8 marzo 2009 - Tornare a sperare: "I fili delle donne" e l'Afghanistan femminile - Laboriosità artigianale e un artista: Agostina Zwilling

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Rimascere cucendo in Afghanistan: donne di Laghmani

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Agostina Zwilling, artista-stilista

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I prodotti delle Donne di Laghmani

 

Afghanistan: "i fili delle donne"

di  Giulia Pedrotti

(Verona-Afghanistan) - Quadri ricamati pensati e costruiti insieme ad una artista: Agostina Zwilling. Ma nati da mani opero, quelle delle donne di Laghmani, villaggio situato a circa 70 km a nord di Kabul, sulla pianura Shomali a un quarto d'ora dal capoluogo Charikar nella provincia Parwan.

Quando la mostra di arte tessile delle donne afghane nel suo viaggio itinerante ha toccato anche il Cortile Mercato Vecchio, di Verona, è stato possibile conoscere il lavoro di donne del villaggio Laghmani. Gli abitanti sono piccoli agricoltori che coltivano cereali, patate, uva sultanina e more di gelso, da vendere dopo averle essiccate. Hanno pochi animali dai quali prendono il latte per fare burro e yogurt. La regione è irrigata grazie ai numerosi canali alimentati dal fiume Panshir. Siamo in Afghanistan.

L'iniziativa "Fili che uniscono le donne" si basa su un concetto interculturale. I quadretti nascono in Afghanistan. Sono lavori completati che rispecchiano le tradizioni locali ma sono anche la base di partenza e di stimolo per creazioni tessili in Europa. Ogni quadretto ha bisogno di una persona europea che lo scelga e che lo utilizzi per realizzare un oggetto finito che combini, non solo due tecniche, ma permetta anche di unire culture diverse. In questo modo nascono in Europa borse, copricuscini e coprilibri realizzati con un unico quadretto e corsie, arazzi , copriletti che ne utilizzano molti.

"Fili che uniscono le donne ha creato una risorsa lavoro concreta recuperando abilità femminili accantonate e permettendo la rivalutazione del ruolo della donna nella cultura sociale del luogo" ci spiega Agostina Zwilling artista nota che spazia tra tessuti e installazioni dalla marcata passionalità che è tipica di ogni vera donna.

"Le ricamatrici hanno fra i 12 e i 50 anni.  Solo le donne più anziane hanno imparato a ricamare durante la loro infanzia e la maggior parte di loro non ha preso l'ago in mano da più di 20 anni a causa della situazione politica-socio-economica del paese. Le ragazze più giovani imparano dalle donne anziane la tecnica tradizionale del ricamo che procura un piccolo reddito sicuro che garantisce loro la sopravvivenza" racconta Agostina.

"Fili che uniscono le donne" è un'inziativa della DAI Deutsch-Afganische-Initiaive, un' associazione senza scopo di lucro con sede a Friburgo in Brisgovia (Germania).  La DAI mette a disposizione delle donne afghane tutto il materiale: telai, aghi, filato di cotone/seta e la tela sulla quale ricamare con l'unica condizione che i quadretti debbano essere tutti della dimensione di 8 x 8 cm. La DAI ritira periodicamente tutti i quadretti prodotti, si assume l'onere e l'onore della vendita in Europa e paga direttamente tutte le ricamatrici coinvolte nel progetto.

Le ricamatrici afghane sono libere di creare motivi tradizionali come quelli fini e graficamente precisi del ricamo Kandahar oppure quelli floreali brillanti e colorati delle coperte Susani. Alcune sono bravissime nell'improvvisare motivi personali e i quadretti spesso diventano creazioni artistiche. E in questi giorni c'è stata anche un'asta su E-Bay per finanziare il Progetto Donna Villaggio Laghmani (Afghanistan).
Info su: http://www.deutsch-afghanische-initiative.de/ 

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