Intervista a Luigi Sandri sul battesimo mediatico del celebre giornalista egiziano che nel frtatempo si è sposato con rito cristiano quindi ha ricevuto altri due sacramenti: Comunione e Cresima

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Luigi Sandri, giornalista, è noneso. Nato a Tuenno nel 1939 ha lavorato
alla sezione estera dell'Ansa e poi nelle sedi dell'agenzia di Mosca
e di Tel Aviv. E' accreditato alla Sala stampa della Santa Sede
per l'Ecumenical News International, l'agenzia del Consiglio ecumenico
delle Chiese di Ginevra.

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Non se ne è parlato
ma oltre al Battesimo
Magdi Allam ha anche
ricevuto il sacramento
della Comunione

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Battesimi eccellenti
quelli in Piazza San Pietro

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Luigi Sandri è autore
di molti saggi. Di recente
ha dato alle stampe
"Cronache dal Futuro"
un romanzo di fanta-teologia

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Magdi Allam ha così commentato la sua scelta: "So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d'iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei paesi cristiani. Per paura. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell'affermare la verità di Gesù anche con i musulmani"

Magdi Allam e il battesimo che scotta

(Roma, 3 aprile 2008) - Magdi Allam sceglie la religione cattolica e viene battezzato dal Papa. "Ma non poteva rivolgersi al sacerdote della sua parrocchia?". Alzi la mano chi non ha visto attraversare la propria mentre da un pensiero apparentemente banale come questo. Lo ha pensato anche Luigi Sandri che in una  intervista poche ore dopo il rito, al nostro giornale, esprimeva non poche perplessità. Nel frattempo l'illustre giornalista egiziano, numero due del Corriere della Sera, si è anche sposato. Il che vuol dire che ha ricevuto altri due sacramenti: anche comunione e cresima perchè senza essere cresimati non ci si può sposare. Questa volta il matrimonio ha avuto meno clamore: la cerimonia in San Giovanni Laterano si è svolta senza il fash dei fotografi che immortalavano la funzioni battesimale innanzi al Pontefice. 
Proprio l'attenzione dei media di tutto il mondo pochi giorni dopo l'aveva portato a disdire una sua conferenza in Spagna per motivi di sicurezza. L'alta esposizione mediatica viene commentata dal giornalista Luigi Sandri in questa intervista.

Sandri, perché considera problematico questo Battesimo?
Per le circostanze in cui è avvenuto. Naturalmente, ogni persona ha il pieno diritto alla libertà religiosa, e quindi anche quella di convertirsi ad un'altra religione. Questo deve essere chiaro. Ma è evidente che se una persona ben nota per le sue posizioni culturali, religiose e politiche viene battezzata dal papa, in diretta televisiva, nella basilica di San Pietro, e nella notte di Pasqua, il gesto - obiettivamente - acquista un rilievo eccezionale, quasi una sfida all'Islam. Perchè mai Magdi Cristiano Allam non si è fatto battezzare (o non è stato sollecitato a battezzarsi) nella parrocchia in cui vive? Perciò a me sembra che la decisione vaticana di battezzare il neo convertito in San Pietro sia stata improvvida.

Da parte di chi?
Da parte di chi ha deciso le circostanze esterne, del tutto particolari, di quel battesimo. Del resto, proprio p. Lombardi, annunciando nella notte di Pasqua l'imminente cerimonia, precisava che i battezzandi provenivano dall'Italia, dal Camerun, dalla Cina, dagli Stati Uniti, dal Perù; "tra essi - aggiungeva - vi è anche il Dr. Magdi Allam, noto giornalista di origine egiziana, vicedirettore ‘ad personam' del Corriere della Sera". Le fonti ufficiali vaticane, dunque, dando solo il nome di Allam, tra i battezzandi, e non quello delle altre persone (probabilmente sconosciute al grande pubblico) hanno messo in evidenza lui, e solo lui. Un'insistenza non casuale.

Però c'è stata una sorta di precisazione dalla Santa Sede.
Lombardi, la sera del 22 marzo parla, non la Santa Sede! Ha detto che "...ogni persona che chiede di ricevere il Battesimo dopo una profonda ricerca personale, una scelta pienamente libera e un'adeguata preparazione, ha il diritto di riceverlo" e che il Santo Padre amministra il Battesimo nel corso della liturgia pasquale ai catecumeni che gli sono stati presentati, senza fare ‘differenza di persone', cioè considerandoli tutti ugualmente importanti davanti all'amore di Dio e benvenuti nella comunità della Chiesa. Ora, se è assai probabile che Benedetto XVI non conoscesse nel dettaglio gli altri battezzandi, ma sapeva benissimo chi era Allam, e quali fossero le sue idee battagliere contro l'Islam.

Quindi...?
Quindi la conclusione è ovvia: il Vaticano ha espressamente voluto che nel gruppo dei battezzandi fosse presente quel noto musulmano che si convertiva al Cristianesimo; lui era il fulcro della scena.

Ma non è giusto mettere in evidenza il principio del diritto di chiunque di convertirsi da una religione ad un'altra?
L'Islam - in generale - non ammette che un musulmano possa abbandonarlo, convertendosi ad un'altra religione. In alcuni paesi islamici chi osasse farlo, rischierebbe la pena di morte. Per questo, anch'io insisto, ed ho sempre insistito, sull'importanza di ribadire in ogni sede e in ogni momento, il diritto costitutivo di ogni persona, in ogni paese, di avere, e praticare, la libertà religiosa. Ma la domanda è: un battesimo ostentato nella basilica vaticana facilita o ostacola questo cambio di mentalità da parte del mondo musulmano, cioè l'accettazione del diritto di cambiare religione?

E lei come la vede?
Io dico che viviamo nella civiltà dell'immagine, e la trasmissione in mondovisione di un papa che battezza un musulmano impegnato in un aspro contrasto ideologico proprio con l'Islam, in molti paesi a maggioranza musulmana può essere mostrata per radicalizzare quella mentalità che noi vorremmo cambiare. Esiste, insomma, anche la virtù della prudenza, che dovrebbe guidare nelle scelte concrete, che debbono tener conto del contesto sociale e culturale, e delle conseguenze delle proprie azioni.

Lei vede possibili rischi concreti?
Con un Medio Oriente ove incombe la tragedia che sappiamo, un Iraq in cui sono morte più di trecento persone in scontri e attentati intra-musulmani - in una miscela esplosiva di pretesti religiosi e di corposi interessi petroliferi - l'interrogativo è d'obbligo: è saggio che il papato decida di compiere azioni, di per sé legittimissime, ma che rischiano di apparire provocazioni che appiccano altri devastanti incendi?

Ma non è in atto un grande dialogo tra la Chiesa cattolica e l'Islam?
Nell'ottobre scorso 138 saggi - teologi o esperti, e personalità dell'area musulmana - hanno sottoscritto un elaborato documento per aprire un dialogo con l'intero mondo cristiano, e con tutti i suoi leaders, a cominciare dal papa. Poi è stato deciso d'intesa col Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, guidato dal card. Jean-Louis Tauran, il Forum Cattolico-Musulmano di novembre. Aref Ali Nayed, direttore del Centro musulmano di studi strategici di Amman (Giordania), presente all'incontro di marzo, e portavoce dei 138, ha definito "deliberata e provocatoria" la decisione del Vaticano "di battezzare Allam in un'occasione tanto speciale e in un modo così spettacolare".

Perché è stata tirata in ballo Ratisbona, e perché quel discorso resta ancora così problematico?
Perché il 12 settembre 2006 papa Ratzinger citò in quel discorso l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo. Il quale, nel 1391, in un dialogo con un saggio persiano, affermò: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". Parole che suscitarono molte proteste, da parte musulmana; lo stesso pontefice dovette replicare; citando Manuele II - disse - egli non intendeva assolutamente fare suo l'aspro giudizio del sovrano. Una precisazione che non fugava tutti i dubbi: iinfatti, se il papa non era d'accordo con quell'imperatore, perché lo citò?

Ma quale è il nesso tra le parole di Ratisbona e quelle di Allam?
Il neo-convertito, spiegando le ragioni della sua scelta, ha scritto sul Corriere della Sera il giorno di Pasqua: "Ho dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un Islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale".

Lei è trentino, che ne pensa delle polemiche suscitate da p. Butterini a da don Cristelli che hanno proposto ai fedeli cattolici di Trento di raccogliere offerte per la costruenda locale moschea?
Mi ha molto meravigliato l'ostilità, o per lo meno il fastidio, che l'iniziativa ha suscitato in alcuni settori dell'opinione pubblica e del mondo politico della Provincia autonoma, da una parte e, dall'altra, nei vertici della Chiesa tridentina. Trovo inaccettabili le ragioni di chi accampa motivazioni politiche, sociali, culturali, giuridiche, per opporsi alla costruzione del progettato Centro islamico.

Ma cosa dice espressamente la legge italiana?
In Italia la Costituzione garantisce libertà di culto e libertà di coscienza a tutti, e dunque i musulmani - numerosi in Trentino - hanno tutto il diritto di costruire la loro moschea. Negarglielo con il pretesto che, in alcuni paesi musulmani, è proibito costruire chiese cristiane, è un ragionamento che, dal punto di vista giuridico, è "insensato".

Però è un fatto che in Arabia Saudita non è possibile costruire chiese...
Naturalmente, non lo ignoro. Questa è una flagrante violazione della libertà religiosa, contro la quale è giusto protestare. Personalmente, ho scritto più volte per denunciare questa insopportabile violenza. Ma tale questione, ripeto, va distinta dall'altra (cioè permettere che, in Italia, siano costruite moschee), perché la costituzione non prevede nessuna "reciprocità". O vogliamo che, se altri paesi violano la libertà religiosa, per ripicca anche l'Italia la violi? Tuttavia il governo ha il diritto-dovere di richiedere che, agli italiani che lavorano in paesi musulmani, sia garantita la libertà religiosa.

Impressionato per le reazioni?
Conoscendo l'animus che percorre alcuni partiti politici italiani (c'è chi però ha difeso il diritto dei musulmani!) non mi ha sorpreso questa levata di scudi: è il riflesso condizionato di persone che hanno paura del "diverso". Ho letto che si teme che nella prospettata moschea l'imam (colui che guida la preghiera) possa incitare i musulmani all'odio verso i cattolici o verso le istituzioni pubbliche, o addirittura spingere al terrorismo. Se questo è il timore, ritengo che proprio lasciando i musulmani senza moschea si favoriscono indirettamente gruppi estremisti.

Cosa l'ha colpita delle recenti polemiche trentine per la moschea?
Più che le reazioni stizzite di alcuni gruppi politici, e personalità loro "omogenee", mi ha meravigliato moltissimo che le istanze ufficiali della Chiesa cattolica tridentina, o dell'Ordine dei frati Cappuccini, abbiano preso le distanze dall'iniziativa di p. Butterini e di don Cristelli. Non era, il loro, un gesto saggio? Non era un atteggiamento mite che semina grano buono per il futuro? Come si può dire "ogni gruppo religioso pensi a se stesso per costruire i suoi luoghi di culto", in un paese in cui molti dei contribuenti che versano il loro ottopermille alla Conferenza episcopale italiana non sono cattolici? Si è dimenticato che, negli anni Settanta, Paolo VI favorì la costruzione, a Roma, del grande Centro islamico con annessa la grandiosa moschea?

Cosa direbbe a padre Butterini e don Cristelli?
Darei loro la mia solidarietà. Secondo me, hanno fatto un gesto sapiente che prepara il futuro. Noto, poi, che la colletta (poco più che simbolica, dal punto di vista economico) è  un gesto squisitamente evangelico, che non è obbligatorio seguire, ma impressiona e sconcerta vederlo contestato, in linea di principio, da uomini di Chiesa.

Verserebbe quindi un'offerta per questo progetto?
Nel mio piccolo, farò pervenire ai responsabili musulmani della costruendo moschea cento euro, come contributo, simbolico, per la loro opera.

E cosa succede nel mondo in merito ai luoghi di culto?
Poche settimane fa, nel Qatar, il cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, ha inaugurato la prima chiesa cattolica nell'emirato. Non tutti sanno che il terreno per costruire l'edificio è stato donato dallo stesso emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, il che gli ha attirato le proteste di quei gruppi musulmani che considerano il loro un paese "musulmano" dove dovrebbe essere impedito ogni pubblico luogo di culto non islamico. E' vero che, per non irritare i cittadini qatariti, tutti musulmani, la chiesa non ha segni esterni che la caratterizzino come tale (campanile, croci...), ma intanto c'è.

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