenta al confezionamento delle foglie di tabacco dal cui intreccio venivano prodotti i sigari. 

Si ricorderà così la loro vita operosa che iniziava con il fischio della sirena. Al mattino suonava alle 7.35, alle 7.45 e alle 7.55. Al terzo fischio tutti dovevano essere al loro posto di lavoro. Era un suono temuto, tanto che dopo il secondo fischio si vedevano operai e operaie che si affrettavano correndo verso il grande portone di ingresso alla Manifattura.

Il cottimo era la quantità minima di sigari che ogni operaia - zigherana doveva produrre.  Il cottimo era di 25 sigari ogni 15 minuti. Ma per raggiungere il cottimo non era sufficiente aver  mosso rapidamente le mani arrotolando i 25 sigari sull'apposita tavoletta, bisognava anche aver compiuto il lavoro con precisione e quindi aver superato il rigido controllo di qualità che veniva svolto dalla "maestra". Spesso alcuni sigari risultavano difettosi e quindi venivano scartati.

La quindicina era la retribuzione che veniva liquidata alle operaie ogni due settimane; la retribuzione delle zigherane, nettamente inferiore a quella degli uomini, veniva decurtata se non si era raggiunto il famoso cottimo. Era quindi una retribuzione modesta,  ma soldi sicuri, tanto che le famiglie che potevano contare sulla paga di una zigherana erano considerate fortunate e comunque al riparo dalla miseria, allora  piuttosto diffusa.

All'uscita dalla Fabbrica, al termine del lavoro, tutti i dipendenti dovevano sottoporsi ad un controllo, svolto da apposito personale che doveva accertarsi che il l'operaia/o non portasse  con sé sigarette o altri prodotti, nascosti nelle borsette, in tasca o sotto i vestiti.

Quando al passaggio nella zona di controllo si accendeva una lampadina rossa, il dipendente veniva sottoposto alla controvisita, che comportava un controllo molto più accurato. Se qualcuno veniva sorpreso a trafugare sigarette, le sanzioni erano davvero molto gravi, normalmente si trattava del licenziamento in tronco; questo avveniva assai raramente poiché  il senso del dovere e la lealtà nei confronti dello Stato - datore di lavoro erano molto diffusi e comunque il timore e la vergogna del licenziamento erano forti deterrenti.

Questo clima di grande rigore e severità, a partire dagli anni 60 con la modernizzazione e con l'evoluzione delle condizioni di lavoro, è andato gradatamente attenuandosi.  La meccanizzazione e l'automazione delle lavorazioni hanno poi determinato una drastica riduzione numerica delle lavoratrici e dei lavoratori e al tempo stesso hanno comportato la scomparsa  della caratteristica figura della zigheran.

Coraggiose e intraprendenti appaiono nella vicenda della costruzione del "Pont delle zigherane". Le zigherane, come è noto, venivano da tutti i paesi della Vallagarina; le operaie che venivano a piedi,  da Lizzana, Lizzanella e Navicello, dovevano attraversare il Leno  raggiungendo il ponte di S. Maria per poi ridiscendere fino a Sacco, con ciò allungando notevolmente il percorso. 

Nel 1874 nacque l'dea di costruire una passerella sul Leno nei pressi di Sacco evitando quindi di dover compiere il più lungo percorso da S. Maria. In breve tempo l'dea fu tradotta in progetto e quinidi la passerella fu realizzata ed inaugurata nel 1877. Il finanziamento dell'opera fu assiicurto dai Comuni di Rovereto, di Lizzana e di Marco che anticiparono i soldi. Le zigherane si autotassarono: avrebbero pagato per 20 anni restituendo il prestito, con gli interessi, ai Comuni.

Un secondo avvenimento che dimostra l'intraprendenza e la determinazione delle zigherane, fu la conquista del primo Asilo nido aziendale inaugurato il 27 aprile 1924 dal Principe Umberto di Savoia che quel giorno era giunto a Rovereto per la posa della prima pietra del supporto della Campana dei Caduti sul bastione Malipiero.

Donne solidali e generose: lo dimostrarono con  l'aiuto reciproco che le zigherane si scambiavano per assicurarsi il cottimo. Quando una di loro non riusciva a raggiungere il cottimo, scattava l'aiuto delle compagne che regalavano i sigari mancanti per raggiungere la prodiuzione monima richiesta. Anche la storia della Banca "Giuditta" è un ben esempio dell'intraprendenza e della solidarietà delle zigherne. La banca "Giuditta" era una banca di mutuo soccorso che funzionava molto semplicemente: 25 socie provenienti dallo stesso paese si mettevano assieme e versavano tutti i mesi 2 fiorini (oggi circa 50 € ); quando una di loro aveva bisogno di un prestito si rivolgeva direttamente al teosriere della banca. Il denaro veniva prestato senza interessi. Giuditta era il nome di una donna di Valbusa, sparita con i soldi di una Banca di Mutuo Soccorso.

Donne di fede anche.  L'iniziativa più nota fu la realizzazione del Monumento alla Madonna Ausiliatrice. Quando il 24 maggio 1945, a seguito di un'incursione aerea una bomba cadde sulla Manifattura provocando danni materiali, ma fortunatamente nessuna vittima, le zigherane promisero se fossero state preservate da altri bombardamenti avrebbero fatto costruire un monumento alla Madonna Ausiliatrice.

Finita la guerra senza ulteriori danni alla Manifattura, le zigherane si autotassarono offrendo una o più giornate di lavoro per finanziare la costruzione dell'opera.  Il 24 maggio 1946 il monumento venne inagurato con l'intervento dell'Arcivescovo di Trento mons. Carlo de Ferrari. Questo fatto viene ricordato tutti gli anni, il 24 maggio,  con la celebrazione in S. Marco della S.Messa alla quale assistono numerse ex operaie ed operai della Manifattura Tabacchi. Meno nota è invece la storia dei due altari laterali della Chiesa Parocchiale di Sacco: il Crofisso ligneo che si trova nell'altare di destra, opera dello scultore meranese Frasncesco Pendl, fu donato alla Chiesa dalle zigherane  nel 1864, così come la bella statua della Madonna Assunta, che si trova nell'altare di sinistra.

La ex Manifattura Tabacchi (in Piazza Manifattura a Rovereto) ha presentato di ricente il lavoro pluriennale di riordino e inventariazione della sua documentazione storica compiuto dalla Biblioteca Civica.

Migliaia di persone, soprattutto donne, hanno lavorato per la Manifattura: essere una delle "zigherane" (sigaraie) significava un reddito sicuro e un miglioramento, pur sempre all'interno dei limiti della condizione lavorativa dell'epoca, della condizione generale della famiglia.

Il sostegno alle lavoratrici-madri, la cura della prole permessa dai servizi per l'infanzia previsti dalla fabbrica, le strutture di auto-tutela createsi all'interno, per decenni hanno assicurato un trattamento di "favore" ai dipendenti, rispetto alle situazioni generalmente esistenti altrove.

L'economia indotta nel territorio (coltivazione del tabacco, "masere", ecc.) ha inoltre facilitato lo sviluppo economico e sociale dell'intero Trentino. Il riordino e l'inventariazione dell'archivio della Manifattura rende ora disponibile ai ricercatori un patrimonio (più di 700 metri lineari di documentazione) di informazioni, fino ad oggi inaccessibile, di insostituibile valore storico, non solo locale. L'inventario è stato redatto in AST (Archivi Storici del Trentino), la banca dati degli archivi trentini.

L'intero progetto è stato possibile grazie alla collaborazione tra Comune di Rovereto - Biblioteca civica "G. Tartarotti", Soprintendenza archivistica per il Trentino Alto Adige/Suedtirol, Archivio di Stato di Trento, Soprintendenza ai Beni librari archivistici e archeologici della Provincia Autonoma di Trento e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Testimonianze
> Le Zigherane ricordano

Visita gli archivi di Attualità

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata