Una giornata da Zigherana
di Gianfranco Zandonati
Le zigherane pioniere dell'emancipazione - Essendo originario di Sacco, posso vantare vari componenti della mia famiglia che hanno trovato lavoro nella Fabbrica Tabacchi: operaio mio nonno paterno, zigherana mia nonna, zigherana mia zia, impiegata di Direzione mia madre, operai e zigherane altri parenti.
Posso quindi affermare di aver respirato quella particolare atmosfera e quel fervore lavorativo determinato dalla presenza a Sacco di quel grande opificio.
Nei miei ricordi di quel tempo ormai lontano, sono rimaste alcune parole chiave, che caratterizzavano la parlata delle operaie ed operai della Fabbrica Tabacchi. Le parole più frequenti che io ricordo, anche per la carica di significati che ad esse venivano attribuiti, erano: il fischio - il cottimo - la quindicina - il controllo e la controvisita.
Il fischio era la sirena, che segnava l'inizio e la fine della giornata lavorativa. Al mattino la sirena suonava alle 7.35, alle 7.45 e alle 7.55. Al terzo fischio tutti dovevano essere al loro posto di lavoro. Era un suono temuto, tanto che dopo il secondo fischio si vedevano operai e operaie che si affrettavano correndo verso il grande portone di ingresso alla Manifattura.
Il cottimo era la quantità minima di sigari che ogni operaia - zigherana doveva produrre. Mia zia, presente in sala con i suoi 90 anni, portati con grande disinvoltura, di cui 42 come operaia in Fabbrica, ricorda che ai suoi tempi (anni 30 - 40) il cottimo era di 25 sigari ogni 15 minuti. Ma per raggiungere il cottimo non era sufficiente aver mosso rapidamente le mani arrotolando i 25 sigari sull'apposita tavoletta, bisognava anche aver compiuto il lavoro con precisione e quindi aver superato il rigido controllo di qualità che veniva svolto dalla "maestra". Spesso alcuni sigari risultavano difettosi e quindi venivano scartati.
La quindicina era la retribuzione che veniva liquidata alle operaie ogni due settimane; la retribuzione delle zigherane, nettamente inferiore a quella degli uomini, veniva decurtata se non si era raggiunto il famoso cottimo. Era quindi una retribuzione modesta, ma soldi sicuri, tanto che le famiglie che potevano contare sulla paga di una zigherana erano considerate fortunate e comunque al riparo dalla miseria, allora piuttosto diffusa.
Il controllo e la controvisita. All'uscita dalla Fabbrica, al termine del lavoro, tutti i dipendenti dovevano sottoporsi ad un controllo, svolto da apposito personale che doveva accertarsi che il l'operaia/o non portasse con sé sigarette o altri prodotti, nascosti nelle borsette, in tasca o sotto i vestiti. Quando al passaggio nella zona di controllo si accendeva una lampadina rossa, il dipendente veniva sottoposto alla controvisita, che comportava un controllo molto più accurato. Se qualcuno veniva sorpreso a trafugare sigarette, le sanzioni erano davvero molto gravi, normalmente si trattava del licenziamento in tronco; questo avveniva assai raramente poiché il senso del dovere e la lealtà nei confronti dello Stato - datore di lavoro erano molto diffusi e comunque il timore e la vergogna del licenziamento erano forti deterrenti.
Questo clima di grande rigore e severità, a partire dagli anni 60 con la modernizzazione e con l'evoluzione delle condizioni di lavoro, è andato gradatamente attenuandosi. La meccanizzazione e l'automazione delle lavorazioni hanno poi determinato una drastica riduzione numerica delle lavoratrici e dei lavoratori e al tempo stesso hanno comportato la scomparsa della caratteristica figura della zigherana.
In tempi più recenti è venuto meno anche il Monopolio di Stato e quindi l'azienda è stata privatizzata con il passaggio della proprietà alla Multinazionale BAT, fino alla chiusura della grande Fabbrica, ossia fino alla morte del Gigante avvenuta in marzo del 2009, dopo 154 anni di vita!
In questa storia secolare della Fabbrica Tabacchi emerge la figura straordinaria della "zigherana" che ha svolto un ruolo centrale e portante nell'attività produttiva, ha dato sicurezza e benessere economico a migliaia di famiglie della Vallagarina, ha rappresentato l'emancipazione socio-culturale della donna e l'affermazione del valore, non solo economico, del lavoro femminile.
Leggendo la storia della Manifattura Tabacchi, brillantemente raccontata da Annalisa Gerola nel suo libro "I 150 anni del Gigante", ma anche consultando altri scritti meno conosciuti, si rimane fortemente impressionati dalla forza morale, dal coraggio, dalla solidarietà e dalla fede di queste lavoratrici.
E queste non sono affermazioni retoriche buone solo per l'occasione della festa della donna, ma sono affermazioni che trovano riscontro in comportamenti, in fatti concreti e in alcuni episodi che voglio brevemente raccontare.
Donne coraggiose e intraprendenti appaiono nella vicenda della costruzione del "Pont delle zigherane". Le zigherane, come è noto, venivano da tutti i paesi della Vallagarina; le operaie che venivano a piedi, da Lizzana, Lizzanella e Navicello, dovevano attraversare il Leno raggiungendo il ponte di S. Maria per poi ridiscendere fino a Sacco, con ciò allungando notevolmente il percorso. Nel 1874 nacque l'dea di costruire una passerella sul Leno nei pressi di Sacco evitando quindi di dover compiere il più lungo percorso da S. Maria. In breve tempo l'dea fu tradotta in progetto e quinidi la passerella fu realizzata ed inaugurata nel 1877. Il finanziamento dell'opera fu assiicurto dai Comuni di Rovereto, di Lizzana e di Marco che anticiparono i soldi. Le zigherane si autotassrono: avrebbero pagato per 20 anni restituendo il prestito, con gli interessi, ai Comuni.
Un secondo avvenimento che dimostra l'intraprendenza e la determinazione delle zigherane, fu la conquista del primo Asilo nido aziendale inaugurato il 27 aprile 1924 dal Principe Umberto di Savoia che quel giorno era giunto a Rovereto per la posa della prima pietra del supporto della Campana dei Caduti sul bastione Malipiero.
Donne solidali e generose - Lo dimostrarono con l'aiuto reciproco che le zigherane si scambiavano per assicurarsi il cottimo. Quando una di loro non riusciva a raggiungere il cottimo, scattava l'aiuto delle compagne che regalavano i sigari mancanti per raggiungere la prodiuzione monima richiesta. Anche la storia della Banca "Giuditta" è un ben esempio dell'intraprendenza e della solidarietà delle zigherne. La banca "Giuditta" era una banca di mutuo soccorso che funzionava molto semplicemente: 25 socie provenienti dallo stesso paese si mettevano assieme e versavano tutti i mesi 2 fiorini (oggi circa 50 € ); quando una di loro aveva bisogno di un prestito si rivolgeva direttamente al teosriere della banca. Il denaro veniva prestato senza interessi. Giuditta era il nome di una donna di Valbusa, sparita con i soldi di una Banca di Mutuo Soccorso.
Donne di fede - Lo dimostrarono con alcune iniziative passate alla storia. L'iniziativa più nota fu la realizzazione del Monumento alla Madonna Ausiliatrice. Quando il 24 maggio 1945, a seguito di un'incursione aerea una bomba cadde sulla Manifattura provocando danni materiali, ma fortunatamente nessuna vittima, le zigherane promisero se fossero state preservate da altri bombardamenti avrebbero fatto costruire un monumento alla Madonna Ausiliatrice. Finita la guerra senza ulteriori danni alla Manifattura, le zigherane si autotassrono offrendo una o più giornate di lavoro per finanziare la costruzione dell'opera. Il 24 maggio 1946 il monumento venne inagurato con l'intervento dell'Arcivescovo di Trento mons. Carlo de Ferrari. Questo fatto viene ricordato tutti gli anni, il 24 maggio, con la celebrazione in S. Marco della S.Messa alla quale assistono numerse ex operaie ed operai della Manifattura Tabacchi.
Meno nota è invece la storia dei due altari laterali della Chiesa Parocchiale di Sacco: il Crofisso ligneo che si trova nell'altare di destra, opera dello scultore meranese Frasncesco Pendl, fu donato alla Chiesa dalle zigherane nel 1864, così come la bella statua della Madonna Assunta, che si trova nell'altare di sinistra, come testimonia Adelina Scneller mella sua "Storia della Parocchia di Sacco" pubblicata nel 1905.
Nel momento in cui si sta pensando e progettando l'utilizzo del grande comparto dell'ex Manifattura Tabacchi, che dovrebbe essere destinato a Centri di ricerca universitaria e ad una serie di iniziative riguardanti la produzione di energie rinnovabili, sarebbe un errore incomprensibile qualora nel progettare il futuro si dimenticasse la storia così significativa ed importante della Fabbrica Tabacchi e delle migliaia di donne e di uomini che vi hanno lavorato danto un contributo determinante allo sviluppo economico e socio-cultruale della Vallagarina.
Infatti lo sviluppo economico e socio-culturale di Rovereto e della Vallagarina non si spiega senza la secolare attività industriale della Manifattura Tabacchi e senza le migliaia di donne e di uominii che hanno trovato lavoro nel grande stabilimento. Con l'obiettivo dio tener vivo il ricordo dell'epopea della Fabbrica Tabacchi e di valorizzarne la sua storia, si è costituito un Comitato spontaneo che si propone di sollecitare, promuovere e perseguire una serie di iniziative e fra queste, ma non la sola, è èprevista costruzione di un Monumento alla zigherana.
La realizzazione di un'opera d'arte, una statua in bronzo a grandezza naturale, da collocare vicino alla Fbbrica, che raffiguri la zigherna nell'atto di recarsi al lavoro, pensiamo che costituisca non solo un'iniziativa di grande significato storico-culturale, ma anche e soprattutto un'opera educativa, un lasciare alle giovani generazioni la rappresentazione visiva di una figura esemplare di donna e di lavoratrice alla quale noi tutti ci sentiamo debitori di qualche cosa. Occore tener vivo il ricordo riconoscente di questa straordinaria figura di donna lavoratrice.
8 marzo 2010
Gianfranco Zandonati