Infuriato ... replica (marzo 2010)

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Alessandro Pavone, Supersatura (Bruxelles 2010)




NOTA per I LETTORI: alla data del 10.10.2010 il testo annunciato dal critico, non è peraltro pervenuto
(ultimo aggiornamento pagina 11.10.2010)

Gianluca D'Incą Levis - Il caso del "critico criticato"

Gentile Direttrice,

diciamoci la verità: online non c'è affatto Pavone, ma un suo attacco a me, ed al mio stile personale d'analisi e scrittura. personale, personalità: qualcuno se ne spaventa. giudico questo attacco sorprendente, oltrechè sciatto. dopo avermi dichiarato (con parole d'altri, per dar forza ad un'evidente debolezza) privo d'idee e di chiarezza, oltrechè supponente (salvo poi citarmi direttamente, assieme ad un dorfles fuori luogo), vengono le sue perle sull'artista. tolti quei due passaggi, infatti, non rimane altro che il suo contributo critico. estremamente acuto e ficcante, come dimostrano alcuni momenti di fine introspezione, ad esempio la definizione di pavone artista bravissimo e anche molto sensibile. non sempre, io credo, la semplicità è una virtù.talvolta è un indicatore deprimente di povertà. accettabile da una maestrina elementare, non dal direttore di un giornale che voglia occuparsi d'estetica. aggiungo che quanto scrivo è sempre il frutto di uno scambio intellettuale intenso e diretto con l'artista.
a fronte di quel suo bravissimo, capisco che qualunque modello di scrittura analitica debba parerle terribilmente cervellotico. Purtroppo, io non mi sono formato sul calvino di marcovaldo, preferendo joyce ai comunicati stampa. ironia a parte, trovo il suo atteggiamento stucchevole ed incapace di relazionarsi a modelli differenti. direi un Chiuso Sentire, da Giornale Sentenza. altro che libertà di non omologazione.
Al di là del fatto personale, giudico comunque il suo attacco stimolante. a me non interessa bisticciare. preferisco piuttosto riflettere ed elaborare criticamente. ecco perchè ho deciso di scrivere un testo generale, nel quale spiego cosa io ritengo possa essere la critica (un modello di critica, non la critica), e che valore, e necessità, abbia, in una critica partecipata (del con-sentire, potrei dire con pasqualotto), uno stile letterario personale, qualora esso tenda alla comprensione ed alla disvelazione e non ad un edonismo autocelebrativo. le farò avere questo mio scritto, augurandomi che lei, dopo avermi stroncato, voglia garantirmi uno spazio di replica, pubblicandolo di questo, e non d'altro, la ringrazio.

Gianluca D'incà Levis
marzo 2010

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Gentile dr. D'Incà Levis

Lei mi dà della sciatta maestrina senza nemmeno conoscere il mio percorso di giornalista. Premesso che io delle maestre elementari ho grande rispetto, prendo atto che aver osato criticare un critico, muove critiche feroci. Ebbene: confermo una per una le parole scritte circa la presentazione cervellotica, criptica e incomprensibile. L'ho scritto perchè lo penso e non sono l'unica benchè forse io sia l'unica... ad avere il coraggio di scriverlo. Certamente lei mi avrebbe ringraziato se avessi fatto un copia-incolla del suo incomprensibile esercizio letterario, consentendole autocompiacimento (non penso a Marcovaldo ma a Dorian Gray). Il fatto è che questo giornale non lavora così ed evita di impaginare testi autoreferenziali come buona parte dei comunicati stampa (purtroppo) sono. Recensiamo moltissime mostre di arte contemporanea e devo anche dirle che privilegiamo il rapporto diretto con gli artisti. Potrei a questo proposito riflerirle come la pensa della critica Kendell Geers, intervistato di recente per la pagina della cultura del Corriere e incontrato qui a Rovereto. Sorvolo, dr. D'Incà Levis: Geers probabilmente non ha ancora avuto la chance di incontrarLa e visto che lei si trova a Bruxelles, chissà che non capiti, potrà ravvedersi anche lui che parla chiaro quanto me... anche quando parla inglese. Vede, capisco che non sia piacevole - soprattutto ad inizio carriera - essere criticato come critico. Tuttavia gongolo di soddisfazione nel sapere che fra le righe del suo astioso e sarcastico replicare, lei comunica una certa qual stimolazione ad un dibattito. Evviva!
Ha trovato pane per i suoi denti: le comunico però che nella mia sciatta povertà intellettuale, io parlo italiano e perciò continuerò volentieri la conversazione in questa lingua. Per una certa critica alla ricerca di visibilità, ho reazioni a pelle, è vero. Tuttavia l'esperienza mi consente di controllare queste fastidiose allergie nei limiti della norma (a volte con un comodissimo tasto "Canc"). Questa volta non l'ho fatto per amicizia verso l'artista al quale tuttavia le chiedo di domandare in che termini - ...da Cassandra, direi a questo punto - avevo dato il mio benestare ad una presentazione della mostra su sua sollecitazione.
Naturalmente ho messo in conto che il fatto di non averla capita possa dipendere da un mio deficit personale, potendo esserci concretamente l'ipotesi che la mia testa non sia all'altezza della sua: si dà il caso che macino ogni giorno decine di testi di critica, anche ben scritta, sulla quale volentieri mi immergo per recensioni. E si dà il caso che io sia compiacente a favorire il linguaggio della critica che ha le idee chiare come dice Gillo Dorfles (e mi scusi se lo cito scomodando un paragone che al suo livello è certamente ..."pallido"). Lo faccio solo per rispetto del mio lettore al quale non voglio infliggere pene.
Quanto all'essermi poveramente limitata - come una maestrina dice lei - a due note brevissime sull'Uomo Pavone, scegliendo aggettivi evidentemente non all'altezza (sempre...a suo dire) dato l'aulico linguaggio a cui lei è avezzo, mi preme farle presente che non avendo visto la mostra, e non essendo quindi nelle condizioni di recensirla "a ragion veduta"  - soprattutto a fronte delle sue incomprensibili note - mi sono limitata ad un veloce, per quanto poco argomentato, riferimento all'artista, che conosco e apprezzo. L'ho recensito giornalisticamente prima di lei e sempre per dovere di cronaca (non certo su... incarico dell'artista).
Vede, io non recensisco mai a scatola chiusa: per questo mi sono limitata a citare la sensibilità e l'istintività dell'artista. Perchè ne ho fatto esperienza e solo di ciò, in un contesto come questo, potevo riferire.
All'amico Pavone che mi aveva contattata avevo del resto dato la disponibilità ad annunciare il suo evento a Bruxelles, compiacendomi anche per il risultato. Detto questo pubblicherò volentieri come le ho già comunicato anche il suo "testo critico". Se lei intanto volesse usarci la clemenza di spiegarci cosa intendeva dire nelle note che abbiamo virgolettato (soprattutto quanto attiene alle gemmazioni metafisico - alchemiche e ai processi che ne derivano o le precedono e che mi incuriosiscono molto), le saremo grati a vita.
E ci scusi ancora di quest'ennesima testimonianza di povertà mentale. Solo un'ultima nota: il giornale non si occupa solo di Estetica, ma 'anche' di  Estetica, curatori e curati compresi.
Molto cordialmente

Corona Perer
direttore SENTIRE
(p.s. gradirà che la maestrina elementare non si è però permessa di correggere le sue maiuscole-minuscole: dove Lei ha posto sia le une che le altre, evidentemente lì dovevano andare. Non sia mai...)


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