Andrea Viliani: "Investire oggi per avere domani"
di Corona Perer
Fondazione Galleria Civica di Trento: la storia, il futuro, i progetti, le anteprime. A pochi giorni dall'inaugurazione della mostra dedicata a Melvin Moti, un focus sulle strategie del direttore della storica Galleria. Primo dato: ama molto il cinema. Secondo: il primo pensiero di ogni progetto è come comunicarlo.
"Vado al cinema due volte la settimana. Mi piace sognare, anzi penso di fare questo lavoro proprio perchè sogno" afferma Andrea Viliani, 37 anni, piemontese trapiantato a Trento dove in poco più di un anno ha dovuto scandagliare umori, percezioni, sensazioni, humus culturale.
Laurea a Torino e master a Salisburgo, già curatore al Mambo di Bologna e al Castello di Rivoli, da direttore della Fondazione Galleria Civica di Trento, ha fatto subito i conti con la concretezza tipica della vita di provincia e le sue criticità, cercando di non perdere mai di vista il dovere di ogni azione artistica che è essenzialmente guidata dal sogno. E i primi eventi della rinata Galleria presieduta da Danilo Eccher, che lo ha voluto come direttore, lo hanno dimostrato.
Il rilancio pur partendo da un rigoroso ancoraggio alla storia e alle radici del luogo - con il recupero del cammino della Galleria nei suoi primi 20 anni - si è proiettato verso la rielaborazione sperimentale. "Un dovere: stare fermi oggi può essere comodo, ma creerà problemi domani. Il futuro si prepara con la responsabilità di osare. Chi investe oggi avrà qualcosa domani".
Viliani, voi però siete ripartiti dalla storia...
Era un gesto di responsabilità. La mostra inaugurale è nata sul capitale di ricerca accumulato in 20 anni di continua relazione tra la Galleria e l'arte italiana. Qui hanno esposto i big della Transavanguardia e dell'Arte Povera e gli emergenti negli anni 90. Non una operazione nostalgica. Tornare al Foyer del Santa Chiara, sua prima sede, era anche dire che gli spazi urbani si erano evoluti insieme alle città, come la nostra sede che fu sala biliardi, discoteca, pizzeria e persino salone di bellezza.
Chi ha avuto l'idea di chiamarla Archivio del Futuro?
L'artista Massimo Bartolini, al quale avevamo chiesto di ripensare gli spazi espositivi. La sua risposta è stata farne un archivio pulsante, condiviso con la città. Non solo muri ma arredi con una libreria-archivio, a scaffale aperto, dove c'è la nostra storia espositiva.
In poche battute quale sintesi di questo primo anno di lavoro?
Siamo riusciti a sottolineare l'importanza storica e il potenziale della Galleria Civica. Per la sua natura tra pubblico-privato è un unicum nel panorama nazionale. Poi di esserci concetrati sugli emergenti, ma gettando uno sgardo sul recente passato e l'omaggio a Renato Pancheri rappresenta l'inizio di una attività di studio sui temi cruciali della storia dell'arte in Trentino. Nelle forme dovute, perché c'è un Mart che lavora egregiamnete ed è deputato a questo.
Che nicchia vi siete ritagliati?
Vogliamo dare attenzione, fare documentazione e valorizzare la scena artistica locale emergente. Ci pensiamo come una piattaforma istituzionale dedicata all'ascolto dei creativi del territorio e i nuovi progetti lo dimostrano.
Ad esempio?
Penso a Trentoship e Trento.Link partiti a marzo. Nascono per la formazione post-curricolare (cioè post-accademia) delle nuove generazioni. Giovani artisti si confrontano con artisti-docenti di spessore internazionale, invitati a Trento per lavorare con loro in sessioni seminariali. Chi segue i nostri workshop viene seguito quando entrerà nelle residenze nazionali e internazionali. Spesso i giovani hanno talento ma non sanno come fare un book di presentazione, come porsi con un curatore durante uno studio-visit, come promuoversi insomma come si fa in Olanda ad esempio.
Quali esigenze hanno i giovani artisti oggi?
Parlando con loro abbiamo capito che prima di fare una mostra, vanno aiutati a capire come posizionarsi da professionisti nelle dinamiche del sistema dell'arte italiana. Questa è un'operazione di take-off, una piattaforma di decollo. Una impostazione che c'è anche nel progetto portato avanti con Michelangelo Pistoletto e la Città dell'Arte esposto nella mostra "Piramidi in movimento. Giovani artisti promuovono il Trentino" inaugurata al Festival dell'Economia dove arte, artigianato, design, produzione industriale hanno dialogato sul tema dell'identità di un territorio.
Anticipazioni per il secondo semestre 2010?
Tutta la programmazione è sul binario storia/futuro. Stiamo collaborando con prestigiosi musei internazionali come il Wiels di Bruxelles e la Serpetine Gallery di Londra. Melvin Moti rifletterà sull'obsolescenza dell'arte e sulla memoria. In autunno Gustav Metzger ci dirà come la storia sia il piedistallo del futuro. Lui è il padre dell'arte autodistruttiva e dell'arte-ecologia che per non appesantire una società satura, iniziò a distruggere le sue opere fin dagli anni ‘50.
Il rapporto con la città in questi mesi è mutato ?
I rapporti evolvono sempre, quando si è in relazione dialettica. Noi siamo "civici" e quindi è per noi prioritario relazionarci con la città. Credo molto nella didattica dell'arte e questo significa fare mediazione e anche dialogare con tutti i musei del territorio.
E' il suo rapporto con Trento quale è?
Ottimo, dopo un anno la conosco meglio nel complesso sistema culturale dove si esprime. E' bello vedere la città in Galleria dove è ancora possibile un incontro faccia a faccia con l'artista. I mercoledì di "Contemporaneamente" hanno instaurato un dialogo diretto. Ci siamo rivolti a tutti, non agli addetti ai lavori. E il pubblico interessato a capire è venuto.
E il rapporto con Eccher?
Lui è un presidente splendido. Non dimentichiamo che ha aperto la Galleria Civica nel 1989. E' tornato a Trento perchè la conosce e ci crede. E' uno dei più importanti curatori nazionali quindi il confronto con lui è serrato sia sul punto organizzativo che curatoriale, ma sempre facilitato dalla sua sensibilità e preparazione.
E con la pubblica amminitrazione riuscite a mantenervi legati e anche liberi?
La componente pubblica nella divisione tra i ruoli, rimarca questa autonomia. Una cosa è programmare la proposta scientifica, un'altra finanziare la cultura. E' un unicum che fa scuola in Italia.
Che idea ha lei di arte contemporanea?
Per me non è l'arte dei nuovi media o del futuro ad ogni costo. Amo quel contemporaneo che sa di antico e si prende i suoi tempi, l'arte necessità di tempo per essere capita ed amata. Era contemporaeo anche Michelangelo ai suoi tempi. Io dico sempre che è un "ufficio brevetti" della creatività ma guai a chi pensasse che questo debba rimanere dominio di pochi eletti. Da che mondo e mondo una scoperta va sempre comunicata, senza dare per scontato che tutti possano capire.
Quindi del tutto naturale che possa anche non essere capita?
Certo. Il problema è semmai accettare il fatto che l'arte contemporanea cambi la nostra prospettiva sul mondo. Bisogna ricordarsi che "attiva" e "tiene aperto" anche il nostro rapporto con il mondo e ci riconcilia con la necessaria fiducia che si deve avere per i giovani. Ho l'impressione che ci sia verso di loro poco amore, ma il contemporaneo ci invita ad amarli, quindi a non aver paura del futuro.
Quindi il problema è semmai comunicare il contemporaneo?
Sì, questo, essenzialmente. Arte e comunicazione non sempre vivono momenti facili perché si tratta di trasferire la complessità senza cadere nell'eccesso opposto di banalizzarlo, ma sono convinto che l'arte contemporanea non è un discorso di nicchia o un lusso. Dunque è doveroso comunicarla.
Sogni nel cassetto?
Non ho dubbi: la nuova sede. Ma vorrei che questo diventasse il sogno di tutta una città. La sede attuale riduce il potenziale della Galleria. Meritiamo qualcosa di più di una ex-pizzeria anche se abbiamo fatto di tutto per valorizzarla. Non nego che ci piacerebbe molto tornare da dove siamo partiti nelle vicinanze del Santa Chiara, ma è solo una delle ipotesi allo studio.
E il sogno artistico di Andrea Viliani?
Far partire il progetto Opera Civica espressamente dedicato agli artisti trentini emergenti. Nuove produzioni e una collana editoriale destinata a fare da traino a livello nazionale che internazionale. Penso a un progetto forte ed autorevole, che non si limita né ad una mostra né ad un catalogo. Ci stiamo lavorando.
>> questa intervista è stata pubblicata su SENTIRE 010 giugno-dicembre 2010
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