A Rivara la nuova mostra dell'artista trentina

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L'installazione al Castello di Rivara

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I fiori di... montagna

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Sotto Annamaria Gelmi fotografata da Corona Perer


 

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Annamaria Gelmi (in)architettura

(Rivara, 11 giugno 2010) - Cinque sculture di grandi dimensioni, ventuno disegni, quattro sequenze fotografiche, un video e un' installazione. "Inarchitettura" è la personale di Annamaria Gelmi che sarà inaugurata  al Castello di Rivara - Centro d'Arte Contemporanea domani 12 giugno 2010. La curatela della mostra è di Franz Paludetto - direttore artistico del centro - mentre il catalogo è a cura di Giorgio Verzotti. 

La scelta del Castello di Rivara ha imposto all'artista di confrontarsi per la terza volta - dopo Castel Pergine e Castel di San Pietro in Cerro - con la difficile ambientazione in un imponente edificio storico, già di per sé molto caratterizzato.

L'artista presenta l'evento come una ri-creazione di se stessa. L'architettura è la disciplina che più di ogni altra ha ispirato Annamaria Gelmi nel suo percorso. Il suo lavoro pur, rigidamente geometrico, astratto-concettuale è allo stesso tempo fragile nella  poetica, allusivo, capace di svelare un "oltre" denso di significato e sfumature, profondamente femminile. 

Annamaria Gelmi, ha allestito nel parco sculture di  grande dimensione come High Mountains, alti steli su cui svettano i profili delle amate montagne trentine e "Oltre la porta" in cui la solidità e la dimensione della struttura in ferro contrastano con la leggerezza di pure linee geometriche alternate a spazi aperti. 

All'interno del Castello si aprono invece tre sale, di cui le due più piccole dedicate al tema della montagna. Si tratta di uno dei leit motiv della poetica di Annamaria Gelmi, che essendo nata a Trento, ha nello sguardo i profili delle Alpi.

Le opere allestite in questi spazi consistono in una serie di installazioni modulari in rilievo appese a muro, tra le cui sfasature si ricompone la sagoma delle montagne. La peculiarità di questi lavori è l'inversione paradossale dei pieni e dei vuoti: il cielo ha consistenza materica, solidità, mentre la montagna è linea geometrica leggera, quasi priva di peso.

Questo gioco di contrasti prosegue anche nella sala principale che accoglie due grandi opere site-specific. Una parete è interamente occupata da Architettura, installazione scultorea appositamente realizzata per questa mostra e composta da una serie di forme geometriche in rilievo che si inseguono in un gioco di rimandi speculari. Al centro della stanza è posizionata invece Serra, una grande gabbia metallica, alla cui base è posto uno specchio, mentre le restanti pareti sono occupate da disegni e fotografie esposte in anteprima assoluta.

In particolare la serie di disegni, rigorosamente in bianco e nero, rappresenta una sorta di alfabeto, di linguaggio creativo costituito da figure geometriche progressivamente più complesse fino alla sagoma del fiore - elemento di espressione proprio di Annamaria Gelmi.

Gli scatti fotografici invece sono stati realizzati dall'artista durante un work-shop in Bangladesh e immortalano parti corporee slegate dall'identità dell'uomo o della donna ritratti e ricomposte arbitrariamente dall'artista in serie sequenziale. 

Il Castello di Rivara - Centro d'Arte Contemporanea, sede storica del Cenacolo di pittori della Scuola di Rivara, situato a 30 chilometri da Torino nelle valli del Canavese, è un complesso composto da tre edifici indipendenti: il Castello Medievale, la Villa Neobarocca e le Scuderie, immersi in un parco di oltre 45.000 mq. Ha a disposizione numerosi atéliers e camere dove abitualmente sono ospitati artisti italiani e stranieri ed uno spazio espositivo multifunzionale di 2.530 mq. La direzione artistica è affidata dal 1985 a Franz Paludetto.

Anna Maria Gelmi studia a Trento all'Istituto d'Arte, a Milano all'Accademia di Brera con Cantatore e all'Accademia di Venezia con Saetti. Espone dal 1970, usando  materiali plastici e metacrilato e installazioni che giocano sulle trasparenze; dal 1978, dopo un soggiorno dai maestri vetrai di Murano, realizza opere anche con il vetro.

Dai primi anni '80 si allontana dal lavoro minimalista, essenzialmente bianco e nero per usare il colore, soffermandosi su memorie della storia, frammenti di architetture. Negli anni '90 le architetture diventano solo un segno, un richiamo simbolico. Nel 1994 riprende ad esprimersi attraverso sculture - installazioni, usando: ferro, acciaio, pietra, bronzo.Partecipa alla XLVI Biennale di Venezia con il libro "SKYLINE".

Dal 2000 le sue grandi opere in tela e le installazioni in ferro sono presentate dal Kaiserliche Hofburg di Innsbruck al MART di Trento-Rovereto, dalla Galleria Lattuada di Milano alla Rocca Paolina di Perugia, dal Museion di Bolzano all'Istituto Italiano di Cultura di Vienna.

Tiene poi una personale al Castello di Pergine (TN). Nel 2007 è presente alla LII Biennale di Venezia nella mostra "Camera 312", poi alla Biennale di Scultura di Gubbio. Nel 2010 partecipa alla Biennale Internazionale di Racconigi (TO).  Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private.  (C.Perer)

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