Alfonso Caramazza: cervello e fruizione artistica
di Guglielmo Vasto
(Rovereto, 14 aprile 2008) - L'individuo non vede e non comprende l'oggetto se non è il cervello a rappresentarlo. E' cioè reale solo ‘ciò che già esiste' tra i nostri files mentali. Chissà quindi dove si collocano le esperienze extra-sensoriali, comprese le visioni, e persino la genialità poi trasformata in arte. Di questo si è parlato al Mart con una delle massime autorità in campo internazionale in materia di neuropsicologia cognitiva e neurolinguistica, il professor Alfonso Caramazza professore ad Harvard e Rovereto (è direttore del Centro Interdipartimentale Mente Cervello dell'università di Trento).
La domanda che stava al fondo era questa: cosa fa il cervello quando fruisce arte e deve selezionare messaggi tra immagini e parole? Il professore lo ha spiegato ricorrendo al computer, che aiuta a capire cosa succede: la scienza ha provato che il cervello cataloga selettivamente, in precise directory e ogni tanto sposta persino i files. Insomma ci sono categorie semantiche che lavorano da sole. Le sintesi che il cervello opera di fronte ad un'immagine come a una parola, rivelano aspetti sorprendenti della macchina più preziosa che il nostro corpo ospita.
Lo studio sulle patologie cerebrali ha consentito di arrivare a dire che ci sono aree ‘protette' (per usare ancora la metafora informatica potremmo dire delle ‘ripartizioni') e che i concetti possono essere scomposti dal cervello in forme diverse. "E' una macchina che non immagazzina tutto casualmente, ma lo fa ricorrendo a precise strutture" ha spiegato il professore che ha fornito l'esempio di certi oggetti e di come possano occupare posizioni emotive.
"Prendiamo un animale: la sua immagine attiva aree emotive che una sedia non accende. Tutto questo ha molto a che fare con la fruizione dell'arte" ha detto Caramazza. E che succede se la parola non coincide con l'immagine? E' il problema di significato e significanti. Le parole bastano a sé stesse? Creano interferenze con le immagini o sono da queste ostacolate? Di fronte ad un quadro di Magritte che raffigura una pipa ma poi sotto ci mette una scritta che nega l'oggetto ("ca ce n'est pas une pipe") cosa è costretto a fare il nostro cervello? Ebbene è questo il terreno sul quale Caramazza ha fornito le evidenze scientifiche: in casi come questi il cervello è esposto ad un conflitto tra visione e lettura.
Ma si è anche osservato che se il cervello si concentra sull'immagine la parola interferisce in un secondo tempo. Mentre se ci si attiva subito sulla lettura, vi è più difficoltà a collocare l'immagine e tutto questo perché il cervello vede, interpreta e decodifica ciò che conosce. "Per esempio non è possibile suonare una nota pensando ad un'altra". Anche nella vita di tutti i giorni il cervello va per conto proprio, siamo noi che lo guidiamo. Ad esempio i cartelli stradali: sono a destra, anche quelli che dicono di andare a sinistra così appena li leggiamo tendiamo a spostarci verso sinistra. "Forse sono cose che andrebbero tenute in debito conto se si volesse facilitare l'interpretazione degli stessi segnali stradali ai fini della sicurezza". Indicazione che ci pare alquanto interessante.
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